
Gabriele Palasciano
Il giovane teologo laico è di Montalbano
MONTALBANO – E’ intitolata “Dieu de raisonou de violence?” (Dio della ragione o della violenza?) l’ultima opera scritta e data alle stampe nelle settimane scorse dal teologo laico montalbanese Gabriele Palasciano.
Uscita a Lione, in Francia, lo scorso 15 settembre, per i tipi della casa editrice Olivétan, l’opera è composta da circa trecento pagine, ed è stata da lui curata coinvolgendo diciassette tra teologi, filosofi e politologi di varia nazionalità (Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti d’America, Svizzera) e di molteplici sensibilità, soprattutto cristiana (cattolico-romana, protestante, anglicana, ortodossa) ed ebraica.
Tra questi, spiccano i nomi di studiosi di importanza mondiale, ad esempio il filosofo William Cavanaugh dell’Università DePaul di Chicago, il teologo anglicano e teorico politico John Milbank dell’Università di Cambridge, l’indonologo e “padre” della teologia comparata Francis X. Clooney dell’Università di Harvard, la teologa ebrea Ruth Langer del Boston College, il teologo Hermann Häring dell’Università di Tubinga (amico intimo e collaboratore del celebre Hans Küng), il teologo Severino Dianich.
Ad arricchire l’opera, la prefazione di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli.
In dialogo con le parole di Benedetto XVI, gli studiosi esprimono il loro accordo o disaccordo sui punti teologicamente critici e capitali del famoso “Discorso di Ratisbona” tenuto da Benedetto XVI il 12 settembre 2006 all’Università di Ratisbona, in Germania, e considerato una pietra miliare nella storia del pensiero occidentale.
L’opera alimenta una libera riflessione che non evita ostacoli intellettuali.
I lettori sono invitati a entrare in questo dibattito e mettere in discussione le proprie convinzioni.
Il giovane Gabriele Palasciano, di Montalbano è un teologo laico, montalbanese dai modi affabili e discreti. Laureato in storia alla Sorbona di Parigi, in teologia protestante all’Università di Strasburgo, in teologia cattolica all’Università di Friburgo, e con studi di assiriologia e di esegesi compiuti all’École biblique et archéologique française (Ebaf) di Gerusalemme, già assistente alla facoltà di teologia protestante dell’Università di Ginevra (fondata dal riformatore Giovanni Calvino), è attualmente dottorando in filosofia della religione presso l’Università di Vienna.
Da sempre attento al dialogo con la cultura contemporanea, sensibile alle dinamiche del nichilismo e dell’ateismo postmoderno nella società, Palasciano nella sua ricerca si concentra sulla storia della teologia, la storia dei dogmi, il dialogo interculturale e interreligioso, oltre che il pensiero del filosofo argentino Juan Carlos Scannone, che approfondisce recandosi per le sue ricerche dottorali a Buenos Aires.
Il volume “Dieu de raisonou de violence?” è il terzo di Palasciano dedicato al tema, dopo una pubblicazione italiana per Rubbettino (2017) e una francese per L’Harmattan (Parigi, 2019).

Nel suo ultimo volume, Palasciano ha voluto concentrarsi su tre aspetti essenziali, che riguardano il rapporto del monoteismo con la ragione e con la violenza. Una questione molto importante e che ha assunto un rilievo fondamentale a partire dagli attentati di matrice islamista dell’11 settembre 2001 a New York.
La lectio magistralis di Benedetto XVI all’Università di Ratisbona ha suscitato molte reazioni, soprattutto nei circoli musulmani e poi nel mondo cristiano e laico. Al di là della controversia, il papa-teologo solleva la questione importantissima dell’articolazione tra fede e ragione e, per estrapolazione, si potrebbe dire tra fanatismo e ragione in materia religiosa. A prima vista, questo discorso incoraggia una seria riflessione sul rapporto tra religioni e violenza. Nel libro, le teologie sviluppate nei monoteismi, e nel caso particolare all’interno del cristianesimo, sono chiamate a mettere in discussione il rapporto della loro tradizione religiosa con l’alterità, a praticare un confronto con la diversità e a favorire l’inserimento della fede monoteistica, dunque nell’unico Dio, in un contesto segnato dal pluralismo delle convinzioni.
Palasciano è convinto che la lectio magistralis sviluppi anche una riflessione filosofica e teologica sulle rappresentazioni di Dio. Il libro invita i monoteismi ad interrogarsi sull’identità del Dio unico di cui professano la fede e a criticare, dunque a smascherare le sue immagini “demoniache” che costituiscono delle vere e proprie “patologie” della fede.
Infine, Palasciano interroga i modelli di razionalità. Il Papa emerito, Benedetto XVI, infatti, nel suo “Discorso di Ratisbona” rilevava che i contemporanei sono fortemente influenzati da una logica scientifico-tecnologica, che condiziona la loro percezione della realtà e la loro comprensione di Dio, al punto da allargare il divario tra religione e scienza. Benedetto XVI non negava alcuni effetti positivi della modernità o alcuni effetti negativi del fideismo, ma si proponeva di superare la sterile contrapposizione tra fede e razionalità moderna.
Dalle analisi condotte dai diversi accademici risulta che spetta ai teologi e ai filosofi contemporanei, appartenenti ai tre monoteismi, impegnarsi a difendere il ruolo della ragione nell’intelligenza e nell’esistenza dei credenti, sfidando e superando la mera razionalità positivistica, vero ostacolo all’allargamento dell’orizzonte della ragione.