
Con Alessandro Daniele, figlio dell’indimenticabile cantautore, che ha presentato “Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce”, si chiude la seconda edizione della rassegna
FASANO – Una seconda edizione tutta da ricordare per LibriAmo…tra le masserie, la rassegna organizzata dal Mondadori Point di Fasano di Laura De Mola, capace di raccogliere enorme pubblico in ogni singolo appuntamento. E la chiusura ieri (28 gennaio) in un affollato Teatro Sociale ne è stata la prova. Questo quanto sottolineato da Laura De Mola in apertura di serata con i ringraziamenti di rito.
Protagonista della serata è stato Alessandro Daniele, figlio dell’indimenticabile Pino, autore di Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce, edito da Rai Libri. Ad accompagnarlo in questo emozionante e nostalgico viaggio – grazie anche all’apporto di video inediti – intorno alla figura dell’immenso cantautore partenopeo è stato il noto giornalista e critico musicale Ernesto Assante, coadiuvato dalla stessa De Mola. Quest’ultimo ha sottolineato la particolarità del libro: «È come se fosse stato scritto da tre persone differenti: il ricercatore, il figlio e il testimone diretto di alcune pagine della vita privata e artistica di Pino».
«Un libro difficile da scrivere – ha confessato Alessandro –. Sono partito dai miei ricordi, dalle chiacchierate fatte con mio padre. E poi ho dato voce a mia madre e mio zio che con lui hanno condiviso una fetta maggiore di vita. Non c’è distinzione tra l’uomo Pino Daniele e l’artista».
Così, tra un video e l’altro, tra un capolavoro e l’altro – Na tazzulella e cafè, Quanno chiove, Anna verrà e Napule è – sull’onda delle emozioni e della commozione, Alessandro ha regalato aneddoti privati e svelato lati meno noti del Pino artista. Come l’importanza del ritmo. «Lui era biografico con gli arrangiamenti, anche le parole entravano nel tessuto musicale ritmicamente. Una frase che papà ripeteva spesso era “Come parlo, canto”».
Tema centrale della produzione di Pino Daniele è stata la solitudine, probabilmente dovuta al fatto che l’artista napoletano non ha avuto un’infanzia semplice, lontano dalla sua famiglia e cresciuto da due zie, chiamate così anche se che non lo erano affatto.
Alessandro ha raccontato quindi del rapporto di Pino con la chitarra, che ha continuato a suonare e studiare ogni giorno e l’incontro con mitici chitarristi come Pat Metheny ed Eric Clapton; del suo rifiutarsi di cantare all’inizio della carriera (e invece era intonatissimo e con un impasto vocale unico), del suo interesse per il mercato estero (non per il successo in sé, ma per far conoscere oltralpe la musica mediterranea) e dell’incontro con le altre culture, che ha sempre vestito con il suo stile personale.
Poi, il primo infarto e l’obbligo da parte dei medici di proibirgli di salire sul palco. Da qui un inizio di depressione subito combattuta dalla grande forza d’animo di Pino che lo ha portato prima a scrivere per il cinema – e non poteva mancare il ricordo di Massimo Troisi, con il quale c’è stata un’affinità elettiva e una intensa amicizia – poi a suonare in piccoli club, come la Bussola di Viareggio o lo Shocking di Milano. Quindi nel 1992 il ritorno definitivo sulle scene e il primo, indimenticabile ed emozionante concerto a Caracalla.
In chiusura, rfAlessandro ha spiegato in che modo la Fondazione creata a nome di Pino Daniele, e alla quale andrà devoluta la vendita del libro presentato, intende aiutare i ragazzi che vivono ai margini della società in condizioni di disagio. Una maniera nobilissima di preservare e rielaborare l’enorme patrimonio artistico che ci ha regalato il nostro Pino.
Fotoservizio di Francesco Schiavone










