
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un fasanese che si interroga sull’equilibrio fra turismo e vivibilità a Savelletri
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata del fasanese Francesco Palazzo.
“Gentile Direttore,
sono un fasanese che da oltre dieci anni vive e lavora in Belgio. Nonostante la distanza, ho la fortuna di trascorrere gran parte delle mie ferie a Savelletri, un luogo che continuo a considerare casa.
Vorrei subito chiarire un punto: non appartengo alla schiera di chi demonizza il turismo. Al contrario. Sono felice che Savelletri sia diventata una meta internazionale e che il settore turistico porti lavoro, opportunità e reddito a tante famiglie del territorio, compresi numerosi amici che operano nella ristorazione, nell’accoglienza e nei servizi.
Tuttavia, accanto ai benefici, stanno emergendo anche alcune distorsioni che meritano una riflessione.
Non mi soffermerò sulla questione dei prezzi di ristoranti e locali, tema già ampiamente dibattuto. Vorrei invece parlare di una categoria ormai onnipresente nel paesaggio savelletrese: i van neri.
Chi frequenta la zona sa bene di cosa parlo. Eleganti, lucidi, climatizzati e spesso più lunghi di un appartamento in centro storico. Sono diventati i veri padroni delle strade che collegano masserie, resort, beach club e ristoranti.
Li si incontra ovunque. Sfrecciano nelle strette stradine di campagna come se stessero partecipando a una prova speciale del Rally di Monte Carlo. Compiono sorpassi improbabili, affrontano curve cieche con ammirevole fiducia nel destino e trasformano percorsi pensati per biciclette, runner e trattori in corsie preferenziali per il turismo di lusso.
Da runner amatoriale, posso testimoniare che alcune delle mie uscite estive assomigliano sempre più a una disciplina estrema. Si parte per godersi il profumo degli ulivi, il canto delle cicale e la bellezza della campagna pugliese e ci si ritrova invece a schivare mezzi che arrivano alle spalle a velocità decisamente incompatibili con il contesto.
Ma il fenomeno più curioso resta quello dei van in attesa.
Capita spesso di vederli parcheggiati davanti a una masseria, a una villa o persino sotto le finestre delle abitazioni private. Il conducente attende diligentemente il ritorno degli ospiti dalla cena, mantenendo il motore acceso e l’aria condizionata in funzione. Il turista deve trovare la temperatura perfetta al termine della mangiata. Poco importa se nel frattempo i residenti si godono una colonna sonora composta da motori diesel e gas di scarico.
Sembra quasi che il comfort del visitatore abbia ormai acquisito uno status superiore rispetto alla tranquillità di chi vive sul territorio tutto l’anno.
Naturalmente il problema non si limita ai van. Traffico crescente, parcheggi selvaggi, congestione delle strade e pressione sulle infrastrutture sono questioni ben note. Ma i van rappresentano forse il simbolo più evidente di un modello turistico che rischia di perdere il senso della misura.
Savelletri ha conquistato il mondo grazie alla sua autenticità. Sarebbe un peccato se, nel tentativo di soddisfare ogni esigenza del turismo di lusso, finisse per diventare meno vivibile proprio per chi la abita.
Forse è arrivato il momento di chiedersi se qualche regola in più, qualche controllo in più e un po’ di buon senso in più non possano aiutare a trovare un equilibrio tra accoglienza e qualità della vita.
Perché il turismo è una ricchezza. Ma una comunità locale che continua a vivere bene nel proprio territorio lo è ancora di più.
Francesco Palazzo
Fasanese residente in Belgio, runner estivo sopravvissuto a numerosi incontri ravvicinati con van neri.”



