
Il Gruppo Adulti 1 di Officine Futura ha portato in scena il dramma di Federico García Lorca
FASANO – Il Teatro Sociale di Fasano si è trasformato ieri – 7 luglio – in uno spazio di riflessione, inganni e denuncia. A salire sul palco è stato il Gruppo Adulti 1 di Officine Futura, progetto di SenzaConfine Teatro, che ha affrontato una delle opere più complesse della drammaturgia del Novecento: La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca.
Dopo la brillante messa in scena de Le Beatrici nella scorsa stagione, il gruppo diretto da Teresa Cecere e David Marzi ha scelto di confrontarsi con un testo tutt’altro che semplice, ambientato nell’arida Spagna rurale degli anni ’30, ma di sorprendente attualità.
La casa di Bernarda Alba (Cinzia Cupertino) diventa una prigione di dolore – e dell’anima – quando viene a mancare l’amato marito. La matrona impone alle cinque figlie un lungo lutto, spezzando sul nascere voglie, desideri e amori. Solo alla figlia maggiore, Angustias (Antonella Girolamo), è concesso di amare un uomo, Pepe il romano, alimentando inevitabilmente gelosie e rancori destinati a esplodere. Tra le mura domestiche il silenzio pesa più delle parole dette. Così nascono gli attriti, e la caratterizzazione di ogni personaggio si fa evidente: si passa dalla disillusione di Maddalena (Pasquina Vinci) a un’Amelia (Silvia Martino) remissiva. Il tormento di Martirio (Alessandra Russo) – nomen omen – prende vita e fa dà contraltare ad Adele (Mariella De Mola), vero simbolo di ribellione, ma con un destino già scritto, un epilogo tragico e scontato.
Bernarda è inflessibile, i suoi “Silenzio!” riverberano nell’ambiente claustrofobico della casa, ma anche incapace di comprendere il desiderio di libertà delle proprie figlie. Ad agitarla anche i “consigli” di Ponzia (Teresa Cecere), figura di apparente equilibrio che commenta gli eventi con la consapevolezza dei limiti della propria padrona. Completano il cast l’altra cameriera (Katia Savoia), necessaria per il giusto ritmo della vicenda, così come Maria Josefa (Grazia Cucci), la mamma di Bernarda, tanto folle quanto lucida, forse l’unica in grado di percepire la realtà.
Un lavoro corale che ha accompagnato il pubblico fra controllo, repressione e desiderio di libertà. Temi che rendono La casa di Bernarda Alba un classico che, a novant’anni dalla sua stesura, continua a interrogare lo spettatore.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.



















