
L’autore di “Divorare il cielo” è ritornato a Fasano in un incontro – omaggio ai luoghi da lui descritti nel suo ultimo romanzo
FASANO – Un gradito ritorno a Fasano quello di Paolo Giordano, autore di “Divorare il cielo” che è stato presentato ieri (20 febbraio) presso la masseria Narducci di Speziale. Una scelta del luogo non casuale, in quanto la storia che Giordano racconta nel suo ultimo romanzo si svolge proprio in una delle tante masserie del territorio di Speziale.
Ad introdurre l’incontro è stato il sindaco Francesco Zaccaria, che dopo i ringraziamenti di rito ha sottolineato di aver fortemente voluto l’evento, non solo per la sua ambientazione ma anche perché tra le sue pagine viene toccato un tema “caldo” come il problema della xylella che gli sta molto a cuore.
Quindi la parola è passata al giornalista Pierluigi Caroli che con una serie di domande ha dato modo all’autore di approfondire i temi del suo romanzo e alcuni aspetti della scrittura e del suo essere scrittore. A partire dalla scelta di Speziale, come luogo dove far muovere i suoi personaggi: «Gli ulivi e soprattutto l’entroterra sono stati fonte di innamoramento – ha dichiarato Giordano –. attraversare la strada deserte di Speziale durante la controra, sotto un caldo afoso, mi ha dato una vera e propria sensazione di Far West. E poi il nome, così affascinante ed evocativo». Per non parlare della scoperta di luoghi e di parole del tutto nuove, come ad esempio “lamia”.
Un romanzo dalla lunga gestazione, durata circa quattro anni, che rappresenta una specie di controcanto de “La solitudine dei numeri primi”, il suo primo libro che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Una storia, quella raccontata in “Divorare il cielo”, in cui accadono tante cose e con una voce narrante che è Teresa. Giordano a tal proposito ha spiegato che non è stato molto difficile vestire i panni e pensare come una donna, «in quanto in ogni autore ci sono più nature, e scrivere è proprio andare alla ricerca dentro di sé, di una natura differente. Lo scrittore si lascia attraversare dalle cose e attraversa le storie e per fare ciò deve mettersi in grande disponibilità. Scrivere è fare un viaggio al posto di qualcun altro e restituirlo attraverso le pagine. La scrittura, infine, permette di vivere vite “compensatorie”; per questo ho potuto fare cose che all’età che hanno i miei protagonisti non ho potuto fare.».
In chiusura di incontro al sindaco Zaccaria che, paragonando il mestiere di fare politica e quello di scrivere, gli ha domandato quanto possa essere importante usare “la parola giusta”, Giordano ha risposto: «In realtà pondero sempre attentamente le parole da usare, fa parte della mia professione in fondo. Purtroppo oggigiorno si fa un uso spregiudicato ed offensivo sdoganato dal sistema di comunicazione; l’uso smodato delle parole ne ha svalutato il senso».