
Si è tenuto ieri lo spettacolo nell’ambito della settimana contro la violenza sulle donne
FASANO – “Da sempre tu sei quella che paga di più, se puoi volare ti tirano giù” canta Edoardo Bennato ne “La fata”, fra le canzoni ispiratrici di quella che è stata la pièce teatrale tenutasi ieri sera (domenica 17 novembre) al Teatro Sociale.
L’incontro, avvenuto nell’ambito della settimana che porta al 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è stato organizzato dall’amministrazione comunale di Fasano, dall’assessorato alle pari opportunità e dal consorzio Ciisaf di Fasano. Il sindaco Francesco Zaccaria e l’assessore Cinzia Caroli ne hanno approfittato per ringraziare il folto pubblico presente nonostante la pioggia, ricordando che quello della violenza è un tema ancora presente e che può essere combattuto soltanto con l’educazione al rispetto.
Ad aprire lo spettacolo è stato Salvatore Cosentino, magistrato e scrittore, creatore e interprete del monologo “Eva non è ancora nata”, ispirato all’omonima canzone di Giorgio Gaber del 1978. La pièce, terza parte della “Trilogia del diritto sul palcoscenico”, già vincitrice di numerosi premi, ha avuto modo di coniugare il mondo del diritto e delle leggi con quello dell’arte teatrale, con intermezzi musicali di Edoardo Bennato.
«Che cos’ha rappresentato la figura di Eva se non la prima figura imputata per il furto di una mela, la prima persona a scatenare l’ira di Dio, una donna appunto» afferma Cosentino, ben conscio che da una figura biblica si è sviluppato un modo di pensare tipico delle società di tutti i tempi e che ha portato la donna ad essere considerata inferiore all’uomo.
E quest’ultimo si è spesso arrogato del diritto di sentirsi superiore pur dimenticando, come affermava Gaber, che viene da un ventre. Ed è stato lo stesso a produrre quello che è il codice civile e penale che – un tempo – punivano l’adulterio e consideravano lo stupro come un’offesa alla moralità, non un’offesa alla donna stessa.
Tempi difficili quelli del passato che tuttavia hanno avuto modo di ripresentarsi in maniera diversa, con la mercificazione della donna nella pubblicità o il libero insulto sul web. Spesso è proprio la parola ad uccidere.
E allora non si deve parlare di “femminicidio”, afferma Cosentino, perché nel significato la donna è ridotta a una concezione quasi animalesca. Non si deve parlare di “raptus”, un gesto inconsapevole ma che in realtà nel 70% dei casi è preceduto da vari momenti di violenza.
Ed è così che la donna velata, una bravissima Maria Lanzo, si svela e comincia a raccontare episodi di violenza morale e di violenza fisica, episodi dove la donna è stata portata all’umiliazione.
Umiliata perché più brava del marito nel lavoro o perché non riusciva ad uscire dal vortice della sottomissione che infine l’ha ammazzata.
Non mancano nella lettura teatrale cenni di ironia a rimarcare comunque una differenza esistente fra donna e uomo, una differenza che per Cosentino deve essere esaltata, perché sono i pensieri diversi che danno origine al futuro. E, soprattutto, la bellezza della donna non deve ridursi a una questione fisica, la donna deve farsi portatrice di luce e di coraggio, deve esaltare la propria intelligenza.
Ad incorniciare la serata c’è stata un’installazione artistica nel foyer del teatro grazie alla collaborazione dell’Associazione Culturale “Calliope” e dell’ ASD “Nuovo Choreos” di Fasano insieme al contributo di 10 artisti locali che hanno dipinto su tele e rappresentato dal vivo il tema della violenza psicologica.