
L’attrice e regista franco-algerina, protagonista di una toccante interpretazione, chiude di fatto la sesta edizione della rassegna promossa dal Comune di Fasano
FASANO – Emozionante e intensa, Lampedusa Beach è una favola cruda, un pugno allo stomaco.
Lo spettacolo teatrale, basato sull’omonimo testo di Lina Prosa, ha di fatto chiuso la sesta edizione del Festival Tempeste – Immagini, Suoni, Racconti dal Mediterraneo.
L’evento, promosso dal Comune di Fasano – presente Donato Marino che ha introdotto la serata – si è svolto ieri (12 dicembre) al Teatro Sociale.
A dare voce alla protagonista è stata Nadia Kibout, interprete oltre che regista, che ha incantato la platea con un’interpretazione da brividi.
Con lei sul palco, Daniele Onorati che ha curato il suggestivo accompagnamento musicale.
La storia è quella della clandestina afffricana Shauba, naufragata, assieme ad altre settecento persone – al largo di Lampedusa.
Shauba e il sogno – suo e di sua zia Mahama, a cui spesso la ragazza si rivolge – di una vita normale. A Roma.
La voglia di libertà all’inseguimento del famigerato caappitalismo.
Shauba che dopo il dolore di una violenza subita, dovrà soccombere a un dramma beffardo: morire a un passo dalla salvezza.
E mentre sprofonda nel mare, la sua voce – che diventa universale attraverso la moltitudine di lingue – trascina con sé lo spettatore.
Che a fine spettacolo resta ammutolito perché impotente, con una sensazione di colpevolezza appiccicata al cappotto.
L’indifferenza verso il dramma della migrazione, che si fa strada dentro.
Fotoservizio di Mario Rosato.






















