
Presentato ieri a Fasano il libro “Chiamiamo il Babbo” scritto dalle figlie del maestro della cinematografia italiana
FASANO – È stato presentato ieri (11 dicembre) presso la Sala di Rappresentanza del nostro Comune il libro “Chiamiamo il Babbo”, pubblicato da Rizzoli e scritto da Paola e Silvia Scola, figlie di Ettore, indiscusso maestro del cinema italiano. L’incontro, organizzato dal Presidio del Libro locale (presente la sua referente Annamaria Toma che ha introdotto la serata), col patrocinio dell’Amministrazione comunale (rappresentata dall’Assessore alla Cultura Cinzia Caroli che ha salutato gli ospiti) è stato condotto da Nicola Latorre, ex senatore e docente LUISS.
«Un libro intenso che si legge con estrema facilità, proprio com’era il cinema di Ettore Scola» ha esordito Latorre che ha descritto il Maestro (conosciuto nel 2008 e con il quale ha fatto una lunga e interessante chiacchierata durante un viaggio in autobus tra Bari e Matera) come una persona schiva, che soffriva una vera e propria idiosincrasia per la retorica.
Un vero uomo del Sud, ha aggiunto sua figlia Paola, «che soffriva la ribalta, tanto riservato in pubblico quanto dolce e disponibile in famiglia». E sono proprio i loro ricordi più intimi, sempre felici, che riempiono le pagine del volume presentato (che vanta la prefazione di Daniel Pennac), voluto fortemente da Rizzoli, e che ha visto una prima riluttanza da parte delle due donne, che ironicamente, proprio come avrebbe detto il loro padre, dopo aver accettato l’arduo compito, si sono affidate a una delle frasi tormentone di famiglia, quel “chiamiamo il Babbo” appunto, che è anche il titolo del libro. «Abbiamo sentito il suo fiato sul collo per tutto il tempo della stesura» ha ammesso candidamente Silvia.
Molti gli aneddoti che hanno raccontato nel libro – scritto un capitolo ciascuna eccezion fatta per il primo che hanno scritto a quattro mani – e quindi durante la serata le figlie di Scola che hanno entrambe avuto l’onore e l’onere di collaborare con lui (Paola come aiuto regista, Silvia come sceneggiatrice di ben otto pellicole), il padre e l’artista. Un padre sempre vicino, nonostante poco presente fisicamente, che ha sempre saputo ascoltare e consigliare, restando sempre un passo indietro ma capace di tirare fuori le figlie dai momenti più bui. Un’artista che invece ha saputo raccontare la trasformazione della società italiana del dopoguerra, contribuendo alla stessa attraverso il suo cinema, con film di rottura come “Una giornata particolare”, citato spesse volte durante la serata, nel quale «un eterosessuale come nostri padre ha saputo raccontare mirabilmente i sentimenti di un omosessuale e di una donna, pur non essendo nessuno dei due. Quel film è il nostro vero orgoglio».