
Cesare Bocci, Galatea Ranzi e Giulio Pranno strepitosi protagonisti di una storia complessa che ha regalato emozione e commozione
FASANO – Solitudine, incomunicabilità, illusioni, delusioni, rapporti di coppia, separazione e scontro generazionale. Tante le tematiche – tutte complesse e ben incastrate nel tessuto narrativo –, contenute nel dramma Il figlio, andato in scena ieri (10 marzo) al Cinema Teatro Kennedy nell’ambito della Stagione di Prosa organizzata dal Comune in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
Il testo è firmato dal geniale scrittore francese Florian Zeller, già premio Oscar per la sceneggiatura non originale dello splendido The Father. Niente è come sembra – recuperate la visione se potete, c’è uno strepitoso Anthony Hopkins – che qui ha studiato alla perfezione le complesse dinamiche familiari.
Accurata e dinamica la regia di Piero Maccarinelli.
Anna e Piero sono una coppia separata con un figlio adolescente, Nicola. Il problema si innesca quando la madre scopre che il figlio, depresso, non va a scuola da due mesi.
Chiedendo spiegazioni al figlio, questo confessa il desiderio di andare a vivere con lui, che nel frattempo si è risposato con Sofia e ha avuto un altro figlio.
Le cose sembrano procedere abbastanza bene, fino a quando Sofia non scopre che Nicola si procura tagli alle braccia per autolesionismo.
Inevitabile lo scontro che porterà a galla i molti rancori tenuti nascosti da Nicola nei confronti del padre, che più per autodifesa e per i sensi di colpa per aver abbandonato moglie e figlio, mostra un positivismo a tratti snervante.
Il mal de vivre trascinerà Nicola nel baratro che culminerà nel tentativo di suicidio. Nicola verrà salvato in tempo e ricoverato in un centro di psicoterapia.
Qui, nonostante il parere del medico curante, Nicola, abile manipolatore, riuscirà a convincere i genitori a ritornare a casa. Perché sì, come dice sempre il padre, andrà tutto bene.
Ma l’inevitabile è dietro l’angolo e porta la storia al sorprendente finale. Nessun lieto fine. Perché in questi casi, purtroppo, non siamo nella famiglia del Mulino Bianco.
Impeccabile il cast: intensa e sofferta la recitazione di Cesare Bocci nei panni di Piero, padre in disequilibrio tra due fuochi familiari.
Galatea Ranzi, con l’eleganza recitativa che la contraddistingue è una tormentata e fragile Anna.
Bravissima Marta Gastini, nel difficile ruolo di Sofia.
Il vero dominatore della scena è però la rivelazione Giulio Pranno, che ha regalato un’interpretazione, degna di un attore consumato, sempre in equilibrio tra vigore, sconforto e sensibilità.
Tantissimi gli applausi finali tributati da un commosso pubblico in piedi.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.









