
I consigli della dottoressa Patrizia Lamberti, biologa nutrizionista fasanese
FASANO – Le problematiche tiroidee affliggono, soltanto in Italia, più di 6 milioni di persone, ma si stima possano essere molte di più! Non tutti infatti sanno che dietro stanchezza, aumento o perdita di peso, tachicardia, insonnia, senso di irritabilità spesso si nasconde un disturbo della tiroide.
Questa piccola ghiandola, situata all’altezza del collo, svolge un ruolo fondamentale nel nostro organismo, poiché influenza il metabolismo, il ritmo cardiaco, la temperatura corporea, il metabolismo del calcio. Ma cosa manda in tilt la nostra tiroide? Le cause possono essere molteplici: predisposizione genetica, carenza o eccesso di iodio nella dieta, stress, alterazioni ormonali, fattori ambientali, pesticidi e interferenti endocrini presenti nell’aria e nei cibi che ingeriamo.
Tutto questo può portare la nostra tiroide a funzionare meno del dovuto (ipotiroidismo) oppure a funzionare in maniera eccessiva (ipertiroidismo): nel primo caso la tiroide produce una quantità insufficiente di ormoni con conseguente senso di stanchezza, freddo, aumento della ritenzione idrica, aumento di peso più o meno evidente, calo della libido e difficoltà di concentrazione; nel secondo caso l’eccessiva produzione di ormoni provoca sintomi opposti, ovvero ipereccitabilità, tachicardia, perdita di peso, vampate di calore, iperattività cerebrale non produttiva.
In seguito alla diagnosi medica effettuata attraverso una serie di analisi e screening precisi, sarà possibile sostenere il funzionamento tiroideo, oltre che con la terapia farmacologica, anche con una alimentazione bilanciata e specifica.
Gli alimenti ricchi di iodio e selenio
Lo iodio svolge un ruolo fondamentale nel funzionamento della tiroide: una carenza di iodio può essere infatti alla base di un rallentato funzionamento tiroideo, viceversa un eccessivo consumo di alimenti ricchi di questo minerale andrebbe evitato nei soggetti affetti da ipertiroidismo.
Recenti indagini hanno dimostrato come una buona fetta della popolazione italiana non raggiunga la soglia minima di assunzione di iodio consigliata dai LARN, che corrisponde a 150 microgrammi/die, con conseguenze sfavorevoli per il funzionamento della tiroide.
Oltre al sale iodato, tra gli alimenti più ricchi di iodio ricordiamo il pesce azzurro (sgombro, sardine, baccalà, merluzzo…) ma anche gamberi, cozze, uova e yogurt. Tra gli alimenti di origine vegetale una menzione meritano i fagioli cannellini: mezza tazza di questi legumi cotti può infatti contenere fino a 32mcg di iodio!
È importante ricordare che le modalità di cottura possono ridurre il contenuto di iodio nei cibi. Ad esempio la frittura può ridurre la disponibilità di iodio fino al 20%, le cotture alla griglia del 25%, la bollitura fino al 55%, la cottura in forno fino al 73%. Ecco perchè diventa determinante anche considerare la frequenza di consumo degli alimenti contenenti iodio.
Un altro minerale fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei è il selenio. Una sua carenza, infatti, può influenzare la funzionalità della nostra ghiandola. Tra gli alimenti più ricchi ricordiamo molluschi e pesce, ma anche la frutta secca, in particolare noci e anacardi, presenta un notevole contenuto di questo prezioso minerale che non dovrebbe mai essere carente in una dieta alleata della tiroide.
Il misterioso caso delle brassicacee
Coinvolti nel rallentamento della funzionalità tiroidea pare siano gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle brassicacee: cavoli, verze, rape e broccoli sembrano in grado di interferire con l’assorbimento di iodio per via dell’elevato contenuto di isiotiocianati, sostanze che legano lo iodio riducendo la sintesi di ormoni tiroidei attivati.
Occhio però a non cadere in inutili allarmismi: bandire dalla propria dieta questi preziosi ortaggi è fortemente sconsigliato, anche in caso di ipotiroidismo. Infatti recenti studi hanno mostrato che l’effetto gozzigeno è evidente principalmente nei cavolini di Bruxelles e si riduce invece nelle altre brassicacee. Questo effetto inoltre si manifesta principalmente col consumo dell’ortaggio crudo, di conseguenza è sufficiente anche una breve cottura per prevenire il fenomeno, oltre ad essere associato ad un consumo eccessivo oltre che quotidiano di questi ortaggi.
Di conseguenza, viste le notevoli proprietà salutistiche di cavolfiori & co., il loro consumo è assolutamente consigliato anche nei pazienti affetti da ipotiroidismo, i quali potrebbero abbinare questi alimenti ad una fonte di iodio (come ad esempio il pesce) limitando il consumo a non più di 3 volte a settimana; viceversa, in caso di ipertiroidismo può essere utile aumentare la frequenza di consumo di queste verdure al fine di calmare l’ipereccitabilità tiroidea.
Il ruolo del glutine nelle tiroiditi autoimmuni
In caso di tiroiditi autoimmuni, come ad esempio l’ipotiroidismo di Hashimoto, la riduzione di alimenti contenenti glutine (frumento, orzo, farro, kamut…) nella dieta può rivelarsi un valido sostegno per la tiroide: questo perché il glutine può favorire un’alterazione della barriera intestinale e, attraverso un meccanismo definito “mimetismo molecolare”, favorire la produzione di autoanticorpi in grado di danneggiare la tiroide (ipotiroidismo autoimmune).
Allo stato attuale sono numerosi gli studi che confermano l’utilità di una riduzione del glutine nella dieta del paziente ipotiroideo autoimmune, in ogni caso, in attesa di ulteriori conferme scientifiche, si consiglia di evitare diete fai da te e valutare il tutto con il proprio medico endocrinologo.
Alla prossima
dott.ssa Patrizia Lamberti
Dott.ssa Patrizia Lamberti
Biologo Nutrizionista.