
La riflessione di don Donato su San Francesco, nel giorno che lo ricorda
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Don Donato Lioi.
“E se proprio quando hai tutto scopri che, in fondo, non ti basta?
Francesco aveva vent’anni e una vita che, agli occhi degli altri, poteva sembrare perfetta: una famiglia benestante, amici, feste, sogni di gloria e il desiderio di diventare qualcuno. Era giovane, aveva possibilità e voleva vivere intensamente.
Poi qualcosa cambiò.
Non fu una scelta improvvisa, ma un cammino fatto di domande, incontri e inquietudini. Francesco cominciò a guardare la propria vita con occhi diversi e, alla fine, fece una scelta che ancora oggi continua a interrogare: rinunciò a ciò che aveva per cercare ciò che sentiva di non avere.
Scelse la semplicità, la povertà, gli ultimi. Scelse di stare accanto a chi veniva evitato dagli altri. E trasformò quella scelta in una vita capace di parlare, a distanza di otto secoli, anche alle generazioni più lontane dalla sua.
È San Francesco d’Assisi.
La sua figura può sembrare distante dal nostro tempo e, invece, alcune delle sue domande appaiono sorprendentemente attuali. Soprattutto oggi, in un’epoca nella quale tecnologia, smartphone e intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente il modo in cui viviamo, comunichiamo e guardiamo al futuro.
Francesco parlava agli uccelli e guardava alla natura come a una grande casa da rispettare, non da possedere. In un mondo capace di creare macchine sempre più sofisticate e intelligenti, possiamo ancora fermarci ad ascoltare il canto di un uccello, il vento tra gli alberi, il silenzio? Siamo ancora capaci di ascoltare la natura quando manifesta la propria forza e la propria fragilità?
Uragani, piogge torrenziali, alluvioni, temporali violenti, grandinate, ondate di calore estremo, nevicate intense e frane provocate da precipitazioni eccezionali sono fenomeni che ci ricordano quanto sia complesso e delicato il rapporto tra l’uomo e l’ambiente.
Nel Cantico delle Creature, San Francesco guarda alla natura come a una grande famiglia: il sole, la luna, l’acqua, la terra e gli animali. Non li considera qualcosa da possedere, ma li chiama ‘fratello’ e ‘sorella’.
È un messaggio semplice e, proprio per questo, ancora attuale: prima di pensare a come dominare il mondo, dovremmo forse imparare ad ascoltarlo.
Ma la domanda di Francesco riguarda anche il modo in cui guardiamo a noi stessi.
Nell’epoca degli smartphone, dei social e della continua corsa a mostrarsi più belli, più ricchi, più felici, Francesco potrebbe sembrare fuori dal tempo. E invece la sua domanda arriva fino a noi, soprattutto ai giovani: quanto di ciò che desideriamo lo vogliamo davvero e quanto, invece, lo desideriamo perché gli altri si aspettano che lo vogliamo?
Francesco non ci chiede necessariamente di vivere come lui.
Ci invita, prima di tutto, a fermarci. A spegnere, almeno per un momento, il rumore che ci circonda e a porci con sincerità una domanda: ‘Che cosa rende davvero preziosa la mia vita?’.
È una domanda vecchia di otto secoli. Eppure potrebbe essere una delle domande più moderne che possiamo rivolgerci oggi.
Gli auguri vanno allora a tutti i Francesco e a tutti i giovani di oggi, sempre connessi e proiettati verso un futuro che cambia rapidamente.
San Francesco può entrare nel loro mondo senza chiedere di spegnere gli schermi. Può, piuttosto, insegnare a utilizzarli per costruire ponti e non muri, per incontrare e non per isolarsi, per condividere valori e non soltanto immagini e parole.
Ai giovani ricorda almeno tre cose essenziali: essere autentici in un mondo che spesso mostra soltanto le apparenze; custodire relazioni vere in un tempo dominato dalle connessioni virtuali; utilizzare la tecnologia per contribuire a costruire un futuro più umano e solidale.
Perché il futuro non appartiene necessariamente a chi è più connesso, ma a chi saprà trasformare le connessioni in incontro, responsabilità e speranza.
E San Francesco ci ricorda anche di tornare alla natura, di rispettarla e proteggerla. Perché il futuro dei giovani non è soltanto digitale. È anche il mondo nel quale viviamo.
La Terra è casa nostra. È casa di tutti.
Buon San Francesco a tutti i Francesco e a tutti i giovani.
Don Donato Lioi”.



