
Nell’appuntamento della rassegna del Mondadori Bookstore, a Masseria Torre Coccaro, il wedding planner si è raccontato a Savino Zaba presentando “Quando l’amore non basta”
FASANO – Meraviglia. Possesso. Timore. Pienezza. Annullamento. Sono tanti i termini, belli e meno belli, che possono accostarsi all’amore. Ma c’è anche la consapevolezza di cambiare nel momento in cui persino l’amore più idealizzato diventa una prigione. È da questa consapevolezza che nasce “Quando l’amore non basta” (Cairo Editore), il libro con cui Enzo Miccio ha scelto di raccontare, ieri 5 novembre, una parte profondamente privata della propria vita.
Il wedding planner più famoso della televisione è stato protagonista a Masseria Torre Coccaro di un nuovo appuntamento della sesta edizione di “LibriAmo…tra le masserie!”, la rassegna letteraria del Mondadori Bookstore, ideata dall’imprenditrice Laura De Mola. A dialogare con lui è stato Savino Zaba, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra le pagine di un memoir nel quale, dietro la patina impeccabile di un uomo abituato a curare ogni dettaglio, emergono fragilità, passioni e sofferenza.
«Con questo libro mi sono completamente messo a nudo, raccontando una parte della mia vita che nessuno conosceva, nemmeno le persone più vicine a me», ha spiegato Miccio, confessando la difficoltà di ripercorrere un passato doloroso. Una scelta maturata anche attraverso il percorso terapeutico, nella speranza di riuscire a «sciogliere alcuni nodi e chiudere un cerchio che – ammette – non si è ancora del tutto chiuso».
Incalzato dal giornalista di Rai Radio 2, Miccio ha ripercorso le proprie origini, raccontando l’infanzia in Campania e un’educazione familiare rigorosa, che ha formato il suo carattere, ma nella quale le manifestazioni d’affetto erano piuttosto rare. «Se l’amore c’era, coincideva con il sacrificio, con il dovere, con la capacità di tenere duro», ha ricordato. Poi la voglia di cambiare vita e il trasferimento a Milano, fino all’approdo al mondo del wedding planning.
Durante una settimana della moda a Parigi, poi, l’incontro destinato a cambiare tutto. Una conoscenza che travolge Enzo, perché finalmente si sente visto non per il personaggio televisivo, ma per ciò che è semplicemente: «Sapere che qualcuno si interessa a te perché sei Enzo e non perché sei Miccio è la cosa più bella che possa succedere». Da quell’incontro nasce una relazione intensa e totalizzante, nella quale alla felicità si alternano improvvise interruzioni e allontanamenti. Un amore «a intermittenza», come lo definisce, nel quale entrambi sembravano incapaci di vivere serenamente i momenti felici.
Una relazione che, con il tempo, si è trasformata in una forma di limerenza, una dipendenza affettiva reciproca, ai limiti dell’ossessione. «Era sicuramente un amore non sano, da entrambe le parti», ha ammesso, ricordando quanto fosse difficile trovare la forza di interrompere quel legame. E quanto ancora oggi sia difficile definirlo «tossico».
Un amore che ha però messo in discussione una convinzione con cui il conduttore televisivo era cresciuto sin da piccolo, in un ambiente familiare rigido: quella secondo cui, quando c’è amore, ogni difficoltà debba essere affrontata e superata. Una convinzione che l’esperienza ha smentito e che dà il titolo al libro: «Il nostro per sempre, che ci eravamo giurati mille volte, era diventato un per forza. Ma il per sempre non deve diventare per forza», ha ammesso.
Dopo anni di sofferenza, la decisione di chiedere aiuto a una terapeuta. Un passaggio fondamentale, il cui valore Miccio ha voluto trasmettere anche al numeroso pubblico presente: «Se individuate un segnale simile a quello che ho descritto, chiedete aiuto». A concludere la storia, un epilogo doloroso, segnato dalla malattia e dalla scomparsa del suo ex compagno.
Eppure, nonostante tutto, Enzo Miccio continua a credere nell’amore e nell’importanza di avere accanto una persona con cui condividere la vita, confrontarsi e costruire un percorso comune. Una riflessione che si è intrecciata inevitabilmente con il lavoro di una vita. Per Miccio organizzare matrimoni resta un privilegio, perché significa contribuire a uno dei momenti più importanti nella vita di due persone. E poi una riflessione sulle relazioni e sulle persone: «Non si possono cambiare, specie alla mia età. Ma le relazioni non sono perfette: richiedono pazienza, rispetto e impegno».
Fotoservizio di Mario Rosato.























