
In quarantena, tra smart working e videochiamate, la tecnologia è pane quotidiano per i grandi e piccini fasanesi
Marc Prensky, scrittore statunitense, nel 2001 coniava il termine digital natives per indicare coloro nati nell’era digitale, differenziandoli dai digital immigrants che invece a quest’epoca hanno dovuto adattarsi. I nativi digitali fanno parte infatti di quella generazione che è nata e cresciuta insieme a Internet, tra smartphone e tablet sempre connessi. Al contrario, gli immigrati digitali hanno dovuto imparare a utilizzare le nuove tecnologie, abbandonando il tradizionale analogico.
In questo periodo di quarantena, evidenziamo più che mai l’importanza dei supporti tecnologici e della rete che, tra pro e contro, ci fa sentire meno soli e meno distanti dal resto del mondo e della società. Tante però sono quelle persone in età adulta e avanzata ad avere ancora difficoltà a utilizzarli e, spesso, si rivolgono ai figli per qualche aiuto e consiglio.
Perfino i bambini sono ormai più digitalizzati dei propri genitori che, restando a casa in questi giorni, hanno dovuto confrontarsi con smart working e/o semplici videochiamate con amici e parenti.
Non dimentichiamo però la categoria dei nonni che, pur di non rinunciare alla vista degli amati nipoti, si dilettano nell’uso di strumenti all’avanguardia. Approfitterò di questo spazio (non me ne vogliano i lettori) per raccontare brevemente la mia personale esperienza, o meglio, quella del mio caro nonno che, avendo una nipotina all’estero, si è dotato di uno smartphone, accantonando il suo vecchio storico telefono cellulare, per poter usufruire del servizio di videochiamata e vederla crescere, purtroppo, a distanza. Un dispositivo che ha potuto sfruttare al meglio in quarantena per poter sorridere anche a tutti gli altri nipoti che risiedono comunque nella sua stessa città. Abituato però alla videocall one to one, si è subito smarrito quando la videochiamata è diventata di gruppo! “Ma dove vi trovate? Perché siete tutti insieme? Dovete restare a casa!” diceva, pensando ci fossimo ritrovati tutti per poter parlare con lui.
Un siparietto divertente che ha regalato tenerezza e sorrisi a chi, come noi sempre uniti, non è abituato alla lontananza dai propri cari.
Il lato bello e positivo della tecnologia…anche ai tempi del Coronavirus.