
La lettera omaggio ai caduti e a chi ha portato per tutta la vita le ferite della guerra
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del sacerdote guanelliano Don Donato Lioi.
«Il 4 novembre si celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. In questa data si rende omaggio anche al Milite Ignoto, simbolo dei caduti e dei dispersi in guerra senza nome. Nel tempo, la ricorrenza è diventata un’occasione per ricordare tutti i militari caduti al servizio del Paese e quanti hanno subito le conseguenze fisiche e psicologiche dei conflitti. Mio padre Francesco faceva parte di quest’ultima schiera.
Sono andato molte volte, passando per Roma, all’Altare della Patria. Salendo quelle scale ho provato tristezza, gratitudine verso tutti i caduti e un profondo sentimento di nostalgia. Ogni gradino mi faceva pensare a mio padre, che aveva combattuto in guerra. Sento orgoglio per ciò che ha fatto, ma anche dolore per tutto quello che ha perso.
Francesco era della classe 1920. Aveva appena vent’anni quando partì per la Grecia, mandato a combattere nella Seconda guerra mondiale. Era poco più di un ragazzo del Sud, con tutta una vita davanti. Cresciuto tra tradizioni, sacrifici e senso dell’onore, era un uomo fiero, tenace e riservato, legato alla famiglia e ai propri valori, capace di affrontare le difficoltà con dignità.
Negli anni della sua giovinezza visse sotto la monarchia, attraversò il fascismo e affrontò la guerra. A ventisei anni vide nascere la Repubblica italiana. Fin da bambino era stato destinato a badare alle pecore per aiutare la famiglia. La vita, però, gli riservò un destino ben più duro: si ritrovò in una trincea, nel gelido inverno greco, con semplici scarpe di pezza e i piedi ormai congelati. Un giovane strappato alla sua terra e ai suoi affetti, chiamato ad affrontare gli orrori della guerra e a portare sulle spalle il peso del sacrificio e della sofferenza.
La guerra gli riservò un destino terribile: tornò invalido, con entrambi i piedi amputati. Da quel momento la sua esistenza fu segnata dalla sofferenza, dalla malattia e dalle difficoltà quotidiane. Dovette vivere con una misera pensione d’invalidità, nonostante il prezzo altissimo pagato. La sua vita si spense troppo presto, a cinquantacinque anni, lasciando una famiglia e dei figli senza il loro papà.
Sono Donato, suo figlio, sacerdote guanelliano, e oggi sento il dovere di ricordarlo. Non posso pensare a quel giovane partito per la Grecia senza provare una profonda commozione. Quanti sogni, quante speranze, quanta vita gli furono tolti! E quanto dolore dovette sopportare prima di lasciarci.
La guerra non finisce quando un soldato torna a casa. A volte continua nel suo corpo ferito, nella malattia, nella povertà e nel dolore dei suoi figli.
Papà Francesco, oggi ti ricordo con l’amore di un figlio e con la fede di un sacerdote. La tua vita è stata segnata dalla croce della sofferenza, ma hai saputo percorrere, con fatica, anche la strada della fede. Te ne sei andato troppo presto, lasciando un vuoto che nessuna parola può colmare. Prego il Signore perché ti accolga nella sua pace e perché nessuno dimentichi te e tutti coloro che hanno portato per sempre le ferite della guerra. Il tuo nome non è scritto nei libri di storia, ma è scritto nel mio cuore e in quello della tua famiglia.
I giovani di oggi vivono sempre connessi, tra social, tecnologia e intelligenza artificiale. Le guerre arrivano sui loro schermi in tempo reale, attraverso immagini e video che raccontano una realtà spesso difficile da comprendere. Ma il Milite Ignoto ci ricorda che dietro ogni guerra ci sono persone vere: giovani con sogni, affetti e un futuro che, troppo spesso, viene spezzato.
Possiamo essere la generazione capace di connettere il mondo, ma la vera sfida è imparare a unirlo. Perché nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire l’intelligenza del cuore. E nessuna guerra dovrebbe rubare a un giovane il diritto di sognare il futuro.
Ricordare mio padre Francesco, oggi, nel ricordo del Milite Ignoto, significa dare voce anche a tanti giovani che hanno sofferto in silenzio, lontani da casa, e che non devono essere dimenticati. La corona d’alloro del Presidente della Repubblica e dell’Italia appartiene anche a te.
Onore ai caduti di tutte le guerre!»



