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Il sottosegretario agli esteri, in corsa per la carica di presidente della Regione per Italia Viva, + Europa e Azione: «Siamo l’alternativa al populismo»
FASANO – Ivan Scalfarotto. “E’ quello che permetterà a Fitto di vincere le elezioni regionali in Puglia” sussurra qualcuno – altri lo urlano da settimane a dire il vero – eppure il Sottosegretario di Stato al Ministero degli Esteri sembra avere le idee chiare sul perché ha deciso di candidarsi alla presidenza della regione e proporsi come alternativa a Michele Emiliano (e non solo).
Una candidatura che se da una parte dimostra il forte contrasto che continua a permanere tra renziani e democratici sulle scelte a livello locale (a livello nazionale, solo per ora sia chiaro, le cose sembrano tenere anche se parlare d’amore risulta pressoché un azzardo), dall’altra rafforza un centrodestra desideroso di riprendersi, dopo quindici anni, la guida della regione.
Ma al sottosegretario Scalfarotto interessano i temi, esplicitando e non poco i fallimenti di Emiliano, e meno si preoccupa invece del vento sovranista perché – ricorda – fu proprio Italia Viva lo scorso agosto 2019 a fermarne l’ascesa a livello nazionale con l’operazione Conte-bis.
Ne abbiamo parlato poco fa, insieme, al bar Bella Napoli, alla presenza della coordinatrice provinciale di Italia Viva, la fasanese Tiziana Palmisano.
Lei ha affermato, senza troppi giri di parole, di essere il vero progressista. È un’affermazione indubbiamente forte ma che denota anche la sicurezza di avere dalla propria parte un progetto importante da presentare ai pugliesi: un progetto, comunque, alternativo o opposto a quello di Emiliano?
«Credo di aver una storia politica abbastanza lunga in cui dimostro di aver fatto cose che non sono mai state contro qualcuno. Mi sono occupato di economia, di internazionalizzazione delle imprese, di diritti civili. Ho fatto sempre cose che hanno contribuito a costruire più che a distruggere. L’osservazione che mi ha condotto a candidarmi era che l’offerta politica che veniva proposta ai pugliesi in queste elezioni, era fondamentalmente quella tra tre declinazioni diverse di una politica populista, a detta tra l’altro degli stessi titolari. Da un lato abbiamo Fitto che, sebbene abbia una storia di uomo di centro, negli ultimi tempi ha virato verso Giorgia Meloni, quindi portatore al Parlamento Europeo di posizioni sovraniste, antieuropeiste…»
…qualcuno dice che lui sia sempre stato sovranista. È d’accordo?
«Diciamo che oggi è complicato sostenere queste tesi sovraniste. In un momento in cui tutto dipende dallo sforzo che l’Europa sarà in grado di mettere in piedi per tirarci fuori dall’emergenza economica nella quale ci troviamo, è chiaro che risulta paradossale che un uomo che si candida alla presidenza di una regione del mezzogiorno d’Italia, mandi messaggi negativi all’Europa. Non si capisce come intenderebbe fitto, senza i fondi europei, sostenere le politiche di sviluppo di questa regione.
Poi c’è il Movimento 5 Stelle che è stato sempre portatore di posizioni anti-imprenditoriali, anti-crescita, tra l’altro rappresentato qui in Puglia dalla sua frangia più estrema, quella della senatrice Lezzi, di Alessandro Di Battista…»
Che però in questo momento sostenete al Governo, giusto?
