
La rubrica del dott. Pierluigi Demola, specialista in cardiologia e interventistica cardiovascolare
FASANO – Sono il dott. Pierluigi Demola, Medico Cardiologo, e ogni giorno mi occupo di pazienti con patologie cardiache acute e croniche.
In questa rubrica ho l’obiettivo di parlare del mio lavoro, parlo di cuore in modo chiaro e concreto, portando nella vostra vita quotidiana concetti che spesso restano confinati negli ambulatori, nei congressi, o solo nella testa dei Cardiologi.
Sentire il cuore battere più forte del normale, in meniera “strana” in vari gradi, troppo velocemente, con sobbalzi o in modo del tutto irregolare è un’esperienza molto comune. Le palpitazioni sono tra i motivi più frequenti di visita cardiologica e spesso generano preoccupazione tra i miei pazienti. Alcuni pazienti descrivono un “tuffo al cuore”, “uno sfarfallio”, una sensazione di accelerazione improvvisa, altri la sensazione di un battito mancante, soprattutto a riposo, durante la notte, o dopo un pasto.
Nella maggior parte dei casi, però, le palpitazioni non nascondono una malattia grave. Il problema è capire quando rappresentano un fenomeno benigno e quando invece meritano attenzione.
Il nostro cuore batte continuamente senza che normalmente ce ne accorgiamo. Quando invece il battito diventa percepibile, si parla appunto di palpitazioni. Questo può accadere per diversi motivi: il cuore può accelerare, rallentare improvvisamente oppure perdere per un istante la sua regolarità.
Molto spesso la causa è legata a situazioni quotidiane, che viviamo abitualmente. Stress, ansia, mancanza di sonno, periodi particolarmente intensi dal punto di vista emotivo o lavorativo possono aumentare l’attività del sistema nervoso simpatico e rendere il battito più “presente”, più accelerato, nel cosiddetto assetto “attaccco/fuga”. Anche le sostanze eccitanti, metilxantine come caffeina e tè, bevande energetiche, oppure abitudini voluttuarie come alcol e fumo possono favorire questa sensazione.
Tra le cause più frequenti di questa sensazione di “batticuore” ci sono le extrasistoli, cioè battiti “in più”, anticipati, che interrompono brevemente il ritmo normale del cuore. In genere vengono percepite come un vuoto nel petto o come un colpo improvviso, un “colpo di cannone”. Sono estremamente comuni, ma necessitano, se molto numerose, di un approfondimento specifico cardiologico.
Esistono situazioni in cui le palpitazioni non devono essere sottovalutate. Quando compaiono durante uno sforzo, si associano o a forte stanchezza, o affanno, oppure addirittura a fastidio, dolore toracico o capogiri importanti, è necessario approfondire rapidamente il quadro. Lo stesso vale per chi ha già una cardiopatia nota o una familiarità per aritmie severe o morte cardiaca improvvisa.
In alcuni casi, infatti, le palpitazioni possono essere il segnale di una vera aritmia. Una delle più frequenti è la fibrillazione atriale, soprattutto dopo i 60 anni. Il cuore perde la sua regolarità e il battito diventa irregolare, spesso rapido. Alcuni pazienti avvertono chiaramente il cardiopalmo, altri invece riferiscono solo stanchezza o ridotta tolleranza agli sforzi. È importante riconoscerla perché aumenta il rischio di ictus e insufficienza cardiaca.
Esistono poi tachicardie improvvise che possono comparire anche in persone giovani e senza problemi cardiaci strutturali. Il cuore accelera rapidamente per alcuni minuti o più, per poi tornare normale all’improvviso. Meritano sempre e comunque una valutazione specialistica.
Negli ultimi anni molte persone scoprono alterazioni del ritmo grazie agli smartwatch, ai cellulari sempre più avanzati e ad altri dispositivi indossabili. Ci sono numerosissimi studi clinici a riguardo. Questi strumenti possono essere utili, possono salvare davvero delle vite, soprattutto per identificare precocemente alcune aritmie, ma non sostituiscono una visita cardiologica, per rassicurare eventuali condizioni benigne e non creare inutili ansie.
Per capire davvero l’origine delle palpitazioni è fondamentale contestualizzare il sintomo. Una semplice visita, associata a un elettrocardiogramma, un ecocardiogramma transtoracico e ad un monitoraggio Holter ECG, è spesso sufficiente per chiarire il quadro. In altri casi possono servire esami più approfonditi, soprattutto se i sintomi sono frequenti o associati ad altri segnali di allarme.
Un aspetto importante, che merita qualche riga, riguarda proprio il rapporto tra cuore e ansia, stato psicologico generale. Le palpitazioni possono spaventare e generare tensione, ma allo stesso tempo l’ansia può aumentare ulteriormente la percezione del battito, creando un circolo vizioso. Questo non significa che i sintomi siano “immaginari”: il paziente li avverte realmente. Per questo motivo è importante evitare sia il rischio di banalizzare tutto come “stress”, sia quello opposto di vivere ogni extrasistole con paura eccessiva. Il bravo cardiologo sa ascoltare e comprendere, sempre.
In conclusione: il messaggio più importante è probabilmente questo: le palpitazioni sono molto comuni e nella maggior parte dei casi non rappresentano un pericolo. Tuttavia, quando compaiono in modo persistente, associandosi ad altri sintomi o a fattori di rischio cardiovascolare, meritano attenzione e una corretta valutazione specialistica.
Imparare ad ascoltare il proprio cuore è importante, ma imparare a interpretarne i segnali, senza allarmismi, con consapevolezza, lo è ancora di più.
Riferimenti essenziali
1. European Society of Cardiology Guidelines on cardiac arrhythmias
2. American Heart Association Scientific Statement on palpitations
3. Hindricks G et al. ESC Guidelines for Atrial Fibrillation
4. Zimetbaum P. Evaluation of Palpitations
5. Raviele A et al. Management of patients with palpitations





