
La nota della presidente di “Case Tutelate” APS
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Aurora Scollo, presidente di Case Tutelate APS, che interviene con una riflessione personale che invita le istituzioni a superare le contrapposizioni politiche e ad affrontare il problema attraverso un percorso condiviso.
«Credo che sia Calandrella sia Legrottaglie abbiano ragione nel sollevare due aspetti della stessa questione. Da una parte, Fasano non rientra tra i Comuni ad alta tensione abitativa; dall’altra, il riferimento utilizzato per questa classificazione risale al 2003 e non restituisce più pienamente le trasformazioni che hanno interessato il mercato immobiliare e i territori.
Basti guardare a Monopoli, che rientra nella classificazione e dove la pressione abitativa e i costi delle locazioni risultano ancora più critici. Non deve diventare una competizione tra Comuni per stabilire chi abbia maggiori difficoltà. Dobbiamo, al contrario, unire le forze.
Per questo propongo che Fasano si faccia promotrice di una rete territoriale, coinvolgendo i Comuni limitrofi, la Regione Puglia, ANCI e gli enti competenti. I Comuni hanno spesso le mani legate: molte risorse e strumenti dipendono da decisioni regionali e nazionali. Ma possono fare qualcosa di fondamentale: costruire una posizione comune, sostenuta da dati concreti, per portare con maggiore forza le esigenze del territorio ai tavoli istituzionali superiori».
Scollo ricorda che il tema era stato già affrontato nel 2025, prima ancora della costituzione di Case Tutelate APS, durante un incontro presso il Comune di Fasano con il sindaco Francesco Zaccaria e l’assessore Palmariggi. In quell’occasione aveva proposto di allargare il confronto ai Comuni limitrofi. A quel percorso avevano aderito Monopoli, attraverso l’assessore Abate, con deleghe all’Urbanistica e ai Servizi sociali, e Cisternino, con il vicesindaco Roberto Pinto.
«Dopo quell’incontro sono stata contattata privatamente da persone che non conoscevo, che hanno voluto raccontarmi le proprie condizioni abitative, in alcuni casi documentandole anche con fotografie. Sono emerse situazioni di umidità, muffe e ambienti poco salubri, ma anche segnalazioni relative a locazioni informali e a possibili comodati d’uso fittizi o pagamenti non regolari. Si tratta di circostanze che devono essere verificate dagli organi competenti, ma che non possiamo ignorare.
Tra le testimonianze che mi hanno colpita maggiormente c’è quella di un padre giovanissimo che viveva con la figlia di appena due anni in un’abitazione in condizioni igienico-ambientali precarie. È una vicenda che restituisce una dimensione spesso dimenticata del problema: non si tratta soltanto di riuscire a trovare e pagare una casa, ma anche di poter vivere in un ambiente salubre e adeguato, soprattutto quando ci sono bambini».
È proprio su questo collegamento tra abitare e salute che Scollo richiama anche l’attività di Case Tutelate APS.
«La questione abitativa non riguarda soltanto la disponibilità di un alloggio e la sua sostenibilità economica. Riguarda anche la sicurezza degli edifici e la salubrità degli ambienti, perché umidità, muffe e agenti chimici e biologici possono incidere sul benessere delle persone. Case Tutelate si occupa proprio di questi aspetti, con particolare attenzione agli immobili pubblici e collettivi frequentati da persone vulnerabili, come scuole, strutture sociosanitarie e ospedali. Sono due ambiti distinti, ma uniti da un principio fondamentale: il diritto a vivere in luoghi sicuri e salubri».
Il fenomeno abitativo, secondo Scollo, richiede una lettura molto più ampia dei soli dati relativi alle graduatorie ERP o alle richieste di contributo per il canone di locazione.
«Esiste una fascia di persone che rischia di rimanere invisibile: giovani che non riescono a lasciare la casa dei genitori, lavoratori che pur avendo un impiego non possono sostenere un affitto, persone in cerca di occupazione e famiglie che non riescono ad accedere né al mercato privato né all’edilizia residenziale pubblica. A questo si aggiunge il progressivo impoverimento del ceto medio, aggravato dall’aumento del costo della vita. Dobbiamo conoscere anche questa zona grigia, mettendo in relazione dati aggregati su occupazione, reddito e accessibilità abitativa, anche attraverso il coinvolgimento di soggetti come ARPAL».
