
A Lama d’Antico in scena il volto più crudele della campagna di Russia
FASANO – “Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro.” È con questa frase lampante di Remarque che può essere simboleggiata una delle tante, crude, verità della guerra: l’unica a vincere, è la morte.
Un nudo orrore raccontato magistralmente ieri, 24 agosto, nel Parco di Lama d’Antico, grazie all’intenso lavoro drammaturgico svolto dalla Compagnia SenzaConfine andata in scena con “Li Romani in Russia”, testo di Elia Marcelli per la prima volta presentato in Puglia, a cinque anni dall’ultima rappresentazione.
Uno spettacolo, rientrante nella Rassegna OFF, interpretato dal magistrale David Marzi, accompagnato al suo fianco dalle musiche dal vivo eseguite dalla brillante Elisabetta Paolini (violino) e dal poliedrico Livio Calabresi (tastiere ed effetti sonori).
Marzi interpreta un testo che si avvale dell’ottava classica, a mo’ di epica greca, ma in realtà romanesca, dal semplice intercalare al vernacolare più spinto, teso ad arrivare dritto al pubblico presente. Sullo sfondo lo svolgersi dei tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale; protagonisti una serie di ragazzi romani, spediti al fronte in Russia per affrontare il nemico bolscevico tra decine di gradi sottozero e il pericolo delle pallottole.
Spinti dalla feroce illusione del regime fascista, certo ormai della vittoria contro il pericolo “rosso”, e dal vigore che la loro giovane età suggerisce, il gruppo della caserma romana della Cecchignola, formato da Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola, Remo, viene spedito nel luglio del ’41 in Russia, attraverso una lunga ed estenuante passeggiata.
Tra false illusioni, inganni clericali (Dovete amarlo il vostro nemico/basta che sparate) e madri che piangono le partenze dei propri figli, la lunga marcia si rivela ben presto una condanna a morte: nel freddo inverno oltre il Don le provviste e i vestiti invernali scarseggiano, così come l’acqua potabile e le speranze di una generazione che si vede strappato il proprio futuro.
Il paesaggio gelido diventa un “candido” sfondo all’orrore che si perpetua ogni giorno e che vede tutti, soldati e civili, coinvolti. Urla di dolore squarciano l’aria mentre infuria la bufera, è la morte che ancora una volta testimonia di come l’uomo sia l’animale più bestia della terra.
Un monologo a tratti burlesco, innocente come la vita di giovani ragazzi, ma per la maggior parte necessariamente crudo e serrato, che in settanta minuti racconta migliaia di vite negate; una storia che detta a sta maniera pare fasulla, ma solo perché è troppo vera.
Fotoservizio di Francesco Schiavone.












Al termine dello spettacolo, la direttrice della Compagnia SenzaConfine Teresa Cecere ha voluto ricordare l’intensa attività svolta negli ultimi mesi, con ben sedici “sipari” alzati e centinaia di ore passate a studiare, interpretare testi, formare ragazzi e incontrare attori. David Marzi, straordinario interprete del monologo, ci ha voluto concedere una brevissima intervista.
Un’intensa stagione quella vissuta dalla Compagnia SenzaConfine. C’è ancora fame di teatro?
Bisognava risollevare la percezione della cultura come qualcosa di vicino, semplice e accessabile. Dopo due anni di pandemia questa necessità si è acuita, dati i competitor virtuali, ma siamo felici di vedere che c’è ancora fame di teatro, e questo pubblico stasera lo dimostra.
Sei un romano trapiantato in Puglia. Quali impressioni da questi primi anni qui?
Credo che qui in Puglia ci sia un terreno fertile per la formazione teatrale; perciò, sto provando a portare quanto ho imparato in questi anni qui in Puglia perché qui la situazione diventi rigogliosa.
E noi, non possiamo che augurarcelo.


