
Ventuno anni di “Intrecci di Musica e Letteratura” celebrati con lo spettacolo dedicato al poverello d’Assisi. Che dopo ottocento anni ha ancora molto da dirci
FASANO – «Abbiamo tutto, ma non abbiamo noi stessi». È nella prima scena la chiave di lettura che ha animato “Francesco. L’eredità del vento”, lo spettacolo del progetto di “Intrecci di Musica e Letteratura” del liceo “Leonardo da Vinci” andato in scena venerdì e ieri, 5 giugno, con una replica, sulle tavole del Teatro Kennedy. Dietro lo spettacolo mani, mente e cuore dei docenti dell’istituto Michele Iacovazzi e Mina Corelli, che da oltre vent’anni tessono storie ed emozioni in un appuntamento ormai stabile del panorama culturale fasanese.
Quest’anno il fulcro è stata la figura di San Francesco d’Assisi, al secolo Giovanni di Pietro di Bernardone, che a ottocento anni dalla morte continua a ispirare le giovani generazioni nel suo messaggio, tanto semplice quanto potente, una crepa da cui filtra la luce.
Una luce che ha più volte attraversato il gremito pubblico del teatro, mentre Francesco, interpretato da otto attori, rivolge il suo appello: un estremo bisogno di diffondere amore, e verità. Lo fa quando il lupo di Gubbio diventa ‘fratello’, simbolo degli esclusi e degli ultimi. “Chi ci fa paura ha quasi sempre il nostro stesso volto”, ricorda lo spettacolo. Lo fa quando si reca in Egitto per porgere la mano al ‘nemico’ musulmano, e quando deve affrontare la figura paterna per la sua scelta.
Tre attrici hanno interpretato con efficacia Chiara, la figura che più di tutte ha rivendicato il diritto di scegliere la propria vita, non come ‘ombra di Francesco’, ma come ‘sua luce riflessa’, libera e determinata.
E ancora i temi difficili del presente, all’interno dei quali Francesco ci riporta con una necessaria brutalità.
Il messaggio attraversa i social network, dove “ci hanno insegnato a contare i like, ma abbiamo dimenticato come si contano i battiti del cuore”, si riflette nelle guerre e nello scenario internazionale che rende le lacrime una sorta di “lingua universale”, e si estende al rapporto con la madre terra, sempre più trascurata nonostante la consapevolezza di essere soltanto di passaggio in un Creato da custodire. Si manifesta, infine, nel bisogno diffuso di essere ascoltati, spesso celato dietro una normalità solo apparente.
Chi siamo davvero? Qual è il valore di ciò che possediamo? Quanto silenzio ci separa gli uni dagli altri?
Domande immutate in otto secoli, e dove lo spettacolo trova la sua vera forza. Domande che si intrecciano con una colonna sonora degna di nota, da Perdutamente a Due Vite, da Mi sei scoppiato dentro il cuore a Luce, passando per il Cantico delle Creature a Fai rumore ed altre ancora, fino al medley che ha unito oltre cento interpreti, nel ricordo di Consuelo, ragazza del liceo scomparsa alcuni mesi fa.
A impreziosire la serata, le coreografie della docente Mara Ferrara e delle allieve della scuola Oltredanza, ma anche il lavoro dei numerosi tecnici, scenografi e attori, che lavorano instancabilmente da mesi, per un progetto che si dimostra ancora una volta un segno di speranza che continua a soffiare in questa gioventù.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.








































