
È andato in scena ieri il terzo appuntamento in concorso della XIII edizione del Festival
FASANO – Prendete due fratelli gemelli che si separano all’età di sette anni. Prendete gli stessi fratelli molti anni dopo, inseriteli in una serie di situazioni assurde, e otterrete caos e comicità. È questo il sunto di “Menecmi”, lo spettacolo andato in scena ieri sera (29 ottobre), al Teatro Sociale di Fasano, nell’ambito della XIII edizione del Festival “Di scena a Fasano”.
La famosa commedia, scritta da Plauto oltre 2000 anni fa e ripresa – seppur con qualche necessaria variazione -, dalla Compagnia “Ladri di Copioni” di Torre del Greco (NA), racconta di due fratelli gemelli, i Menecmi appunto, legatissimi e indistinguibili anche agli stessi genitori. Un giorno, al mercato di Capua (la storia originale era ambientata nell’antica Albania), Mosco (Gioacchino Vitiello) perde il secondo di questi due gemelli, che viene adottato da una famiglia del posto, mentre il padre torna sconsolato a Napoli, dove sceglie di dare al gemello rimasto il nome di quello scomparso, Menecmo.
Molti anni dopo, il Menecmo (Roberto di Capa) di Napoli è ormai uno stimato avvocato, accompagnato dal fido, ma non troppo, Spazzola (Matteo Ascione) e dalla moglie Dorippide (Adriana Iacomino), a cui però sottrae la veste e il gioiello preferito per donarli alla procace Erozia (Mara D’Amato), amante di Menecmo e padrona di una bella locanda.











In città però giunge il povero Menecmo di Capua, accompagnato dal fedele Messenione (Gerardo Di Lecce), in cerca del fratello perduto, di fortuna, e di buon cibo. L’equivoco comincia immediatamente, con lo schiavo e cuoco di Erozia, Cilindro (Flavio Speranza, regista dello spettacolo), che scambia il Menecmo capuano con quello napoletano, e gli chiede se le salsicce prese al mercato, non senza allusioni volgari come da elemento tipico della commedia latina, van bene per il pranzo della giornata. Il Menecmo capuano inizialmente non capisce, ma sceglie di stare al gioco e rispedisce al mercato il cuoco civettuolo, mentre sceglie di esplorare la città.
Ed è qui che cominciano una serie di equivoci, col Menecmo di Capua che si sollazza con la bella Erozia prima, e con Dorippide poi, mentre il povero Menecmo napoletano viene respinto e tradito da chi poco prima gli aveva promesso fedeltà, fra vestiti rubati e dracme dal destino incerto. Lo sfacciato equivoco continua con l’intervento di un medico sordo alle richieste del padre, fra le risate del pubblico divertito dalle figure tipiche della commedia antica, dal servus alla meretrix, finché non è lo stesso Mosco a riconoscere il figlio perduto, e alla fine tutto si rivela con la voce dello stesso protagonista.
Nel complesso la commedia si rivela piacevole e scorrevole nei suoi due atti da 40 minuti. La scenografia, così come i bei costumi, curati da Italia e Luigi Esposito, trasportano il pubblico nella Neapolis dell’epoca romana, piena di quella verace quotidianità che ritroviamo ancora oggi e che gli attori, non a caso napoletani, interpretano benissimo. Uno spettacolo in cui si ride di gusto, con i meritati applausi del pubblico.
Il prossimo appuntamento si terrà sabato 5 novembre con lo spettacolo “Incendi”.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.









