
La vicenda risale al 2021
FASANO – Era finito sotto processo – e, all’epoca del fatto, era anche stato raggiunto da un provvedimento di sospensione dal servizio emesso dal gip del Tribunale di Bari – con le accuse di furto e falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale. A conclusione del dibattimento il Tribunale di Bari (seconda sezione penale, presidente Marco Guida) ha assolto Nicola Monfreda, appuntato dei carabinieri oggi in pensione, da ogni accusa con la formula “perché il fatto non sussiste”. Monfreda era difeso dall’avvocato Umberto Sforza. Nello stesso procedimento era imputato un altro appuntato dei carabinieri. Anche lui all’epoca dei fatti era stato sospeso dal servizio ed oggi è stato assolto.
A far finire nei guai i due militari dell’Arma era stata un’annotazione di polizia giudiziaria, che avevano redatto dopo l’evasione di un 46enne di Pezze di Greco dalla comunità terapeutica, ubicata a Conversano, in cui era ristretto in regime di detenzione domiciliare. Per la Procura della Repubblica di Bari, nell’informativa redatta “l’11 luglio del 2021, immediatamente dopo l’evasione di L.S i due carabinieri attestavano falsamente circostanze non corrispondenti al vero”.
Non solo. All’appuntato Nicola Monfreda il magistrato inquirente contestava anche di “essersi impossessato, mediante l’introduzione nella stanza” che il 46enne di Pezze di Greco occupava “presso la comunità terapeutica ove era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, di vari oggetti personali” del pregiudicato. Parliamo, tra le altre cose, di un orologio, diverse paia di scarpe, una tuta, alcune t-shirt, un giubbotto.
Per queste ipotesi di reato il gip del Tribunale di Bari, accogliendo la richiesta del pm, aveva disposto il giudizio immediato a carico di Nicola Monfreda e del suo collega.
I due graduati dell’Arma, d’intesa con i loro difensori, hanno scelto la strada del dibattimento. Convinti della loro innocenza e dell’infondatezza delle contestazioni che gli venivano mosse, i due carabinieri non hanno voluto ricorrere a scorciatoie (riti alternativi). Per dimostrare la loro innocenza hanno affrontato il processo. L’esito del dibattimento gli ha dato ragione: il Tribunale, in composizione collegiale, li ha assolti da ogni accusa.



