
Screenshot
La giornalista e medica fasanese ospite del programma Geo con la biologa marina Carlotta Santolini per raccontare “Il sale di Penelope”, un libro dedicato alle pescatrici italiane, al loro lavoro e ai cambiamenti del Mediterraneo.
FASANO – Raccontare il mare attraverso le storie di chi lo vive ogni giorno, dando spazio a professioniste che per lungo tempo sono rimaste ai margini della narrazione pubblica.
È così che è nato il progetto de Il sale di Penelope. Reportage e racconti di pesca al femminile, edito da Mursia, il libro scritto dalla giornalista e medica fasanese Ilaria Potenza insieme alla biologa marina Carlotta Santolini, presentato dalle due autrici venerdì 9 ottobre nel corso della trasmissione Geo, programma di punta nell’ambito documentaristico, in onda su Rai 3.
La storia del libro, pubblicato nel marzo di quest’anno, nasce in realtà nel 2022, da un podcast omonimo realizzato da Ilaria insieme alla giornalista spagnola Paula Blanco, dopo essere stato selezionato nel 2021 da Meglio di un romanzo, il progetto di giornalismo narrativo del Festivaletteratura di Mantova. Nelle quattro puntate, il podcast ha raccolto testimonianze tra Italia e Spagna, raccontando esperienze come quella di María Ángeles, redeira galiziana specializzata nella riparazione delle reti da pesca, e di Carmen Argudo, pescatrice e armatrice di Gandía, nella Comunità Valenciana. Da queste storie, diverse ma accomunate dall’incertezza sul futuro e sul ricambio generazionale, è nata l’idea di un progetto editoriale che ha visto Ilaria e Carlotta navigare in barca a vela per tre mesi, alla scoperta di angoli conosciuti e non del nostro Paese, per portare alla luce un universo quasi dimenticato, eppure così vicino a noi.
Al centro del progetto ci sono le donne che lavorano nella pesca, le loro competenze, le scelte di vita e le difficoltà che quotidianamente si ritrovano ad affrontare. Dalle Valli di Comacchio al Mar Ionio, passando per il Gargano, Monopoli, Porto Cesareo e Taranto, dalle isole Eolie al Levante ligure, con tappe a Ganzirri, Scilla, Procida e Ischia, fino alla Sardegna, le due protagoniste di questo viaggio lungo centinaia di chilometri hanno toccato con mano porti, cooperative, mercati del pesce e comunità costiere, quella che Ilaria definisce una nuova “geografia sociale”. La navigazione è stata il filo che ha unito gli incontri, consentendo alle autrici di avvicinarsi ai territori dal mare, respirarne la salsedine e dedicare tanto tempo all’ascolto.
«Abbiamo incontrato molte pescatrici nel nostro viaggio da nord a sud, toccando anche le piccole isole», ha raccontato Potenza durante la trasmissione. Un’esperienza che ha offerto l’occasione per «scattare una nuova fotografia» della pesca, superando l’immagine prevalentemente maschile che ancora accompagna questo settore. «Noi abbiamo cercato di tirar fuori da un cono di invisibilità queste storie e queste professioniste», racconta Ilaria a Geo. Il libro assume dunque il compito di raccontare una realtà in cui le donne sono da sempre impegnate nella filiera ittica: accanto ai mariti pescatori, molte partecipavano alle attività lavorative, tiravano le reti e affrontavano condizioni difficili, con l’ulteriore peso di dover conciliare spesso queste responsabilità con la cura della famiglia e altri lavori. La loro capacità di resistere alle difficoltà ha portato queste pescatrici a custodire conoscenze, tecniche e memorie fondamentali per le comunità in cui vivono.
Il libro affronta questa storia senza mai idealizzare il rapporto con il mare. «Le pescatrici di oggi non raccontano il mare dal punto di vista epico e romantico, lo raccontano nella sua fragilità e anche nella faticosità del reggere il mare», ha spiegato Potenza. Nelle loro testimonianze, il mare è innanzitutto un ambiente di lavoro, una risorsa da cui dipende la vita delle comunità e un ecosistema sottoposto a trasformazioni sempre più evidenti.
Non è un caso che tra i temi emersi nel corso dell’intervista ci sia anche l’impatto della crisi climatica sulle attività di pesca. Chi frequenta da anni gli stessi tratti di costa e conosce i fondali, le lagune e i luoghi in cui raccogliere molluschi può osservare cambiamenti che incidono direttamente sul lavoro quotidiano. «Il cambiamento climatico interferisce proprio sul lavoro e sulla quotidianità delle pescatrici, che giorno dopo giorno si accorgono del cambiamento», ha sottolineato la giornalista fasanese. A queste trasformazioni si aggiungono le difficoltà legate alla gestione delle risorse marine, alla pesca eccessiva e alla tutela della biodiversità. Anche la diffusione di specie aliene, come il granchio blu, un’emergenza che solo di recente sta rientrando, rientra nel quadro di un ambiente in evoluzione, che pone nuove sfide ma richiede anche risposte concrete.
Così Il sale di Penelope diventa l’intreccio di un reportage e di un diario scientifico, un racconto fatto di voci e prospettive differenti, dove centrale è il dialogo tra le esperienze dirette delle pescatrici e l’osservazione delle dinamiche biologiche ed ecologiche del mare. In questo modo, le vicende personali diventano anche uno strumento per comprendere i cambiamenti del Mare Nostrum e interrogarsi sul futuro delle attività che dipendono dalle sue risorse.
La coralità era fondamentale: volevamo che il libro avesse voci diverse, sensibilità differenti e prospettive multiple. Il metodo di scrittura rispecchia il contenuto stesso dell’opera: una rete, una comunità, un intreccio di esperienze che si incontrano e si sostengono. È stato importante costruire uno spazio narrativo condiviso attorno a storie che troppo spesso vengono raccontate ai margini.
«E spero resti anche una domanda aperta – conclude Ilaria -: quante altre storie femminili fondamentali continuano ancora oggi a non essere raccontate?»






