
Intervista alla studentessa fasanese Sonia Pugliese, che si fa portavoce delle paure di molti studenti
FASANO – In questi giorni gli studenti fasanesi sono tornati tra i banchi di scuola. La nostra testata giornalistica ha provato ad ascoltare alcuni di loro per scoprire le prime sensazioni di questo atteso ritorno. La studentessa Sonia Pugliese, tra malinconia e ansie future, ci racconta la paura di un secondo lockdown e la nostalgia di una normalità ormai non più così normale.
Come hai passato il periodo della quarantena?
La sera che ascoltai al tg il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dichiarare lockdown nazionale, ricordo di aver provato un senso di profonda angoscia e fu come se le pareti di casa iniziassero a stringersi attorno a me.
Devo dire però, che il periodo della quarantena è trascorso abbastanza bene, tralasciando quei giorni in cui l’ansia prendeva il sopravvento. Proprio per evitare questo, ho continuamente cercato di trovare delle distrazioni, quali lo studio, l’attività fisica, seppur in modo ridotto. Cercavo di non pensare alla brutta situazione che stavamo vivendo, sia pur mantenendomi informata sull’andamento dei contagi.
Quello che non è mancato durante il lockdown è sicuramente la forte necessità di un ritorno alla “normalità”.
Cos’è cambiato attualmente, secondo te, rispetto al periodo pre-Covid?
Il cambiamento che ho avvertito di più tra la gente è, in primis, la maggiore distanza creatasi tra le persone e anche la preoccupazione di un possibile nuovo lockdown. Questa pandemia ci ha inevitabilmente condizionato a livello psicologico. È strano dover esitare prima di abbracciare un vecchio amico o stringere la mano a qualcuno semplicemente per salutarlo, però in qualche modo è da tempo diventata la nostra quotidianità.
Quali sono le tue speranze future?
Spero che si trovi al più preso una soluzione definitiva, affinché si possa tornare a una maggiore tranquillità e a una vita che non sia limitata da quattro mura.
Una cosa che mi è mancata molto durante la quarantena è stata la scuola, che per me non è il luogo dove si passa la mattinata con la faccia sui libri mentre non sai se seguire la lezione o dormire altri cinque minuti, ma è il luogo dove si incontrano gli amici e dove se ne possono fare altri, grazie a progetti ed esperienze che nessuno potrà mai restituirci. Perciò, l’altra mia grande speranza è quella di poter trascorrere il mio ultimo anno di liceo con serenità. I dubbi e le ansie rimangono molte.
E le tue paure?
La mia paura più grande è un secondo lockdown. Che l’aumento dei contagi ci costringa, nuovamente, a tre mesi, se non di più, segregati in casa perdendo tante esperienze e tanti momenti che dovrebbero essere indimenticabili. Momenti come i cento giorni prima dell’esame, l’ultimo primo giorno di scuola, compleanni, gite e tante altre esperienze che dovrebbero far parte, come cantava Renato Zero, dei migliori anni della nostra vita. Non so se un vaccino o una soluzione verrà trovata, ma voglio rimanere speranzosa e pronta a vivere al meglio tutto ciò che mi si presenterà difronte.