«Le finisco il ragionamento e rispondo anche su questo. La terza via è quella di Michele Emiliano, che proprio in questi giorni ha rivendicato il proprio populismo, sostenendo di volerlo istituzionalizzare. Io non credo che questa regione si rispecchi solo o al cento per cento su posizioni populiste e quindi il pensiero è stato quello di mettere in campo una proposta di tipo riformista, europeista, modernizzatrice, che sostiene la crescita delle imprese, dei posti di lavoro e non dei sussidi. Se non ci fossimo stati noi, questa voce sarebbe mancata. Dunque nel momento in cui il PD in Italia non si esaurisce nelle posizioni di Emiliano, però in Puglia sì, ci sembrava il caso di presentare un’offerta riformista perché esiste una Puglia riformista: altrimenti questa Puglia sarebbe stata privata di una voce, con un impoverimento anche della dialettica democratica secondo me…»
Sottosegretario, siete al Governo con il Movimento 5 Stelle…
«Si, siamo al Governo con il Movimento 5 Stelle, ma con una differenza profonda. Noi di Italia Viva siamo entrati in un Governo che abbiamo contribuito a far nascere…»
Lo ha voluto proprio Italia Viva questo Governo, no?
«Vero ma abbiamo sempre detto che è uno stato di necessità. Per evitare che qualcuno prendesse i “poteri assoluti” come si diceva ad agosto dell’anno scorso e oggi ci saremmo trovati un Bolsonaro al Governo…»
Eh, un Bolsonaro dalle spiagge…
«…esatto! Abbiamo dunque fatto questa cosa perché costretti dalla situazione. Diverso è invece il PD che ha un’anima anche autorevolmente rappresentata ad esempio da Dario Franceschini, da Goffredo Bettini, che hanno teorizzato un avvicinamento strategico tra PD e Movimento 5 Stelle. Loro si trovano complementari. Michele Emiliano è proprio il primo alfiere di questa posizione. Io dico “sono al Governo con i cinque stelle per ragione di necessità”, uno stato transitorio, emergenziale, che mi auguro cessi quanto prima possibile perché io, con il Movimento 5 Stelle, non ho nulla in comune».
È uno stato di necessità che si esaurirà a breve forse…
«Non si può vivere nello stato di necessità. Non a brevissimo perché in questo momento si è aggiunto anche il Covid. Io stesso che sono al Governo, avevo ad un certo punto annunciato le mie dimissioni e non le ho date perché persone con posizioni di maggiore responsabilità rispetto a me mi hanno detto “guarda, non è il momento di indebolire il Governo…” ed io, da bravo soldato, mi sono adeguato. Però penso che una volta superate le varie emergenze, in una situazione normale Italia Viva, + Europa e Azione sono tutte alternative al Movimento 5 Stelle».
Quindi si dovrà in qualche modo ridiscutere l’assetto di Governo. Quanto peserà l’esito pugliese?
«In questo governo è preso da emergenze più serie. La cassa integrazione sta per terminare ed anche il divieto di licenziamento. Andiamo incontro ad un autunno particolare, ci sono dei rischi che attengono alla tenuta del tessuto sociale di questo paese. Siamo in una fase ancora delicatissima. È giusto che il Governo continui a fare quello che deve fare, non è proprio il caso di destabilizzarlo».
La sua candidatura agevola il centrodestra, inutile negarlo. È un centrodestra forte ed unito, al di là dei sondaggi. Proprio la sua candidatura spiana la strada a Raffaele Fitto. Torniamo ai temi: caporalato, agricoltura, Xylella, sanità. In cosa Emiliano ha fallito e qual è la proposta di Ivan Scalfarotto?
«Questa domanda è generosa perché dovrei trovare qualcosa in cui Emiliano non ha fallito. Il problema è che tutti questi ragionamenti che lei mi fa sono molto condivisibili ma si limitano a delle etichette. Penso ad esempio alla sinistra, al centro-sinistra. Bene, parliamo di sinistra. Non la puoi solo proclamare, la devi anche praticare. Le segnalo ad esempio che proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha deciso di introdurre la doppia preferenza per la parità di genere (per le elezioni regionali, ndr). Il consiglio regionale della Puglia è fatto di cinque donne su cinquanta consiglieri e quando Emiliano fu eletto, nessuno dei suoi consiglieri di maggioranza era donna. La Puglia è fatta di uomini e di donne ed il consiglio regionale della Puglia è fatto per l’80 percento di uomini. Quindi è un consiglio regionale che non assomiglia alla Puglia. Due entità che messe allo specchio non si riflettono. Tuttavia ieri Emiliano dice “ho suggerito io al Governo di fare questa cosa”. Primo caso al mondo di Presidente di Regione che fa fare le leggi regionali al Governo nazionale. Era una cosa di sinistra da fare questa? Si, penso proprio di si. E dunque credo che ad Emiliano non interessasse molto questo tema.
