Michela Monferrini: «Se accettiamo la diversità, i muri non servono»

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La giovane autrice romana ha presentato a Fasano il suo ultimo libro dal titolo “Muri maestri”

FASANO – «Se accettiamo la diversità, i muri non servono». Questo il bel presupposto fatto da Michela Monferrini, autrice di “Muri Maestri”. L’incontro con la scrittrice romana, che è stato organizzato dal Presidio del Libro di Fasano (presente la referente, Annamaria Toma), l’Associazione politico-culturale Fammi Spazio – La forza delle idee e l’Asp Terra di Brindisi, si è tenuto ieri (1 marzo) presso l’Istituto Canonico Latorre, ed è stato moderato da Andrea Cito e Andrea Di Bari (rispettivamente Presidente e Vice presidente dell’Associazione Fammi Spazio).

Non un saggio socio-politico ma una specie di romanzo, con una serie di microstorie che l’autrice ha voluto racchiudere in capitoli da titoli emblematici, riferimento all’esistenza umana e ai sentimenti, come ad esempio “Giovinezza”, “Dolore” e “Fede”. Storie di ribellione, come quella del vecchio cinese che credendosi discendente di un’antica dinastia, comincia a scrivere con ostinazione ideogrammi su tutti i muri che gli capitano a tiro. Per finire addirittura esposte come opere d’arte alla Biennale di Venezia. O come quella di Luisa, novantenne svizzera che comincia a scrivere muri per protestare contro le banche colluse nel finanziamento di traffico d’armi.

In riferimento al titolo del suo libro, Michela Monferrini ha spiegato che i muri maestri sono quelli capaci di unire e non di dividere, in controtendenza a quello che è accaduto dopo l’abbattimento di un muro simbolo di divisione che è stato quello di Berlino. Purtroppo da allora ne sono sorti molti altri, e molti se ne vogliono costruire (vedi quello a confine del Messico) «e non credo per razzismo – ha spiegato la scrittrice – quanto per mero interesse economico», aspettando che prima o poi, come ha scritto Erri De Luca «scadono, si ricoprono di crepe».

Un viaggio intorno al mondo quello fatto dall’autrice, per raccontare le storie della gente con il pretesto dei muri: da quello già citato di Berlino a quello del Pianto; da quello pieno di slogan pacifisti di John Lennon, che si trova a Praga a quello della memoria (da cui non si può e non si deve prescindere) della stazione di Bologna. Fino a quello surreale, interrato per quattro metri, che si trova nel cimitero di Belfast e che separa le anime appartenenti a diversi credo (ebrei, cristiani e protestanti). In barba ad ogni sacrosanto principio alla base della fede stessa, qualsiasi essa sia.        

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