
Andato in scena al Teatro Kennedy lo spettacolo “Sfumature di scienza” di e con Sara D’Amario
FASANO – Frizzante e originale lo spettacolo “Sfumature di scienza” andato in scena ieri (24 gennaio) al Teatro Kennedy di Fasano. Il monologo di e con Sara D’Amario è stato il secondo appuntamento in cartellone della Stagione di prosa 2019-2020 approntata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.

Lo spettacolo ha compiuto un vero e proprio viaggio nel tempo omaggiando venti figure femminili, venti scienziate che attraverso la loro caparbietà e la loro sete di conoscenza hanno lasciato un segno indelebile nella storia della nostra umanità. Dalla matematica, filosofa e astronoma Ipazia (vissuta nella Grecia intorno al quarto secolo), alla diva di Hollywood e grande scienziata di origini viennesi Hedy Lamarr, che rischia di passare alla storia più per essere stata la prima attrice a recitare una scena erotica che per il suo contributo scientifico nell’ambito militare. Oppure dall’astronoma americana Vera Rubin a cui si deve la scoperta della materia oscura al primo medico della storia, Agnodice.

E ancora Maria la giudea, la prima alchimista d’Occidente e da molti considerata una strega, la matematica francese Sophie Germain e la milanese Maria Gaetana Agnesi, prima donna a conseguire una cattedra di matematica all’Università di Bologna. E ancora, le prime due donne a conseguire un dottorato al mondo, Elena Cornaro in filosofia e Laura Basti in fisica; la matematica iraniana Mariam Mirzakhani, prima donna a vincere la prestigiosa Medaglia Fields (il corrispettivo del Nobel in matematica, che in effetti non esiste).

E ancora Ada Byron Lovelace matematica inglese nota per i suoi studi alla macchina analitica (l’avo del computer); l’americana Grace Hopper pioniera della programmazione informatica, Katherine Johnson i cui calcoli portarono l’uomo in orbita; la fisica tedesca Maria Goeppert-Mayer, diventata celebre per il suo modello atomico detto “a guscio”; Maria Curie e sua figlia Irene; Lise Meitner e il suo contributo alla fissione nucleare; la chimica britannica Rosalind Franklin; Jennifer Drummond e i suoi studi sul DNA, e infine tre premi Nobel: la prima donna africana a vincerne uno, Wangari Muta Maathai nel 2004, Donna Strickland per la fisica nel 2018 ed Esther Duflo per l’economia nel 2019.

Un testo incisivo corredato da una messa in scena essenziale e veloci cambi d’abito da parte della protagonista, per sottolineare un gravissimo pregiudizio che ancora persiste: la scienza è solo una questione per maschi. Come a dire che l’ingegno è un’esclusiva del DNA del sesso forte. Ci auguriamo che venti esempi (e ce ne sarebbero una montagna) possano bastare.





