
In una lettera indirizzata a Pasqualone, i sindacati dei medici sottolineano che si tratta di pazienti virologicamente ancora attivi
FASANO – È indubbiamente sotto gli occhi di tutti la pessima gestione dell’emergenza Coronavirus in provincia di Brindisi, sia da parte della regione Puglia che da parte della dirigenza dell’ASSL brindisina stessa. Il giudizio critico viene da più parti: nei giorni scorsi in tal senso era intervenuta sia la coordinatrice provinciale di Forza Italia, Laura De Mola, depositando tra l’altro un esposto al Prefetto, sia il presidente della Commissione Sanità regionale, consigliere Pino Romano. Ora, a coronare il tutto, giunge anche l’intervento dei sindacati dei medici che denunciano la scarsa attenzione da parte degli organi preposti nella gestione dei casi Covid in tutta la provincia, compresa la città di Fasano.
Ed è proprio su Fasano che i sindacati dei medici ANAAO, ANPO ASCOTI FIALS MEDICI, AAROI, CGIL medici, CISL medici, UIL medici, FASSID e Federazione CIMO FESMED, in una lettera indirizzata al direttore dell’ASSL di Brindisi, Giuseppe Pasqualone, contestano – tra le altre cose – la scelta di “portare a Fasano – si cita testualmente dalla missiva – i post-covid, clinicamente guariti, ma ancora virologicamente positivi e quindi con la possibilità di infettare altri operatori sanitari“. È un’azione che i sindacati giudicano come “un’altra scelta sbagliata, avendo la possibilità di portarli alla Casa di cura Salus, già pronta per accogliergli e logisticamente molto più conveniente, distando neanche 400 mt dal Perrino, invece di portare tali pazienti con l’ambulanza e personale che deve percorrere A/R circa 120 km“.
“Nonostante le rassicurazioni fatte nei vari incontri sindacali – proseguono i sindacati nella missiva – i percorsi dei pazienti covid, nocovid o sospetti covid continuano a non essere adeguatamente separati, aumentando la possibilità di contagio tra gli operatori sanitari. E’ inaccettabile che ancora, dopo oltre un mese e mezzo dal primo contagio, non si siano resi inaccessibili gli spazi riservati ai covid , e che il personale non sia esclusivamente dedicato ad essi, con una promiscuità che aumenta il rischio di infezione”.
Non è il momento di far polemica. È questo il mantra che ci ripetiamo oramai tutti ad un mese e mezzo dall’inizio della pandemia. Ma forse, diretti verso la fase 2, sarebbe opportuno che chi di competenza cominciasse ad assumersi le proprie responsabilità.
Non a caso i riflettori della Procura si sarebbero già accesi nei giorni scorsi per quanto sta accadendo al Perrino. Chissà che non si faccia luce anche sul resto del territorio provinciale.





Eppure sembrava che tutto fosse stato risolto con l’utilizzazione di ingressi separati per i pazienti Covid e quelli bisognosi dei servizi del PTA.La polemica si fermò all’ingresso senza tener conto se per tali tipi di ricoveri esistevano percorsi sicuri nei corridoi,nelle stanze e nell’area ospedaliera.Adesso è un po’ tardi parlare di errore e di altre scelte.Ormai è passato il tempo per dire giustamente che è pericoloso il ricovero Covid dove non è possibile utilizzare altri percorsi per evitare il rischio sulla salute di tutti,dei malati e di chi si dedica per curarli.
Chi dobbiamo ringraziare?
Sono d’accordo.ci devono essere ospedali dedicati ,perche’ i post acuti sono ancora positivi .A Fasano c’è un.Ppit ,uffici amministrativi e altro.