
La rubrica del dott. Pierluigi Demola, specialista in cardiologia e interventistica cardiovascolare.
FASANO – Sono il dott. Pierluigi Demola, Medico Cardiologo, e ogni giorno mi occupo di pazienti con patologie cardiache acute e croniche. In questa rubrica parlo di cuore in modo chiaro e concreto, portando nella vita di tutti i giorni concetti che spesso restano confinati negli ambulatori.
“Un bicchiere di vino rosso al giorno fa bene al cuore”. È probabilmente uno dei consigli sulla salute cardiovascolare più diffusi nella cultura popolare, soprattutto in un Paese come il nostro, dove il vino è profondamente legato alla tradizione e alla convivialità.
Per molti anni anche alcuni studi scientifici sembravano sostenere questa convinzione: chi consumava piccole quantità di alcol mostrava, in alcune ricerche, un rischio cardiovascolare inferiore rispetto a chi non beveva affatto.
Da dove nasce il mito del vino rosso?
Una parte della fama del vino rosso deriva dal cosiddetto “paradosso francese”: l’osservazione che alcune popolazioni con un’alimentazione relativamente ricca di grassi presentassero una bassa incidenza di cardiopatia ischemica, apparentemente associata al consumo di vino.
Successivamente numerosi studi osservazionali hanno descritto una relazione tra consumo moderato di alcol e minore rischio di alcuni eventi cardiovascolari.
Il problema è che associazione non significa causalità.
Chi beveva moderatamente poteva avere contemporaneamente un’alimentazione migliore, maggiore attività fisica, migliori condizioni socioeconomiche o altre caratteristiche capaci di influenzare il rischio cardiovascolare. Gli studi più recenti, comprese analisi genetiche, hanno ridimensionato molto l’ipotesi di un effetto protettivo dell’alcol. La stessa American Heart Association sottolinea che non è stato dimostrato un rapporto causa-effetto tra consumo di vino e migliore salute cardiovascolare.
Ma il vino rosso non contiene sostanze benefiche?
Sì. Il vino rosso contiene polifenoli, tra cui il famoso resveratrolo, ai quali sono attribuite proprietà antiossidanti, e comunque in quantità minime.
Questo però non rende automaticamente il vino un alimento cardioprotettivo.
Le stesse sostanze possono essere assunte attraverso uva, frutti di bosco e numerosi alimenti vegetali, senza assumere contemporaneamente etanolo. Non abbiamo quindi bisogno di bere vino per ottenere i potenziali benefici dei polifenoli.
Ed è proprio l’etanolo, l’alcol comune, il punto centrale della questione.
Cosa fa l’alcol al sistema cardiovascolare?
Gli effetti dipendono molto dalla quantità e dalla modalità di consumo, nonché dalla continuità di assunzione della sostanza.
Quando l’assunzione aumenta, cresce il rischio di ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale e altre aritmie, ictus, cardiomiopatia e scompenso cardiaco. Il consumo elevato e soprattutto il binge drinking, cioè assumere grandi quantità di alcol in poco tempo, sono chiaramente associati a conseguenze cardiovascolari sfavorevoli. American Heart Association
Esiste anche un fenomeno conosciuto come “holiday heart syndrome”: dopo un consumo importante di alcol, magari durante una festa o una cena particolarmente abbondante, può comparire improvvisamente un episodio di fibrillazione atriale anche in persone senza una cardiopatia precedentemente conosciuta.
Anche la pressione merita attenzione. Un consumo regolare di quantità non trascurabili di alcol può contribuire ad aumentarla, mentre ridurre l’alcol nelle persone che ne assumono molto può favorirne la diminuzione.
Quindi non esiste una quantità “sicura”?
Qui è importante usare le parole con precisione.
Dire che non esiste una soglia completamente priva di rischio non significa che bere occasionalmente un bicchiere di vino abbia lo stesso rischio di consumarne diversi ogni giorno. Il rischio aumenta con la quantità e con modalità di consumo sfavorevoli.
Inoltre, dobbiamo guardare oltre il solo cuore. L’alcol è classificato come cancerogeno e anche basse quantità sono associate a un aumento del rischio di alcuni tumori. Per il rischio oncologico non è stata identificata una soglia di consumo completamente sicura.
Per questo il messaggio moderno non è più “un bicchiere al giorno fa bene”, ma piuttosto “meno alcol si consuma, minore è il rischio complessivo”.
E chi beve un bicchiere a tavola?
Non bisogna passare da un vecchio mito a un nuovo allarmismo.
Per un adulto sano che sceglie di bere occasionalmente una piccola quantità di vino, il messaggio non deve essere quello della paura. È però importante sapere che quel bicchiere va considerato soprattutto un piacere gastronomico e sociale, non una terapia per il cuore.
Le indicazioni dell’American Heart Association ribadiscono infatti che chi non consuma alcol non dovrebbe iniziare a farlo per proteggere il cuore; chi invece sceglie di bere dovrebbe limitarne il consumo.
Esistono poi situazioni naturalmente nelle quali l’alcol dovrebbe essere assolutamente evitato, come la gravidanza, e altre in cui può essere particolarmente problematico per la presenza di determinate patologie o per l’interazione con alcuni farmaci.
Il vero “bicchiere” che protegge il cuore
Se l’obiettivo è ridurre il rischio di infarto e ictus, disponiamo di strategie molto più efficaci e documentate.
Seguire una dieta mediterranea, fare attività fisica regolarmente, non fumare, mantenere un peso adeguato e controllare pressione arteriosa, glicemia e colesterolo sono interventi con solide evidenze di beneficio cardiovascolare. Le più recenti raccomandazioni nutrizionali dell’American Heart Association ribadiscono proprio questo approccio complessivo allo stile di vita.
Il vino, quindi, non deve essere demonizzato, ma neppure trasformato in una medicina.
Il messaggio da portare a casa
Un bicchiere di vino rosso non è una terapia.
Il vino può appartenere alla nostra cultura, alla tavola e alla convivialità. Ma quando parliamo di prevenzione cardiovascolare, il brindisi migliore resta fatto di alimentazione sana, movimento, niente fumo e controllo dei fattori di rischio.
Riferimenti essenziali
- American Heart Association, Alcohol Use and Cardiovascular Disease, Scientific Statement 2025.
- American Heart Association, Dietary Guidance to Improve Cardiovascular Health, 2026.
- World Health Organization, Alcohol and health.
- WHO Europe/IARC, Alcohol and cancer.




