
La rubrica del dott. Pierluigi Demola, specialista in cardiologia e interventistica cardiovascolare
FASANO – Sono il dott. Pierluigi Demola, Medico Cardiologo, e ogni giorno mi occupo di pazienti con patologie cardiache acute e croniche.
In questa rubrica ho l’obiettivo di parlare del mio lavoro, parlo di cuore in modo chiaro e concreto, portando nella vostra vita quotidiana concetti che spesso restano confinati negli ambulatori, nei congressi, o solo nella testa dei Cardiologi.
La prevenzione cardiovascolare si sa, è uno dei pilastri della Medicina, ancora di più nei Paesi industrializzati. Infartomiocardico acuto, ipertensione arteriosa, come abbiamo visto nei precedenti numeri, e ictus continuano a rappresentare tra le principali cause di comorbidità e mortalità in Italia, ma oggi sappiamo che una parte significativa di questi eventi può essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio “modificabili”.
Tra questi, il colesterolo occupa un ruolo centrale. È una parola che tutti conoscono, ma che spesso genera confusione: molti pazienti sanno di “avere il colesterolo alto”, ma non sempre è chiaro, soprattutto quanto è alto, e cosa significhi davvero, pur mangiando adeguatamente, pur essendo perennemente “in dieta”, e quali siano i numeri da considerare importanti.
Partiamo subito col dire che il colesterolo è una sostanza lipidica fondamentale per il nostro organismo in evoluzione, in crescita e in attività. Fa parte delle membrane delle cellule e partecipa alla produzione di alcuni ormoni e della vitamina D. Non è quindi una sostanza “cattiva” di per sé. Il problema nasce quando la sua concentrazione nel sangue eccede, non ne serve tantissimo e spesso il valore plasmatico supera i limiti e, soprattutto, nuoce gravemente alla nostra salute quando le particelle che lo trasportano si infiltrano nelle pareti delle arterie.
Nel sangue il colesterolo, infatti, non circola liberamente, ma viene “scortato”, cioè è trasportato da particelle chiamate lipoproteine. Tra queste, le più importanti dal punto di vista cardiovascolare sono le LDL (Low Density Lipoprotein), spesso definite “colesterolo cattivo”. Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha dimostrato in modo molto chiaro che queste particelle svolgono un ruolo chiave nello sviluppo dell’aterosclerosi, il processo che porta alla formazione delle placche nelle arterie, e da lì anche per esempio l’infarto miocardico acuto.
Le LDL possono infiltrarsi nella parete dei vasi sanguigni e accumularsi nel tempo, si ossidano. Questo deposito progressivo attiva una risposta infiammatoria, esacerbata anche dal fumo ad esempio, che porta alla formazione della placca aterosclerotica, una struttura composta da lipidi, cellule infiammatorie schiumosee tessuto fibroso. Con il passare degli anni la placca può restringere il lume delle arterie oppure, in alcuni casi, rompersi o fissurarsi improvvisamente. Quando questo accade nelle arterie coronarie si può verificare l’infarto miocardico.
Per questo motivo, nelle più recenti linee guida europee sulla prevenzione cardiovascolare, l’attenzione si concentra soprattutto sui livelli di LDL. Oggi sappiamo che ridurre queste particelle riduce anche il rischio di eventi cardiovascolari. In cardiologia preventiva si utilizza spesso una frase semplice ma efficace: più basso è il livello di LDL, minore è il rischio. Ma non solo è importante diminuirle, ma anche farlo in fretta, non occorre aspettare.
Non esiste un valore ideale uguale per tutti, ogni individuo ha le sue peculiarità. Anche dal sarto si prendono le misure per confezionare un abito, il cardiologo fa la stessa cosa. La Cardiologia moderna è “sartoriale”. Il livello ideale dipende dal rischio cardiovascolare individuale, dalle nostre “misure”. In una persona giovane e senza particolari fattori di rischio, valori inferiori a circa 100 milligrammi per decilitro sono generalmente considerati adeguati. Nei pazienti che hanno già avuto un infarto o che presentano un rischio molto elevato, le linee guida suggeriscono obiettivi molto più bassi, anche inferiori a 40 milligrammi per decilitro.
Un altro equivoco frequente riguarda il cosiddetto “colesterolo totale”. Molte persone guardano solo questo numero nelle analisi del sangue, ma in realtà da solo dice poco. Per valutare correttamente il rischio cardiovascolare è molto più utile conoscere le singole frazioni, in particolare le LDL e le HDL(High Density Lipoprotein).
Le HDL sono spesso chiamate “colesterolo buono” perché partecipano al trasporto del colesterolo dalle arterie verso il fegato, contribuendo a eliminarlo dall’organismo. In passato si pensava che livelli molto elevati di HDL fossero automaticamente protettivi. Studi più recenti hanno mostrato che la situazione è più complessa e che il fattore determinante rimane soprattutto il livello delle LDL.
Un’altra domanda molto comune riguarda il rapporto tra dieta e colesterolo. È intuitivo pensare che mangiare alimenti ricchi di colesterolo aumenti direttamente i livelli nel sangue, ma in realtà il meccanismo è più articolato. L’organismo produce autonomamente gran parte del colesterolo circolante e l’impatto del colesterolo alimentare è relativamente limitato rispetto ad altri fattori, come il consumo eccessivo di grassi saturi o la qualità complessiva della dieta.
La dieta mediterranea rimane il modello alimentare più consigliato per la salute cardiovascolare. Un’alimentazione ricca di verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva contribuisce a mantenere livelli più favorevoli di lipidi nel sangue. Anche le fibre alimentari, presenti ad esempio nell’avena, nei legumi e nella frutta, possono aiutare a ridurre l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale.
Non sempre però il colesterolo alto dipende dallo stile di vita. In alcuni casi esiste una predisposizione genetica, come accade nell’ipercolesterolemia familiare, una condizione relativamente frequente che può esporre a livelli molto elevati di LDL fin dalla giovane età. Riconoscere queste situazioni è importante perché il trattamento precoce può ridurre in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari.
Quando dieta e stile di vita non sono sufficienti, la medicina dispone oggi di terapie molto efficaci per ridurre il colesterolo. Le statine rappresentano ancora il trattamento più utilizzato e hanno dimostrato in numerosi studi di ridurre il rischio di infarto e ictus. Negli ultimi anni sono stati introdotti anche nuovi farmaci, capaci di abbassare ulteriormente le LDL nei pazienti a rischio elevato.
Il messaggio più importante, però, è forse un altro: il rischio cardiovascolare dipende anche dal tempo di esposizione al colesterolo. Più a lungo le arterie sono esposte a livelli elevati di LDL, maggiore è la probabilità che si sviluppi l’aterosclerosi. Per questo motivo la prevenzione non dovrebbe iniziare solo quando compaiono i primi problemi, ma molto prima.
Controllare periodicamente i valori del colesterolo, mantenere uno stile di vita attivo e seguire una dieta equilibrata rappresentano strumenti semplici ma fondamentali per proteggere la salute del cuore nel lungo periodo. Le conoscenze scientifiche oggi disponibili ci permettono di intervenire in modo sempre più efficace, trasformando la prevenzione cardiovascolare in uno degli strumenti più potenti della medicina moderna.
Riferimenti scientifici principali
• Mach F. et al. ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias. European Heart Journal, 2019.
• Ference B.A. et al. Low-density lipoproteins cause atherosclerotic cardiovascular disease. European Heart Journal, 2017.
• Baigent C. et al. Efficacy and safety of LDL-loweringtherapy. Lancet, 2010.




