
C’è chi ha già chiesto sanzioni ed espulsioni per i tesserati PD che hanno sostenuto Fabiano Amati
FASANO – Le elezioni regionali appena concluse hanno visto un trionfatore assoluto, l’astensionismo. Anche a Fasano, nonostante la presenza di ben cinque candidati locali, si è recato alle urne solamente il 40,26% degli aventi diritto al voto, un dato più basso, seppur di poco, del valore medio provinciale e regionale. Un dato impietoso che dovrebbe far riflettere la politica a tutti i livelli.
Tuttavia, come sempre accade, gli esiti vengono determinati sulla base delle indicazioni di quei pochi elettori che hanno esercitato il proprio diritto di voto. E l’indicazione emersa da Fasano è stata chiara: Fabiano Amati ha dominato la competizione, ottenendo 5497 preferenze nella sola Fasano, con la lista “Per la Puglia” che è stata conseguentemente la più suffragata con circa il 44% dei consensi. In termini di preferenze, Amati ha superato di gran lunga il neoeletto tra i banchi dell’opposizione Antonio Scianaro (FDI – 1945 preferenze a Fasano), Mario Schena (FI – 1053 preferenze a Fasano) e tutti gli altri candidati.
Un exploit che non è però bastato all’assessore regionale uscente per riconfermarsi, atteso il basso numero di seggi conquistati a livello regionale dalla sua lista – solo quattro – non sufficienti per far scattare lo scranno nella provincia brindisina. Tra gli addetti ai lavori questo scenario era nell’aria e fa il paio, a livello locale, con lo scontro “fratricida” consumatosi nelle ultime settimane all’interno del PD fasanese, uscito con le ossa rotte da questa tornata elettorale.
Dopo aver spento le ambizioni del sindaco Francesco Zaccaria, culminate nell’attacco frontale ad Amati nel comizio di piazza Mercato Vecchio (il sindaco ha poi provato a smentire, sostenendo che il destinatario di quelle parole fosse Stefano Lacatena di Monopoli, peraltro neppure candidato – l’esempio, tuttavia, calzava a pennello su Amati), il PD locale non è riuscito ad assicurarsi la candidatura dello stesso Amati, rimanendo dunque al palo in una competizione nella quale il centrosinistra e Antonio Decaro non avevano rivali sin dai nastri di partenza.
Il risultato è stato eloquente: nella seconda città più popolosa della provincia il partito che esprime la maggioranza dei consiglieri e degli assessori comunali ha raccolto appena 894 voti, posizionandosi dietro persino alla lista civica “Decaro Presidente” in cui era candidato il cegliese Tommaso Gioia. Una débâcle che non è stata evitata neanche dai diversi componenti dell’Amministrazione comunale che, più o meno apertamente, hanno dichiarato il proprio sostegno ai candidati del Partito Democratico presenti in provincia. Su tutti il sindaco Zaccaria e i consiglieri comunali Giuseppe Ventrella e Loredana Legrottaglie. Un sostegno che evidentemente non ha riscontrato appeal tra i fasanesi, considerato il basso numero di preferenze (326) ottenuto dal mesagnese Toni Matarrelli a fronte delle circa 25mila raccolte nel resto della provincia.
Di contro, all’orizzonte si profila una vera e propria resa dei conti che vedrà protagonisti tutti gli esponenti locali del PD che si sono schierati al fianco di Amati, facendo convergere il consenso sulla lista civica di quest’ultimo. Non si sono di certo nascosti il vicesindaco Luana Amati, l’assessore Gianluca Cisternino e i consiglieri Franco Mastro e Nicola Pentassuglia, tutti eletti alle amministrative in quota Partito Democratico. Così come potrebbe essere rivalutata la posizione del segretario cittadino Fabio Sibilio, che fino all’ultimo ha tentato di convincere i vertici provinciali del partito a candidare Fabiano Amati tra le sue liste, rivolgendosi addirittura alla leader nazionale Elly Schlein in un vano e disperato tentativo di salvare la baracca.
Stando alle indiscrezioni provenienti da ambienti vicini ai vertici provinciali del PD, si starebbe vagliando anche l’ipotesi di provvedimenti di espulsione o sospensione dal partito, sollecitati proprio da una missiva a firma di un consigliere comunale della stessa maggioranza (uno di quelli che ha fatto apertamente campagna elettorale per il PD).
Una vera e propria polveriera la cui esplosione potrebbe senz’altro avere conseguenze importanti sugli equilibri politici in quest’ultimo anno e mezzo del mandato a firma Francesco Zaccaria.




