
Al Canne Bianche Lifestyle Hotel l’avvocata si racconta a Enzo Magistà tra aneddoti professionali e battaglie civili, nell’ultimo appuntamento della rassegna del Mondadori Point
FASANO – Ci sono le sentenze e poi ci sono i sentimenti, e spesso seguono strade diverse e senza logica.
È proprio lungo questa linea di confine che Annamaria Bernardini de Pace ha accompagnato il pubblico di “LibriAmo…tra gli ulivi”, nell’incontro di ieri, sabato 5 settembre, al Canne Bianche Lifestyle Hotel a Torre Canne, dove l’avvocato ha presentato “Sentimenti e sentenze – Autobiografia di false verità”, dialogando con il giornalista Enzo Magistà.
A fare da filo conduttore è stato proprio il rapporto, spesso conflittuale, tra ciò che accade davvero nelle relazioni, i sentimenti appunto, e ciò che invece può essere dimostrato davanti a un giudice, le sentenze.
«I giudici non sono in grado di capire i sentimenti – ha spiegato Bernardini de Pace con una nota d’ironia -. La legge non prevede sentimenti. In un processo emerge una verità processuale che sei in grado di dimostrare, non la verità vera».
Da qui il racconto di una carriera cominciata grazie a due momenti decisivi della propria vita: la separazione dal primo marito e l’incontro professionale con Indro Montanelli, che le affidò sul Giornale il commento delle sentenze della Cassazione in materia di diritto di famiglia. Il successo di quei contributi la convinse a imboccare una strada che all’epoca era ancora “poco battuta” in Italia: quella dell’avvocato familiarista.
Nel corso della serata numerosi i riferimenti agli episodi, spesso sorprendenti, della sua lunga esperienza. Come quello di una donna costretta dal marito ad avere rapporti con altri uomini, vicenda emersa durante un’udienza attraverso una serie di fotografie che lo stesso coniuge aveva prodotto. Un caso nel quale, dietro una storia apparentemente in-credibile, l’avvocata riuscì a riconoscere una situazione di violenza psicologica durata anni.
E poi l’aneddoto che la lega indirettamente alla nascita di Tangentopoli. La separazione della moglie del socialista Mario Chiesa portò Bernardini de Pace a imbattersi in documenti che mostravano disponibilità economiche molto superiori a quelle dichiarate dal politico. «Scoprii che Chiesa gestiva i soldi dei partiti sfruttando nomi fittizi e mandai tutti i documenti alla Procura della Repubblica». Due giorni dopo arrivò nel suo studio Antonio Di Pietro, oggi suo caro amico, per esaminare quelle carte. Nel febbraio 1992 Mario Chiesa venne arrestato, dando avvio all’inchiesta di Mani Pulite.
Ma è soprattutto la donna, oltre all’avvocata, ad emergere dalle pagine dell’autobiografia, con tutta la sua energia vitale. Una vitalità che si fa evidente nelle posizioni nette sui grandi temi dell’attualità.
Sul femminicidio, l’avvocata rifiuta una lettura della violenza legata esclusivamente al genere: «La violenza non ha genere, un omicidio è una tragedia chiunque tocchi». E racconta di aver incontrato nel corso della propria attività anche molti uomini vittime di maltrattamenti, spesso incapaci di raccontarlo per vergogna.
Poi i figli, che nella separazione non devono diventare vittime del conflitto. «Pur dovendosi allontanare i coniugi fra loro, i genitori devono diventare ancor più genitori di prima», ha sottolineato, spiegando come non siano rare le situazioni in cui la separazione possa persino restituire ai figli un rapporto più equilibrato con entrambi i genitori.
Famiglie che cambiano, dunque, ma che non necessariamente finiscono. Ci sono quelle allargate, quelle nate dalla convivenza, quelle ricomposte attraverso i figli. E persino coppie che Bernardini de Pace è riuscita a far tornare insieme. Perché, secondo l’avvocata, alla base di un rapporto non c’è soltanto l’attrazione fisica, ma quella che definisce una sorta di «sesso mentale»: la complicità, la capacità di condividere una visione e di sentirsi ancora alleati a distanza di anni.
Anche il tema della parità di genere viene affrontato senza mezze misure. «La parità imposta per legge mi fa schifo», ha affermato. «L’avvocato è un ruolo, non voglio che vengano da me perché sono donna, voglio che vengano da me perché sono brava».
Una frase che racchiude il senso di un percorso personale costruito sull’autonomia e sulla ribellione. «Non ho più paura di niente – racconta serena – trasformo tutto in coraggio».
Otto studi legali, interminabili viaggi in auto – dove trova utili occasioni per scrivere i suoi libri – , riunioni in videocollegamento e una vita professionale che non sembra conoscere pensione. «Muoio in tribunale», scherza infine davanti al pubblico. E quando Magistà le chiede quale sia stata la gioia più grande della sua vita, la risposta arriva subito: «L’esistenza delle mie figlie».
Si è chiusa così la sesta edizione della rassegna letteraria promossa dal Mondadori Point di Fasano promossa dalla nostra testata e ideata dall’imprenditrice Laura De Mola, che salutando il pubblico ha annunciato il ritorno di “LibriAmo…tra le masserie”, con nuovi appuntamenti nei prossimi mesi.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.
























