
La lettera di Don Donato Lioi in vista della Festa del Sacro Cuore di Gesù: “Ieri come oggi accanto ai giovani”
FASANO – L’Opera don Guanella, nata in Lombardia, approda in una cittadina pugliese per gettare le sue radici al Sud con uno sviluppo provvidenziale.
È così che, il 29 giugno 1937, ha inizio l’avventura che vede due protagonisti a Fasano: Don Sante Perna e il guanelliano don Leonardo Mazzucchi. A tal proposito, riceviamo e pubblichiamo quanto scrive Don Donato Lioi.
“Don Sante nel suo diario diceva sempre: ‘devono venire i figli di Don Guanella, così sarò contento e tranquillo; avrò salvato la Casa degli orfani…’ (diario). Al che don Leonardo Mazzucchi, secondo successore di don Guanella, gli rispondeva: ‘C’è la chiamata? Allora avanti! Costi quello che costi’.
Dodici mesi durerà questa simbiosi che si rivelerà proficua.
Il 10 gennaio 1934 fu ultimata la costruzione della Chiesa: sull’altare, al centro dell’abside, don Sante fece collocare una maestosa immagine del Sacro Cuore e sotto il suo manto protettore un bambino, orfano, che volge lo sguardo e le manine giunte verso l’alto. Don Sante stesso suggerì all’autore del dipinto, Antonio Nicola di Torino, che lo completò nel 1933, temi come la devozione al Sacro Cuore, la pietà del popolo pugliese per i defunti e l’amore tenerissimo per i fanciulli orfani e bisognosi.
Don Sante muore il 15 ottobre 1949, una splendida giornata di autunno.
Le sue spoglie, dal 1952, riposano nella Chiesa da lui edificata; a tal proposito aveva detto: ‘Dormire qui il mio sonno di pace’.

Un solo Cuore, due testimoni: Don Sante Perna e San Luigi Guanella
È corretto affermare che Don Sante e San Luigi Guanella furono accomunati da una profonda devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Don Guanella volle che la Chiesa della sua Congregazione a Como fosse dedicata proprio al Sacro Cuore. La devozione non era quindi solo una pratica spirituale, ma faceva parte dell’identità originaria della famiglia guanelliana. Lo stesso Don Guanella considerava il Sacro Cuore di Gesù patrono e padre dei suoi religiosi.
Lo stesso Don Sante Perna dedicò la “Casa Orfani” di Fasano al Sacro Cuore di Gesù, ponendo la sua opera educativa e caritativa sotto la protezione del Cuore di Cristo. La devozione al Sacro cuore fu il fondamento spirituale della sua missione a favore degli orfani e dei più bisognosi.
Con Don Sante, la ‘Casa Orfani’ del Sacro Cuore custodiva un forte legame con la famiglia ed il territorio, ma era anche caratterizzata dallo spirito pioneristico del fondatore. È proprio lui a dimostrare un forte legame con la famiglia ed il territorio, una risposta immediata ai bisogni educativi e sociali con una grande attenzione umana e pastorale e, infine, una centralità della figura del sacerdote fondatore come guida diretta della Comunità Educativa.
La presenza e la guida dei guanelliani hanno permesso all’Istituto di inserirsi in una realtà più ampia, adottando un metodo educativo che rispecchia il Carisma guanelliano. Questo ha portato a una maggiore organizzazione delle attività formative, educative e caritative, promuovendo al contempo la collaborazione tra religiosi e laici nel lavoro comunitario. Inoltre, l’Istituto si è concentrato sull’attenzione ai nuovi bisogni dei giovani e delle famiglie nel contesto contemporaneo.
Da don Sante ai Guanelliani cambia il tempo, ma resta la missione educativa al servizio dei ragazzi.

Integrazione tra religiosi e laici
Lungo questi anni, ricchi di formazione e di scuola al Carima guanelliano, si sono ‘costruiti ponti di comunione’ tra religiosi e laici. Emerge, quindi, con sufficiente chiarezza che ‘oltre’ il Fondatore dell’Opera non ci saranno gli uni o gli altri, bensì si rappresenterà l’incontro di due vocazioni: quella dei consacrati e quella dei laici. È la valorizzazione dello specifico di ciascuno che permette la costruzione di una realtà di accoglienza ricca di molte complementarità tra le quali quella centrale tra religiosi e laici che consente di andare oltre il fondatore.
Conclusione
Il ‘Sacro Cuore’ nel tempo si è rinnovato adattando la sua missione ai bisogni delle nuove generazioni. Dall’accoglienza tradizionale si è passati a servizi educativi più articolati, percorsi personalizzati, laboratori educativi e progetti volti a favorire autonomia, inclusione sociale, e crescita personale dei ragazzi.
Se ieri la sfida era educare i ragazzi nell’epoca dei grandi cambiamenti sociali, oggi è formarli nell’era dell’Intelligenza Artificiale.
Come ci ricorda l’Enciclica ‘Magnifica Humanitas’ di Papa Leone XIV la tecnologia deve servire l’uomo e non il contrario. È questa la strada che il Sacro Cuore continua a percorrere: rinnovare senza perdere l’umanità, educare senza rinunciare alla relazione.
Le tecnologie cambiano, le opere si rinnovano, nascono nuove Comunità Residenziali, nuovi laboratori educativi, ma rimane immutato ciò che ha ispirato il fondatore: mettere al centro i ragazzi, quelli più fragili, accompagnandoli con competenza, passione ed amore. È questo il patrimonio più prezioso che il Sacro Cuore consegna al futuro con la gratitudine di sempre verso la città di Fasano e la sua gente.
La Comunità religiosa coglie l’occasione per salutare e ringraziare gli operatori, gli ausiliari, i Cooperatori, gli ex allievi, amici e benefattori.
Il Sacro Cuore di Gesù benedica tutti voi e le vostre famiglie.
Don Donato Lioi”






