Eugenio, infermiere fasanese in trincea a Milano: il Covid-19 non è uno scherzo

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Il racconto del nostro concittadino, impegnato in uno dei tanti ospedali della zona rossa

MILANO – Se non ci fossero quegli eroi in tuta e mascherina, forse non riusciremmo mai vedere una luce di speranza per uscire da un incubo chiamato Coronavirus. È la missione di tutti quei medici e infermieri impegnati nei tanti ospedali della nostra penisola. È la missione anche di Eugenio Di Tano, infermiere presso il reparto di terapia intensiva dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano che, insieme a tanti altri suoi colleghi, lotta quotidianamente per salvare la vita a molti pazienti. Fasanese di nascita, milanese di adozione e maratoneta per passione. Una vita, circa 30 anni, spesa tra le corsie di un ospedale a vocazione cardiologica e neurologica, ma che oggi si ritrova, come tante altre strutture, a combattere qualcosa di inaspettato e di altamente pericoloso per il mondo intero: il Covid-19.

«Per me tutto questo è cominciato lo scorso 22 febbraio – afferma Eugenio – quando rientrando da una maratona disputata a Siviglia ho constatato la gravità di quanto stava per accadere e di come il contagio avanzava velocemente. L’ospedale nel quale presto servizio contiene circa 60 posti letto di cui 14 di terapia intensiva. Dopo l’esplosione dei contagi l’intera struttura è stata adibita per i casi covid-19 raggiungendo quasi la quota di 100 ospedalizzati. Nel mio reparto sono ricoverati circa 14 pazienti attualmente intubati e quindi in coma farmacologico che lottano ogni giorno per sconfiggere questo maledetto virus. Una situazione molto difficile che in pochi giorni ha visto ridursi del 50% il personale costretto in quarantena per i molti contagi verificatisi tra i colleghi. Io ad oggi sto bene e ci siamo riorganizzati, ma il morale e davvero basso per tutto quello che stiamo vivendo nonostante la voglia di continuare a combattere è sempre forte. La mattina indossiamo tuta e maschera di protezione che non possiamo sfilare per tutta la durata del turno, stando molto attenti a non commettere il ben che minimo errore che potrebbe essere fatale per i nostri pazienti ma anche per noi. Una situazione molto difficile che condiziona pesantemente anche le nostre consuetudini. Io ho dovuto riadattare le mie abitudini e le mie esigenze per adeguarle a questa nuova situazione. Dopo aver indossato i dispositivi di sicurezza non possiamo più svestirci e quindi ne bere, ne andare in bagno o altro perché non possiamo dismettere la tuta protettiva. A fine giornata è ovvio che siamo distrutti dalla fatica, dalla tensione e dalla speranza che tutto sia andato bene anche per noi”. Uno scenario davvero surreale e uguale a tanti altri visti in tv e della quale forse non sempre la gente non riesce a capire la reale gravità. “All’inizio – continua il nostro concittadino – tutti dicevano che era una semplice influenza e che colpiva solo gli anziani. Non è vero. Non è una influenza e colpisce tutti, comprese anche le persone più giovani. Nel nostro ospedale abbiamo ricoverati quarantenni e cinquantenni senza nessuna patologia pregressa».

Un’emergenza che inevitabilmente coinvolge anche la vita familiare di questi nostri eroi in corsia. «Era inevitabile che qualcosa cambiasse anche in famiglia –spiega Eugenio – mia moglie Marina lavora in ospedale come me e quindi dopo l’inizio di questo brutto momento abbiamo deciso di prendere delle precauzioni in casa data la presenza dei nostri due figli Chiara e Andrea. Evitiamo contatti troppo ravvicinati, come baci e abbracci cercando di mantenere solo alcune piccole abitudini come quella di cenare insieme. Ci manca molto l’affettività familiare ma siamo certi che presto torneremo ad abbracciaci. Sarà una battaglia molto lunga e ripeto che è una patologia molto seria.  Molto dipende da come questo virus ti prende. Se sei fortunato può succedere di avere pochi o nessun fastidio ma questo covid-19 è anche in grado di aggravare le condizioni di chiunque in pochissimo tempo. Bisogna rispettare le condizioni dettate continuamente dagli esperti sanitari e stare a casa».

Il nostro eroe fasanese è anche un grande sportivo. È un grande amante della corsa e nel suo recente passato può vantare ben 26 partecipazioni a maratone importanti. Questo però lo ha indotto a lanciare un ulteriore messaggio forte e chiaro attraverso la sua pagina Facebook mettendo in evidenza una foto inequivocabile.

«Questa foto – spiega l’infermiere fasanese – l’ho postata per dire a tutti che non è più il momento di uscire a correre nei parchi o per strada ma che bisogna stare a casa. Anche le attività ludico motorie sono molto pericolose. Dovete stare a casa e basta».

Un monito importante da prendere in seria considerazione. «Mi auguro che questo mio appello venga preso in seria considerazione anche dai miei conterranei – conclude Eugenio – per evitare che accada quello che stiamo vivendo noi qui al nord. Per il resto sono certo che ne usciremo, forse con un prezzo molto alto, ma insieme ce la faremo e torneremo a correre e ad abbracciarci».

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