
La rubrica del dott. Pierluigi Demola, specialista in cardiologia e interventistica cardiovascolare
FASANO – Sono il dott. Pierluigi Demola, Medico Cardiologo, e ogni giorno mi occupo di pazienti con patologie cardiache acute e croniche.
In questa rubrica ho l’obiettivo di parlare del mio lavoro, parlo di cuore in modo chiaro e concreto, portando nella vostra vita quotidiana concetti che spesso restano confinati negli ambulatori, nei congressi, o solo nella testa dei Cardiologi.
Il dolore al petto è uno dei sintomi che spaventa di più. Avere un dolore al petto mette subito in allarme chiunque. Basta una fitta improvvisa, un formicolio al braccio sinistro, un senso di peso o bruciore del torace perché il pensiero corra immediatamente al cuore, e quindi all’infarto.
Ed è comprensibile: il torace ospita organi vitali e il dolore in questa sede non va mai ignorato!
Ma la domanda che molti pazienti si pongono è sempre la stessa: “Sarà il cuore a darmi questo dolore?”.
La risposta è più complessa di quanto sembri. La diagnosi differenziale è complessa e non sempre immediata. Innanzitutto: non tutti i dolori al petto hanno origine cardiaca.
Anzi, nella pratica clinica, una parte importante dei dolori toracici dipende da altre strutture: muscoli, esofago, polmoni, articolazioni o persino stati d’ansia. Il punto fondamentale, però, è capire quando il dolore potrebbe davvero rappresentare un segnale cardiaco da non sottovalutare.
Quando il dolore può essere cardiaco?
Il cuore “soffre” soprattutto quando riceve meno sangue del necessario, come accade nell’angina o nell’infarto miocardico.
In questi casi il dolore ha spesso caratteristiche abbastanza tipiche: è come un peso, una pressione o una morsa al centro del petto. Alcuni descrivono la sensazione come “un mattone sul torace”, con irradiazione ad altri distretti del corpo. Cosa significa? Il dolore può irradiarsi: al braccio sinistro, alle spalle, alla mandibola o alla schiena e spesso compare durante uno sforzo fisico o un forte stress emotivo, regredendo a riposo.
Nell’infarto miocardico tende a essere più intenso e persistente, talvolta accompagnato da sudorazione fredda, nausea, affanno, dolore alla “bocca dello stomaco” o sensazione di malessere generale, e non regredisce con il riposo.
Non sempre, però, il cuore segue le regole precise dei nostri libri di Cardiologia. Nelle donne, negli anziani e nei pazienti diabetici i sintomi possono essere più sfumati, a volte “atipici”, cioè non comuni e più subdoli. A volte prevalgono stanchezza improvvisa, fatica nel respiro o nausea più che il classico dolore toracico, a volte sfumati fastidi al torace, reputati di poco conto.
Per questo motivo è importante non basarsi solo sulla “tipologia” del dolore, ma considerare il contesto generale e la probabilità del paziente di avere un problema cardiaco reale.
I dolori che spesso non dipendono dal cuore
Molte forme di dolore toracico non pertengono a questo organo e a volte non hanno la stessa gravità.
Una delle più frequenti è il dolore muscolo-scheletrico. Può comparire dopo uno sforzo, un movimento brusco o semplicemente una contrattura. In genere peggiora toccando il punto doloroso o muovendo il torace.
Anche lo stomaco e l’esofago possono simulare un problema cardiaco. Il reflusso gastroesofageo, ad esempio, può provocare bruciore retrosternale, soprattutto dopo i pasti o da sdraiati. Non è raro che venga confuso con un dolore cardiaco.
Esistono poi dolori legati all’ansia o agli attacchi di panico. In questi casi il paziente può avvertire oppressione toracica, tachicardia, sensazione di respiro corto e paura intensa. I sintomi sono reali e spesso molto spaventosi, ma non derivano necessariamente da una malattia del cuore.
Anche alcune patologie polmonari, come pleuriti o embolia polmonare, possono causare dolore toracico, spesso associato a difficoltà respiratoria.
La durata e il contesto contano
Uno degli aspetti più importanti nella valutazione del dolore toracico è il contesto in cui compare.
Un dolore di pochi secondi, molto localizzato e “a punta di dito”, soprattutto in un giovane sano, è raramente legato a un infarto. Al contrario, un dolore oppressivo che compare durante una camminata o una salita e migliora con il riposo merita attenzione.
Anche i fattori di rischio hanno un peso importante. Fumo, ipertensione, diabete, colesterolo elevato, familiarità
cardiovascolare e sedentarietà aumentano la probabilità che il dolore abbia origine cardiaca.
Quando bisogna chiamare subito i soccorsi
Ci sono situazioni in cui non bisogna aspettare.
Un dolore toracico improvviso, intenso, persistente o associato a mancanza di respiro, sudorazione fredda, nausea o perdita di coscienza richiede una valutazione urgente. In questi casi è fondamentale chiamare il 118 e non affidarsi ai propri mezzi per raggiungere l’ospedale più vicino.
Quando un paziente arriva in Pronto Soccorso o in ambulatorio per dolore toracico, il primo obiettivo è distinguere rapidamente le cause pericolose da quelle benigne.
La visita e l’esame obiettivo è fondamentale. L’elettrocardiogramma e il dosaggio della troponina rappresentano spesso i primi strumenti diagnostici. In base al quadro clinico possono poi essere necessari ecocardiogramma, o esami più avanzati.
Negli ultimi anni, l’introduzione della troponina ad alta sensibilità ha migliorato molto la capacità di riconoscere precocemente un danno cardiaco acuto.
Un messaggio da portare a casa
Il dolore al petto non significa automaticamente infarto, ma non deve nemmeno essere banalizzato.
Molti dolori toracici hanno cause non cardiache e spesso innocue. Tuttavia, esistono caratteristiche e contesti che devono accendere un campanello d’allarme, soprattutto in presenza di fattori di rischio cardiovascolare o sintomi associati.
Il punto centrale non è vivere con paura ogni fitta al torace, ma imparare a riconoscere quando il cuore potrebbe davvero chiedere aiuto.
“Ascoltare il proprio corpo” resta una delle forme più importanti di prevenzione.
Riferimenti essenziali
1. European Society of Cardiology Guidelines on Acute Coronary Syndromes
2. American Heart Association Chest Pain Guidelines
3. Thygesen K et al. Universal Definition of Myocardial Infarction
4. Gulati M et al. 2021 AHA/ACC Guideline for the Evaluation of Chest Pain
5. Amsterdam EA et al. Testing of Low-Risk Patients Presenting to the Emergency Department with Chest Pain




