Francesco, medico fasanese in zona rossa: «È stato terribile. La gente moriva in 24 ore»

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La forte esperienza del nostro concittadino: «Ho avuto paura ma ce l’abbiamo fatta!»

FASANO – Coraggio, passione e dovere morale sono il cuore pulsante della storia di Francesco Sabatelli, il medico fasanese che ha scelto di partire per le zone rosse in piena emergenza Coronavirus per dare il proprio contributo professionale e umano all’intera nazione colpita dalla pandemia. “Uno dei valorosi eroi in corsia”, così lo definiva Gofasano in un’intervista che il dott. Sabatelli aveva rilasciato prima della sua partenza, avvenuta lo scorso 8 aprile.

Dott. Sabatelli, bentornato a casa. Come ha vissuto i giorni in trincea?

Non mi aspettavo quello che poi ho trovato e ho vissuto. Partiti per Roma ad aprile, siamo subito stati sottoposti a controlli e tampone. Visto l’esito negativo, ci siamo spostati a Bergamo e, da lì, smistati e indirizzati nel luogo in cui c’era bisogno di personale medico. Io sono stato mandato a Genova in una Rssa: abbiamo gestito case di anziani che in quel momento erano state adibite a centri Covid. Una realtà assurda in quanto, a causa del contagio di tutti gli operatori, ci si siamo trovati a gestire gente anziana con tante patologie: tumori, problemi cardiovascolari e respiratori, a cui si aggiungeva il Covid.

I primi giorni sono stati terribili: la gente moriva in 24 ore. È stato straziante vedere che nessuno poteva venire a ritirare i corpi. Gli inceneritori erano full quindi un sacco di cadaveri dovevano stazionare nei sottoscala.

Abbiamo avuto il supporto dell’ospedale San Martino. Io ho collaborato con il prof. Bassetti che ci ha dato un valido sostegno anche a livello gestionale di questi pazienti.

Sono stati 21 giorni terribili. Sono stato uno dei pochi però a cui è stato prolungato il mandato per altri 21 giorni. Il primo mandato è stato spaventoso: in media morivano 10 pazienti al giorno. In una sola giornata si cominciava con la febbre che aumentava fino a 40°, poi problemi polmonari e decesso, senza darci il tempo di portare il malato in camera intensiva. Dopo i primi 21 giorni però, la situazione è mutata radicalmente: la gente cominciava a guarire e si svuotavano le camere intensive. Ho terminato il secondo mandato con 0 contagi.

È stata un’esperienza che mi ha gratificato dal punto di vista umano; saper di aver dato una mano a questa gente che in quel momento aveva bisogno, mi ha appagato tantissimo.

Ci sono stati momenti in cui ha avuto paura?

Si, ho avuto paura. Quando siamo arrivati a Genova eravamo 45. Ad oggi, 10 colleghi sono ancora lì, in camera intensiva, perché contagiati. Ho avuto davvero paura perché è un virus invisibile e, nonostante ogni precauzione, c’è stato qualche collega che ne è stato colpito. Eravamo costretti in queste tute per 12-13 ore perché il virus attaccava nel momento in cui ci spogliavamo anche solo per mangiare o andare in bagno. Avevamo paura di farlo. È stata dura ma ce l’abbiamo fatta.

Com’è stato tornare a casa? Qui la realtà è ben diversa…

Ritornare è stato difficile. Al Sud credono ancora sia una bufala, una barzelletta, nessuno la prende sul serio. Venivo da una situazione di allerta e qui invece si va tranquillamente a ballare, si sta insieme. La gente qui, avendo avuto la fortuna di non aver incontrato il maledetto virus, non ha ancora capito nulla e questa cosa spaventa molto.

Pensa che il virus possa ritornare?

Attualmente c’è una pandemia in corso. In America la situazione è ancora esasperante. Noi invece in Italia abbiamo aperto le frontiere. Zone italiane oggi sono Covid free ma con le frontiere aperte ci vorrà poco a tornare a quella brutta situazione iniziale.

Io non avrei tutta questa tranquillità…

Non si aprono le scuole ma si aprono le discoteche. Non ha senso questa gestione.

Se avessimo avuto qui al Sud i numeri del Nord, pensa che con le strutture sanitarie che abbiamo ce l’avremmo fatta?

No. Sicuramente no. Il Nord ha delle strutture molto più avanzate e, nonostante ciò, non è riuscito a gestire questa situazione. Non voglio immaginare qui da noi cosa sarebbe successo. Dobbiamo ritenerci molto fortunati. Non riesco a sopportare il fatto che al meridione la gente prenda tutto alla leggera solo perché non l’ha vissuta sulla propria pelle.

Il racconto di un’esperienza forte, intensa e dolorosa riportata dalla voce, dagli occhi e dal cuore di chi ha toccato con mano questa malvagia vicenda.

«Ci vuole coraggio, lo so – ha concluso Sabatelli emozionato – ma questo lavoro lo odi o lo ami…e io lo amo, nonostante tutto».

Il nostro concittadino ha ricevuto un riconoscimento da parte della Protezione Civile Nazionale per aver messo “a disposizione della collettività la propria professionalità e il proprio impegno”, a firma del Capo di Dipartimento Angelo Borrelli. Il prossimo 27 dicembre a Roma gli sarà invece conferita l’onorificenza dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Al dott. Sabatelli, il nostro Grazie.

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