
Nel ricordo del fondatore dei Servi della Carità, Don Donato Lioi richiama la storia della Casa Orfani del Sacro Cuore di Fasano
FASANO – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Don Donato Lioi.
«Il 24 ottobre ricorre la memoria liturgica di San Luigi Guanella, sacerdote e fondatore, morto a Como il 24 ottobre 1915. Nato a Fraciscio di Campodolcino, in provincia di Sondrio, il 19 dicembre 1842, fu un uomo di profonda fede e di instancabile carità verso i poveri, gli abbandonati e quanti vivevano ai margini della società. Ordinato sacerdote il 26 maggio 1866, fondò due congregazioni: i Servi della Carità e le Figlie di Santa Maria della Provvidenza. Papa Paolo VI lo proclamò beato il 25 ottobre 1964, mentre Papa Benedetto XVI lo canonizzò il 23 ottobre 2011.
Le sue spoglie mortali, insieme a quelle della beata suor Chiara Bosatta, riposano a Como nel Santuario del Sacro Cuore, noto come Chiesa della Provvidenza. La sua vita è stata una testimonianza concreta di amore, capace di trasformare la sofferenza in speranza e l’accoglienza in una missione educativa. Il suo messaggio, racchiuso nell’invito a non fermarsi finché ci sono poveri da soccorrere e bisogni a cui rispondere, continua ancora oggi a interrogare le nostre coscienze e a indicare la strada da percorrere.
A Fasano, questa eredità spirituale ha incontrato la generosità e la lungimiranza di un altro sacerdote, don Sante Perna, che nel 1934 diede vita alla Casa Orfani del Sacro Cuore, con l’obiettivo di accogliere e accompagnare i ragazzi più bisognosi del territorio. Consapevole della necessità di garantire continuità alla propria opera, don Sante si rivolse ai figli spirituali di don Guanella. Il 25 maggio 1937 affidò la Casa alla Congregazione dei Servi della Carità, dando inizio a una presenza che avrebbe segnato profondamente la storia educativa e sociale della nostra città.
Seguire le orme di questi due sacerdoti significa custodire e rinnovare un carisma che pone al centro la carità, la dignità della persona e l’attenzione concreta verso chi vive situazioni di povertà e fragilità.
Don Sante, che nascondeva sotto la sua vecchia zimarra il pane destinato ai poveri, ci ha lasciato una testimonianza di carità discreta e rispettosa: aiutare chi è nel bisogno senza mai ferirne la dignità. La sua devozione al Sacro Cuore ci richiama a un amore capace di farsi presenza, ascolto e dono.
Anche San Luigi Guanella, profondamente devoto al Sacro Cuore, ci ha trasmesso insegnamenti che rimangono una guida preziosa. Le sue celebri espressioni, “Fermarsi non si può finché ci sono bisogni a cui provvedere”, “Tutto il mondo è patria vostra” e “Pane e Signore”, esprimono una carità instancabile, che non si arrende di fronte alle difficoltà e riconosce in ogni persona una dignità da rispettare e una vita da accompagnare.
Pur appartenendo a contesti storici differenti, le opere di don Sante Perna e di San Luigi Guanella testimoniano una visione dell’umanità fondata sul Vangelo e sulla centralità della persona, in sintonia con i richiami di Papa Leone XIV alla dignità umana. Nessuna fragilità può giustificare l’indifferenza. È questo il carisma che la Casa Orfani del Sacro Cuore è chiamata a incarnare oggi e a trasmettere alle generazioni future: accogliere ogni persona nella sua interezza, promuovendone la dignità e alimentandone la speranza.
Il 24 ottobre non è soltanto una data da ricordare, ma un’occasione per rinnovare una promessa: continuare a stare dalla parte dei più fragili, con la stessa passione che animò don Guanella e la stessa generosità che spinse don Sante Perna a fondare la Casa Orfani.
A quasi novant’anni dall’arrivo dei guanelliani a Fasano, la loro presenza porta con sé una storia importante, ma anche una responsabilità verso le generazioni future. Il passato ci consegna una testimonianza, il presente ci pone nuove domande e il futuro ci chiede di non avere paura di cambiare, purché rimanga saldo ciò che conta davvero: la centralità della persona, la dignità di ogni ragazzo e la scelta di non lasciare indietro nessuno. Perché, oggi come ieri, le povertà cambiano volto, ma non cambia la missione della carità.
In questo cammino dobbiamo affrontare anche questioni complesse, come la crisi vocazionale, la presenza di sacerdoti anziani, il ruolo dei laici e la collaborazione con il Terzo settore. La diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose rende più difficile garantire la continuità di molte opere educative, pastorali e sociali. La missione della carità, tuttavia, non può dipendere esclusivamente dal numero dei religiosi: deve coinvolgere laici, famiglie, educatori, volontari e professionisti, chiamati a custodire e rinnovare il carisma ricevuto.
Un’attenzione particolare va riservata ai sacerdoti anziani, che hanno dedicato gran parte della loro vita al servizio della comunità. La loro esperienza, la loro memoria e la loro testimonianza costituiscono un patrimonio prezioso. Meritano cura, ascolto e riconoscenza e devono essere accompagnati con dignità nelle fragilità legate all’età e alla salute.
Anche la collaborazione con il Terzo settore può contribuire a costruire risposte più efficaci e durature, mettendo in comune competenze, risorse e sensibilità diverse. La sfida è creare alleanze capaci di rispondere ai bisogni delle persone e delle famiglie, senza perdere di vista l’identità e i valori che hanno dato origine alla nostra storia.
Guardiamoci negli occhi: custodire ciò che abbiamo ricevuto è importante, ma avere il coraggio di immaginare ciò che ancora manca è un atto d’amore verso la nostra comunità. Se domani dovessimo rispondere a un bisogno nuovo e urgente, realizzando un progetto educativo per i ragazzi e le famiglie, saremmo pronti a farlo? Oppure ci accorgeremmo troppo tardi di non aver saputo guardare oltre il presente?
I nuovi progetti educativi, pensati per rispondere alle nuove povertà e alle esigenze emergenti, non nascono per caso: richiedono riflessione, confronto, coinvolgimento e capacità di attualizzare il carisma ricevuto. Chi non si ferma a riflettere, non ascolta e non si mette in gioco rischia di diventare parte del problema anziché contribuire al cambiamento. Rispondere ai nuovi bisogni è una responsabilità che non possiamo delegare né ignorare.
Viviamo in un mondo altamente tecnologico, sempre più guidato dall’intelligenza artificiale. Proprio per questo dobbiamo saper coniugare innovazione e umanità, competenza e cuore, tradizione e futuro. La tecnologia può offrire strumenti preziosi, ma non può sostituire l’ascolto, la vicinanza e la relazione educativa, che restano fondamentali per accompagnare ogni persona nella sua crescita.
Così potranno aprirsi le porte al futuro della Casa Orfani di Fasano: quando religiosi, laici, volontari, istituzioni e cittadini sapranno rafforzare il loro cammino comune, con un cuore solo e un’anima sola, guardando nella stessa direzione.
Solo attraverso l’unità, la solidarietà e l’amore condiviso, con l’esempio di don Sante Perna e di San Luigi Guanella e con la guida del Sacro Cuore di Gesù, potremo contribuire a costruire un cielo nuovo e una terra nuova, alimentando una speranza che non delude.
Buon cammino».
Don Donato Lioi



