
La riflessione di Don Donato Lioi
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Don Donato Lioi.
“C’era un tempo in cui la domenica aveva un volto diverso. Le campane chiamavano a raccolta, le strade si riempivano di persone dirette a Messa e le famiglie si ritrovavano. La fede faceva parte della vita quotidiana, quasi naturalmente.
Oggi, entrando in molte chiese, si avverte un’assenza: i giovani sono pochi, a volte pochissimi. E viene spontanea una domanda: che cosa è successo? Dove sono i nostri ragazzi?
Sono sempre connessi. Un messaggio arriva in un istante, una fotografia attraversa il mondo. Sono immersi in una rete che non dorme mai. Eppure, dentro questa continua connessione, può crescere una profonda solitudine.
Sempre connessi, ma con chi?
Sempre raggiungibili, ma da chi?
Sempre informati, ma in ascolto di che cosa?
Forse non possiamo limitarci a dire che i giovani non hanno più fede. Sarebbe troppo facile. Dobbiamo anche chiederci se noi adulti siamo stati capaci di trasmettere loro un Dio vivo, vicino, capace di parlare al cuore. Forse molti giovani non hanno smesso di cercare Dio: hanno semplicemente smesso di cercarlo nei modi in cui noi pensiamo che dovrebbero farlo.
Cercano senso, autenticità, qualcuno che li ascolti senza limitarsi a osservarli. Cercano una speranza che non sia soltanto una parola vuota.
E allora la domanda non può essere soltanto: “Perché i giovani non vengono più in chiesa?”. Dovremmo avere il coraggio di chiederci: ‘Che cosa trovano quando vengono? Sentono che questa è anche casa loro? Vedono in noi cristiani la gioia del Vangelo?’.
Il deserto non si attraversa con i rimproveri, ma mettendosi in cammino. Forse dobbiamo tornare ad ascoltare prima ancora di parlare. Sedersi accanto ai giovani, conoscere le loro domande, le loro paure e le loro speranze. Non demonizzare il cellulare o i social network, ma imparare a incontrarli anche là dove oggi vivono una parte importante delle loro relazioni.
Dio non ha abbandonato le nuove generazioni.
Anche nel silenzio può nascere qualcosa. Anche nel silenzio può essere presente una voce. Anche dietro uno schermo può esserci un cuore che, magari senza saperlo, sta cercando Dio.
La Chiesa non può limitarsi ad aspettare che i giovani tornino. Deve uscire, andare loro incontro e camminare al loro fianco.
La domanda, oggi, è questa: noi, come comunità cristiana, siamo ancora capaci di andare incontro ai giovani?
Ogni domenica, davanti a una chiesa sempre più vuota di giovani, non dovremmo provare soltanto nostalgia per il passato. Dovremmo interrogarci sul futuro.
I banchi vuoti non sono semplicemente posti a sedere che nessuno occupa. Sono domande che aspettano una risposta, volti che rischiamo di non incontrare più, voci che non ascoltiamo e speranze che forse non siamo riusciti a raggiungere.
La vera emergenza non è soltanto vedere una chiesa vuota oggi. È arrivare a una domenica in cui non ci sarà più nessuno a chiedersi perché sia vuota.
E quando anche l’ultimo anziano avrà chiuso la porta, chi la riaprirà?
La domenica potrà tornare a parlare ai giovani se la Chiesa saprà ascoltarli, comprenderne le domande e incontrarli con un linguaggio nuovo, senza perdere l’autenticità del Vangelo.
Anche la Messa seguita attraverso la televisione può rappresentare un momento di fede e di comunione. La sfida, tuttavia, è far sentire ogni giovane accolto e parte viva della comunità cristiana. Solo così la domenica potrà tornare a essere un giorno capace di parlare al cuore e alla vita.
In questo percorso può trovare spazio anche l’intelligenza artificiale. Se utilizzata con discernimento e responsabilità, può diventare uno strumento utile per avvicinare i giovani alla conoscenza del Vangelo, approfondire la Bibbia, conoscere la vita dei santi e prepararsi alla preghiera o agli incontri comunitari.
Può inoltre offrire spunti per riflettere sulle proprie scelte, trovare parole per esprimere la propria fede e promuovere iniziative di solidarietà e servizio verso gli altri.
La tecnologia, però, non può sostituire la guida spirituale, la partecipazione alla comunità cristiana, i sacramenti e l’ascolto del cuore. Nel cammino di fede deve rimanere uno strumento, mentre al centro devono esserci Cristo, l’amore, la verità, la libertà e la dignità di ogni persona.
Giovani, questo è il vostro momento. È ora di brillare.
Buona domenica, allora.
Don Donato Lioi”



