
Sul palco del Kennedy la tecnica pura e l’elettronica più sperimentale di due eccellenze del jazz internazionale
L’incontro tra Paolo Fresu e Gianluca Petrella è stato un felicissimo cortocircuito. Si esibiscono insieme da anni, ma dalla loro contaminazione viene fuori una traiettoria onirica e sincopata sempre nuova, come quella di ieri sera sul palco del teatro Kennedy in un appuntamento della rassegna Fasanomusica.
Abbiamo lasciato Petrella in tour con Jovanotti e poi in compagnia, tra gli altri, di Enrico Rava, il suo maestro, e di Riccardo Onori. Paolo Fresu invece è impegnato con le produzioni della sua etichetta Tuk Music e con la presentazione della nuova edizione del festival internazionale “Time in Jazz”, di cui è il direttore artistico.
Si tratta degli esponenti più interessanti del jazz contemporaneo, Fresu con la sua tromba ieri si è inoltrato in un crossover musicale tra modernismo e tradizione, e Petrella ha aperto col trombone all’elettronica, imprescindibile nella sua produzione, che lo fa assomigliare a un prodigio alieno.
Il duo cerca il suono tout-court, adattando la pura tecnica agli ibridi afrofuturisti. Il repertorio trombonistico di Petrella attraversa le sperimentazioni di Mangelsdorff, i suoni bandistici e cameristici, Fresu invece, con la sua tromba filtrata da numerosi effetti, è lirico e melodico nella tecnica del respiro continuo. Modulano il passaggio dalla dimensione acustica a quella elettronica più sperimentale con la naturalezza di ritmi ipnotici dei balafon, o di voci che vanno dalla Sardegna al Marocco.
Sono capaci di accelerare il battito, ruggiscono e squillano in prospettive folli in cui però c’è sempre tanta razionalità. Le loro architetture sonore vanno in punta di frenesia e rallentano il battito fino a un languore denso, diventando ora racconto aereo, ora scossa e piacere. La prova di Fresu e Petrella è di creatività effervescente che fortunatamente non può essere contenuta: richiede solo un ascolto libero dalla pigrizia e un po’ spericolato.