Al Teatro Sociale “il sistema periodico” di Primo Levi chiude il Festival della Scienza

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Si è tenuto ieri sera l’evento conclusivo del festival, interpretato dall’attore Massimo Popolizio

FASANO – La materia è fatta da decine e decine di elementi chimici che con intricati legami riescano a spiegarla, a spiegare la vita. Ed è stato questo il filo conduttore della lettura teatrale de “Il sistema periodico”, regia e interpretazione di Massimo Popolizio, che ieri (27 ottobre) ha intrattenuto i presenti al Teatro Sociale nell’evento conclusivo della 2^ edizione del “Festival della Scienza”.

Quella di Popolizio è stata l’interpretazione magistrale, a tratti divertente a tratti tenebrosa, di 5 (Idrogeno, Zinco, Potassio, Fosforo e Cerio) dei 21 capitoli del libro di Primo Levi, edito Einaudi nel 1975 e definito dalla Royal Institution di Londra il miglior libro di scienza mai scritto.

La serie di racconti comincia con “Idrogeno”, il capitolo dedicato alle prime sperimentazioni del Levi studente di chimica. Una materia affascinante che lo scrittore definisce “nuvola indefinita che avvolgeva l’avvenire” e condotta in un laboratorio rudimentale, dove si sperimentavano le innumerevoli proprietà del vetro e di altri materiali. Fino all’esperimento dell’elettrolisi e alla scoperta dell’idrogeno, l’elemento che ha dato vita all’universo.

E la trama della vita del giovane torinese, laureatosi in chimica nel 1941 col massimo dei voti, continua col racconto di “Zinco” e “Potassio”. Con “Zinco” Levi racconta dei mesi in cui si cominciava la pubblicazione del “manifesto della razza”. Lo zinco è un metallo poco nobile, spesso noioso, ma che trova la sua forza nelle impurezze. Perché sono queste che danno adito ai cambiamenti, sono le impurezze come le persone ebraiche che il fascismo vuole eliminare. E sono le impurezze a dare il vita ai movimenti di resistenza al fascismo.

Con “Potassio” il chimico torinese impara a carpire le piccole differenze che ci sono fra questo metallo e il sodio, due elementi chimicamente affini ma diversi nelle reazioni che comportano: l’uno esplosivo, l’altro poco reattivo, simboli del “quasi uguale” da cui bisogna diffidare.

Il racconto di Popolizio continua con “Fosforo” e narra dell’esperienza di Levi come impiegato in un’azienda svizzera di estratti ormonali con sede a Milano. In questa bisognava produrre composti legati al fosforo, sperimentarli su conigli, e misurare il loro livello di glicemia. Ma i conigli sono diversi dall’uomo, legati al puro istinto. L’uomo è passione e dolore, come quello che prova Levi nel lasciar andare via Giulia Vineis, sua intima amica ma sentimentalmente legata ad un altro.

Infine la narrazione non può che concentrarsi su “Cerio”, sull’esperienza di Levi come prigioniero a “Monowitz”. Il cerio e i cilindretti, di cui esso è il composto principale, sono la sua salvezza. Perché da questi Levi riesce a ricavare, insieme al collega Alberto Dalla Volta, degli acciarini che rivende per guadagnarsi il pane appena per due mesi. Due mesi però sufficienti perché le truppe sovietiche liberino il campo.

“Il sistema periodico” è dunque un libro “per giovani” che tuttavia si fonda sull’esperienza: un racconto straordinario che il bravissimo Massimo Popolizio è riuscito a incarnare facendo sentire lo spettatore parte di esso e riuscendo a trasmettere l’essenza di un Levi “chimico” e “superiore”, in un mondo che fino ad allora lo aveva considerato un ebreo inferiore.

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