Le faccio un altro esempio: nominare Massimo Cassano e Simeone Di Cagno Abbrescia in certe posizioni di vertice è di sinistra?».
Diciamo che questa volta avrà più destra Emiliano nelle sue liste che Matteo Renzi…
«Matteo Renzi non ne avrà di destra. È che in Italia la tradizione liberal-democratica azionista è sempre stata considerata estranea alla sinistra. Renzi è stato il primo vero riformista. Noi talvolta veniamo considerati di destra perché tutto ciò che non è social-democratico viene considerato estraneo alla sinistra. È una cosa che io rifiuto completamente. Sono stato più a sinistra io di una Rosy Bindi… Emiliano ha sempre strizzato l’occhio a destra. Lo dico bonariamente: lui ha una visione totalitaria della politica.
Io mi ritengo equidistante da Fitto ed Emiliano, non c’è una grande differenza. Quando vuoi fare una coalizione, hai la necessità anche di individuare una persona che sia in grado di rappresentare il punto di sintesi di quelle anime. Michele Emiliano non lo è. Il PD pugliese non gli ha mai voluto far fare un passo indietro».
Sulla Xylella invece?
«Sulla Xylella il tema è gravissimo. Gli ulivi rappresentano la cultura e le radici di questa terra. Lui ha gestito questa storia parlando alla pancia e dicendo “non si sradicano le piante”. Se la comunità scientifica e l’Europa ti dicono che quello è quello che c’è da fare e tu non lo fai per rincorrere la pancia della gente, la responsabilità è doppia: sapevi che avresti dovuto farlo. Secondo lei è possibile che in questo momento il Presidente della Regione Puglia sia anche assessore alla sanità e all’agricoltura? La regione non è una proprietà privata. Il presidente della regione dovrebbe essere colui che prende persone più brave di lui per guidare i settori strategici».
E sulla sanità invece? È il tema che più sta a cuore ai pugliesi. Il Coronavirus ha messo ancora più in mostra le debolezze del nostro sistema sanitario che, negli ultimi anni, ha subito dei duri colpi. È una regione, Sottosegretario, che ha bisogno di una vera stagione riformista dal punto di vista sanitario. Vogliamo parlare delle liste d’attesa per farle un esempio?
«…io dovrei dirle, “chieda all’assessore“».
Potrei essere d’accordo con lei però vi proponete come alternativa. Esiste anche un decreto ministeriale 70 del 2015, no?
«Io ho vissuto tanti in Lombardia ed ho vissuto il lockdown a casa a Milano. Durante questa esperienza una cosa che abbiamo imparato è che la sanità deve essere una presenza stabile nelle vite delle persone. È fondamentale che il servizio sanitario sia quanto più vicino possibile alle persone ed è giusto che ci siano centri di assoluta eccellenza, anche se realisticamente è impossibile averli dappertutto. È necessario che il servizio sanitario regionale ti raggiunga nel più breve tempo possibile e che ti conosca il più possibile come avviene in molte parti all’estero, dove io ho vissuto. Va rafforzata la rete complessiva e le infrastrutture. Se non posso avere un ospedale qui, allora devo muovere il paziente in modo rapido. Una rete efficiente di trasporto con gli elicotteri, ad esempio, soprattutto per le zone più disagiate, è un obiettivo essenziale. La sanità non deve essere considerata come uno strumento di aggregazione del consenso».
Non crede che siano almeno vent’anni che in questa regione manchi una visione lungimirante sulla sanità?
«Lo penso anch’io. La Puglia è la regione che ha tutte le bellezze e i vantaggi di una regione del sud e tutte le potenzialità di una regione del nord. Bisogna dare a questa regione la possibilità di liberare le sue energie».