
A Masseria Montenapoleone ieri la presentazione del romanzo “Le dirimpettaie”, nel quarto appuntamento della rassegna del Mondadori Point
FASANO – C’è stata un’Italia semplice sullo sfondo dei grandi eventi, dal sessantotto al lento cammino verso l’emancipazione delle donne. Ed è stata un’Italia che può ancora dirci molto, specie se a raccontarlo sono tre donne comuni che, lontano dalle “rivoluzioni”, mettono in discussione un destino che qualcuno sembrava aver già scritto per loro.
È questo il focus de “Le dirimpettaie”, Rizzoli editore, il nuovo romanzo di Serena Bortone, protagonista del quarto appuntamento di “LibriAmo…tra gli ulivi”, la rassegna del Mondadori Point dell’imprenditrice fasanese Laura De Mola. Nella calda serata di ieri – 19 luglio -, nella cornice di Masseria Montenapoleone, l’autrice ha dialogato con Maria Liuzzi, volto noto di Telenorba.
Dopo i saluti della De Mola, ideatrice della rassegna che ha anticipato il riavvio della sesta edizione con nuovi appuntamenti da fine agosto, ad aprire il dialogo è stata Maria Liuzzi che ha definito il romanzo «la storia d’Italia guardata dal pianerottolo». Protagoniste tre giovani donne – Tina, Maria e Gabriella – vicine nello stesso condominio della periferia romana, nate dalla penna della Bortone su ispirazione di donne realmente esistite, compagne della mamma della scrittrice.
«È un libro dedicato a tutte le donne che ci hanno tenuto per mano – ha spiegato Bortone -. Non solo alle madri che ci hanno generato, ma anche a quelle che ci hanno indicato una strada, raccontato un pezzo di vita, mostrato un modo diverso di guardare il mondo».
Sono donne che appartengono a un mondo in continua evoluzione: quando l’Italia vive il boom economico, loro sono già mogli e madri. «Per quella generazione il matrimonio era quasi un destino inevitabile. Lavorare, specie se il marito era benestante, era considerato motivo di vergogna; studiare o costruirsi un’autonomia economica restava spesso un privilegio irraggiungibile» ha raccontato la conduttrice romana.
Eppure qualcosa, comincia a cambiare anche per loro. «Arriva un momento in cui queste donne iniziano a chiedersi: sono davvero felice? È questa la vita che desidero?». Da qui prende avvio il percorso delle tre protagoniste, diverso per ciascuna. Tina, ligia ai doveri coniugali, scoprirà la libertà attraverso la “riscoperta erotica” del proprio corpo. Maria, invece, troverà uno spazio tutto suo nelle improvvise fughe dalla quotidianità. Gabriella, infine, inizierà il cammino verso l’indipendenza economica.
Uno dei passaggi più significativi del dialogo ha riguardato il ruolo degli uomini nel romanzo. «Anche gli uomini sono stati vittime del patriarcato – ha affermato Bortone -. Per generazioni è stato chiesto loro di essere sempre forti, di non piangere, di non mostrare emozioni. Oggi anche loro stanno imparando che la fragilità non è debolezza, ma forza».
Il confronto ha poi rimarcato l’evoluzione della condizione femminile in Italia: dal superamento della patria potestà al delitto d’onore, fino al matrimonio riparatore e al lungo percorso legislativo che ha restituito dignità alle vittime di violenza. Un cammino che, secondo la scrittrice, è tutt’altro che concluso. «I diritti sono davvero diritti solo quando appartengono a tutti. Altrimenti restano privilegi.»
Nel finale dell’incontro, Maria Liuzzi ha definito il libro «un grande romanzo corale – ben ventotto i personaggi presenti – capace di raccontare un intero Paese».
Poi Serena Bortone, in chiusura: «Le dirimpettaie sono femministe inconsapevoli. Alla loro frivolezza di donne casalinghe ho voluto contrapporre una patina eroica: questa è un’epica della contemporaneità. Loro rompono le catene del dolore per diventare davvero libere e felici, se stesse. Perché se ognuno decide per sé, non esiste una regola per tutti. E le dirimpettaie alla fine il lieto fine se lo vanno a prendere.”
Fotoservizio di Francesco Schiavone.





















