
Ieri la degna conclusione del progetto “Intrecci di Musica e Letteratura” dell’istituto fasanese. Un evento arrivato dritto al cuore del pubblico.
FASANO – Commuovere è una parola di origine latina e significa “agitare, mettere in movimento”. E ieri l’evento del liceo “L. da Vinci” è riuscito a commuovere perché ha smosso qualcosa nello spettatore, qualcosa di forte nel petto.
Si è chiuso ieri sera, con ben due repliche dopo l’apertura di mercoledì 7 giugno, fra gli applausi del gremito pubblico del Teatro Sociale, lo spettacolo (e definirlo tale sarebbe quasi “riduttivo” come ha precisato la dirigente Maria Stella Carparelli) “La poesia dell’incontro. Intrecci di-versi speciali”, a conclusione del progetto “Intrecci di musica e letteratura”.
Il progetto, che nei suoi quasi vent’anni di vita ha portato in scena i temi più disparati, quest’anno ha voluto dedicare due serate evento alla diversità. ‘Diversità’ intesa non solo come unicità, ma anche come un’occasione di mostrare il proprio io, elevandolo, come fanno le farfalle una volta uscite dalla crisalide. Un meraviglioso processo di metamorfosi che permette loro di librarsi fra le correnti, e forti e flebili, ma non sempre benevoli
E i protagonisti speciali di ieri sera hanno raccontato quali siano questi venti che a volte sembrano spingerli lontano da una realtà che sembra ancorata a stereotipi.
C’è Katia, che ha superato se stessa, i suoi limiti, e rivolge il suo sguardo, che racconta più di mille parole, alle stelle, citando la forza e le scoperte di un grande genio ‘speciale’ del secolo scorso, il fisico Stephen Hawking.
C’è Joana, i cui sorrisi incantano e danno forza a chi spesso sente di non averne più, e l’incredibile energia di Daniel, a far da cornice alle meravigliose coreografie, tutte curate dalla maestra Enza Consoli. E poi Alice, che sogna Broadway e trova ispirazione nella recitazione e nella danza, passione condivisa da Leonardo, che vuole ricordare agli altri di come ce la si possa fare davvero, anche con pochi mezzi a disposizione; senza dimenticare la timida, ma fortemente emotiva, Maria Fernarda, la cui luce brilla sul palco.
A curare lo spettacolo, come ogni anno, sono gli infaticabili docenti Michele Iacovazzi e Mina Corelli, la cui penna trova sfogo nelle voci e nelle azioni di quasi 100 studenti.
Fra le musiche di Battiato, Ranieri, De André, Zero, Morandi, Cremonini, Elisa, Amoroso e Cristicchi, fino ad abbracciare le note di Elodie, Mr. Rain, Einaudi, Pinguini Tattici Nucleari e il musical “The Greatest Showman” (davvero vasto e intuito il repertorio scelto), attraverso il metateatro i ragazzi raccontano la propria evoluzione attraverso storie dal passato.
Dalla rupe di Sparta alle camere a gas di Birkenau con un unico scopo da parte dei “migliori”: eliminare il diverso, il più debole. Un condensato della tragedia umana che riga il volto dello spettatore con le lacrime, e che gli tocca il cuore, in quell’atto di commozione triste, ma necessario per comprendere.
Così alla fine la farfalla spicca il volo, impara a librarsi fra quelle correnti grazie alla forza del Teatro perché, come ha ricordato Katia, il Teatro è Libertà, e vale la pena di ricordarlo nel grande palco delle nostre vite.
Fotoservizio di Mario Rosato.













