I numeri economici offrono già un’indicazione significativa. Secondo un’elaborazione 2026 su dati MEF – Dipartimento delle Finanze, a Fasano 21.710 contribuenti su 28.541, pari al 76,1%, dichiarano redditi fino a 26mila euro annui, con un reddito medio calcolato di circa 12.463 euro. Considerando un canone medio richiesto di 9,76 euro al metro quadrato, un’abitazione di 70 metri quadrati arriverebbe a costare circa 683 euro al mese. Il rapporto tra canone annuo e reddito medio indicato raggiungerebbe il 65,8% del reddito lordo, a fronte del 40% utilizzato come riferimento nelle analisi sul sovraccarico dei costi abitativi. Si tratta di un confronto indicativo, non di un indice ufficiale riferito alle singole famiglie, ma restituisce la distanza tra capacità economica e costo della casa.
Un altro aspetto riguarda il rapporto tra locazioni residenziali e turistiche.
«Non sono contraria al turismo e non ritengo giusto penalizzare chi ha investito in una seconda casa o ha avviato un’attività ricettiva rispettando le regole. Questi operatori devono essere tutelati anche rispetto a eventuali forme di concorrenza sleale. Per questo ritengo opportuno sollecitare verifiche da parte degli organi competenti sulla corrispondenza tra il CIN riportato negli annunci pubblicati sui portali turistici e l’immobile effettivamente pubblicizzato. Il codice deve essere valido e riferibile proprio a quella struttura o abitazione. Un controllo puntuale, da svolgere attraverso le autorità preposte e nel rispetto delle rispettive competenze, che tutela chi opera correttamente e chi sceglie di soggiornare sul nostro territorio».
La proposta è quindi quella di avviare una vera e propria roadmap della conoscenza, partendo proprio dal territorio. Il Comune di Fasano potrebbe farsi promotore di un tavolo interconnesso che coinvolga i diversi assessorati, gli uffici comunali interessati, ARPAL e gli altri soggetti competenti, aprendosi al confronto con i Comuni limitrofi, la Regione Puglia e ANCI.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di aggiungere un altro tavolo di discussione, ma di costruire una rete istituzionale capace di mettere in relazione informazioni e competenze che oggi rischiano di rimanere separate. Occorre incrociare, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati, le informazioni disponibili su redditi, occupazione, canoni di locazione, disponibilità effettiva degli immobili, sfratti, domande di accesso all’edilizia residenziale pubblica, richieste di contributi per l’affitto e trasformazione del mercato immobiliare verso le locazioni turistiche.
Solo attraverso una lettura integrata sarà possibile comprendere quali fasce della popolazione siano maggiormente esposte, individuare le criticità che non emergono dalle sole graduatorie e programmare con maggiore efficacia gli investimenti e le risorse disponibili. Ma soprattutto, una rete territoriale organizzata può acquisire la forza necessaria per portare istanze documentate alla Regione e, attraverso questa e ANCI, sollecitare interventi e risorse anche da parte dello Stato centrale.
«Sappiamo bene che i Comuni hanno spesso margini di intervento limitati e non dispongono autonomamente delle risorse necessarie per affrontare una questione di questa portata. Non possiamo chiedere a un’amministrazione di risolvere da sola un problema che coinvolge competenze e finanziamenti regionali e nazionali. Possiamo però chiederle di attivare il territorio, mettere in connessione gli assessorati, coinvolgere gli enti competenti e costruire una posizione comune da portare ai livelli istituzionali superiori.
Il mio è soprattutto un appello alla coesione istituzionale, al di là degli attuali equilibri politici e dei prossimi appuntamenti elettorali. La casa non può diventare un terreno di scontro, perché a chi è preoccupato di trovare un tetto non importa sapere chi è in difetto e chi no, ma risolvere questa criticità.
Serve continuità, collaborazione e la capacità di lavorare insieme, anche quando si appartiene a schieramenti diversi. Fasano non deve affrontare questa sfida da sola, così come non devono farlo gli altri Comuni. Se ci presentiamo divisi, le nostre richieste avranno meno forza. Se costruiamo una rete territoriale, possiamo portare alla Regione e allo Stato una voce comune, sostenuta da dati, esigenze concrete e proposte. Non si tratta di stabilire chi abbia ragione, ma di mettere le istituzioni nelle condizioni di conoscere il problema e ottenere le risposte che il territorio, da solo, non può darsi».



