
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Donato Lioi
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera di Don Donato Lioi nell’anniversario della morte di Mons. Sante Perna. Alle ore 16.00 di oggi, 15 ottobre, ci sarà un momento di preghiera davanti alla tomba di don Sante Perna, ci sarà un momento di preghiera.
“Sono trascorsi 77 anni dalla morte di Mons. Sante Perna,15 ottobre 1949.
Settantasette anni sono tanti; soprattutto per le nuove generazioni, che spesso faticano a sentire vicino ciò che appartiene a un passato così lontano.
Eppure ci sono persone e storie che il tempo non dovrebbe cancellare. Perché ricordare non significa guardare indietro, ma cercare nel passato qualcosa che possa ancora parlare al presente.
E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa resta oggi di Mons. Sante Perna nella memoria di Fasano? Egli dedicò una parte importante della sua vita ai più fragili. Nella città di Fasano, sul Colle Matarano, ai piedi della Selva, su di un terreno roccioso simile a quello descritto nel Vangelo, nel 1932 pose la prima pietra di quella che sarebbe diventata una delle realtà più importante della storia sociale ed educativa di Fasano.
Nel 1934 la ‘Casa Orfani Sacro Cuore’ accolse i primi orfani. Non fu soltanto l’opera di un sacerdote. Don Sante ebbe bisogno della gente. E la gente rispose. Dietro quelle mura non ci sono soltanto mattoni e calce. Ci sono sacrifici, offerte, giornate di lavoro, mani che hanno costruito, famiglie che hanno dato quello che potevano. Ci sono i nostri nonni. Persone semplici che forse non avevano grandi mezzi, ma avevano una cosa che oggi sembra diventata rara, la convinzione che un’opera dedicata ai bambini bisognosi fosse un bene per tutti.
E proprio per questo la domanda diventa inevitabile: che cosa abbiamo fatto di quella memoria? Non basta dire che Don Sane è ancora presente. Certo, il suo nome esiste. C’è una strada, c’è una statua, c’è la sua tomba nella Chiesa Sacro Cuore. La sua storia è custodita dall’Opera Don Guanella e viene ancora raccontata.
Nel 1999, nel 50° Anniversario di morte Fasano gli dedica una targa, nel 2003 fu collocata una statua che lo rappresenta mentre stringe a sé un ragazzo. Ma la memoria di una città non si misura soltanto dalle targhe, dalle statue, dalle ricorrenze. Si misura da come una Comunità sente ancora quella storia come propria.
È da qui che forse dobbiamo fermarci e riflettere. Se oggi la tomba di don Sante è poco visitata, se nelle conversazioni quotidiane il suo nome compare raramente, se perfino nella Comunità cristiana il suo nome appare affievolito, non dobbiamo limitarci a dare la colpa a qualcuno.
La storia di don Sante appartiene a Fasano. Appartiene a quelle famiglie che contribuirono alla costruzione della Casa. Appartiene agli ex ragazzi accolti in quella struttura. A quanti hanno lavorato, pregato, donato o semplicemente accompagnato quella grande esperienza educativa. E appartiene anche ai Fasanesi di oggi, perché il patrimonio morale di una città non è fatto soltanto di monumenti, palazzi e feste patronali. È fatto anche dagli uomini che, nel momento del bisogno, hanno saputo vedere prima degli altri ciò che stava accadendo. Don Sante vede bambini poveri ed abbandonati e non si limita a commuoversi. Fece qualcosa. Poi, quando comprese di non poter più sostenere da solo l’Opera, nel 1937 la affida all’Opera Don Guanella, perché potesse continuare nel tempo.
Questa è la grandezza di don Sante: non aver costruito solo un edificio, ma aver costruito una responsabilità collettiva. Ed è proprio questa responsabilità che oggi dovremmo recuperare.
Forse sarebbe bello che le scuole di Fasano cominciassero a parlare di Don Sante. Che i ragazzi visitassero la Casa, che ascoltassero le testimonianze. Che si raccogliessero i racconti dei nostri anziani prima che vadano perduti.
E allora,77 anni dopo, ricordarlo significa anche guardare avanti. Significa chiedersi quale memoria vogliamo costruire oggi. Significa dire ai giovani che ogni persona, anche attraverso piccoli gesti, può lasciare una traccia. Forse è proprio questa la più importante eredità della memoria: trasformare una storia di ieri in una domanda per il domani
E così don Sante, a 77 anni dalla sua morte, può ancora parlare a Fasano ed ai suoi giovani. Non soltanto attraverso ciò che è stato ma attraverso il suo ricordo può suscitare: conoscenza, riflessione, dialogo ed il desiderio sentirsi parte di una Comunità.
Perché una città che ricorda il proprio passato non vive nel passato. Costruisce con consapevolezza il proprio futuro.
Don Donato Lioi”.



