
La lettera di Don Donato Lioi
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Don Donato Lioi.
“Il prete guanelliano (del titolo, ndr) sono io: don Donato Lioi,
Per me entrare in una RSA, non la nomino, non è stato semplicemente varcare la porta di una struttura. Non mi ha accompagnato nessun Caronte e tanto meno mi è stato detto: ‘lasciate ogni speranza voi che entrate’.
Ha significato entrare dentro storie di vita, dentro volti che hanno conosciuto il lavoro, la famiglia, le fragilità, i dolori, le attese, talvolta, anche la solitudine. Sentivo sopra di me avvicinarsi la fragilità dell’uomo con un corpo rallentato, una memoria fragile, con poche parole e solo quelle necessarie, con gesti semplici ma dal valore immenso.
È qui che la mia esperienza, malato tra i malati, è diventata intensa.
Essere qui, anche in un luogo sanitario, anche in una RSA, è stato essere come a casa mia e con me tutti gli altri. E in una casa ogni persona deve sentirsi riconosciuta, chiamata per nome, ascoltata, amata con la presa in cura della sua totalità. Siamo una grande famiglia. Con me un esercito di soldati che hanno combattuto la buona battaglia a favore degli altri ed oggi combattono battaglie invisibili. Affrontano la solitudine, il tempo pigro a passare. Anche io aspetto che passi la prima notte. Tanti pensieri, tanti ricordi, un diario lungo 80 anni, con le persone sembrano rivivere, parlarti…
Una notte lunga da passare. Poi al mattino, come in un alveare o un formicaio che si svegliano inizia la vita: porte e finestre che si aprono, sole che ti dà buon umore, passi nei corridoi, voci che si incrociano ed operatori che iniziano la giornata. Un continuo rincorrersi di ‘buongiorno’ da una stanza all’altra e nei corridoi. A questo coro mattutino si aggiunge anche la voce della Caposala, e siamo appena pronti per la colazione!
Carrozzelle spinte da mano amorose, girelli che diventano delle Ferrari guidate da mano ruvide e corrose dalla fatica. Si sente la vita, anzi chi può aiuta l’altro. Un gesto semplice, una parola, una mano tesa diventano importanti per chi ne ha bisogno. C’è chi accompagna, chi ascolta, chi offre un sorriso e chi, nonostante le proprie difficoltà, trova la forza di prendersi cura dell’altro. Perché in una RSA nessuno si sente solo: insieme anche nei momenti più difficili, si può continuare a combattere e a vivere con dignità.
Questa mattina anche il cuoco sorride al nuovo giorno e pensa al menù del giorno. Lo sa che ha davanti dei clienti di una certa età e tutto il cibo deve essere adeguato: evitare preparazioni asciutte, ma salse, brodi, creme e condimenti aiutano a rendere la pietanza più morbida e gradevole.
Nel frattempo gli animatori e i volontari stanno preparando la sala azzurra dove intanto stanno prendendo posto gli anziani.
Per noi malati, fragili, bisognosi dei piedi e delle mani dell’altro, dei sussidi sanitari, dei farmaci ma a volte anche della presenza e della memoria di un parente che ci aiuta a ricostruire la propria storia, l’identità e le radici. Il Carisma guanelliano aiuta in questo e parla di offrire ‘Pane e Signore’: ‘Pane’ come cura concreta, attenzione, sicurezza, dignità; ‘Signore’ come accompagnamento spirituale, speranza, apertura a Dio.
Sento addosso non l’odore, ma il profumo degli anziani puliti e curati, una struttura dove gli ospiti vengono lavati, cambiati e accuditi con regolarità.
Ho fatto tanto silenzio. Sono entrato in me stesso per ascoltare con dignità la voce di questi corpi che parlano della loro storia, della loro dignità.
Ho ricevuto lezione di umanità: è entrata nel mio cuore attraverso una stretta di mano, un sorriso, una parola. Abbiamo pregato insieme: la Santa Messa, il Rosario, partecipato ai momenti formativi, ai giochi di gruppo organizzati dagli animatori, ai momenti di festa con il taglio della torta e ai momenti più tristi per la morte di un ospite della nostra grande famiglia. Caro Papa Leone la sua Enciclica ‘Magnifica Humanitas’ qui è di casa: si serve la vita e si custodisce la persona.
Oggi sono tornato nella mia Comunità religiosa ma una parte del mio cuore è rimasto là.
Porto dentro di me ricordi, volti, emozioni, e momenti che non posso dimenticare. Oggi sento tanta nostalgia, perché certe esperienze non finiscono quando ce ne andiamo: continuano a vivere nel cuore.
In questa RSA, protetta da San Luigi Guanella, mi avete accolto con affetto ed attenzione, facendomi sentire da subito una persona di famiglia, come se fossi davvero vostro nonno.
Grazie ai religiosi, ai laici ed a tutti gli ospiti per la calorosa accoglienza, la disponibilità e l’affetto dimostrati.
Grazie!
Don Donato Lioi.”



