
Il commento del Disability Manager Angelo Laguardia in merito alla vicenda
FASANO – La Commissione consiliare Politiche Sociali ha fatto chiarezza sul tema dell’accesso delle persone con disabilità alla piscina comunale, distinguendo in maniera netta l’attività natatoria dai percorsi terapeutico-riabilitativi.
Nel corso dei lavori è stato ribadito che la piscina comunale garantisce l’accesso alle attività natatorie nel rispetto delle caratteristiche dell’impianto, ma non possiede i requisiti strutturali, organizzativi e professionali necessari per l’erogazione di prestazioni terapeutico-riabilitative, che richiedono strutture autorizzate e personale specializzato.
Una precisazione che Angelo Laguardia, Disability Manager, presente ai lavori in qualità di uditore, considera importante per evitare equivoci e garantire risposte adeguate ai diversi bisogni delle persone con disabilità.
«La Commissione ha avuto il merito di chiarire una distinzione fondamentale. L’attività natatoria rappresenta un’importante opportunità di inclusione e socializzazione, mentre i percorsi terapeutico-riabilitativi rispondono a esigenze sanitarie specifiche e richiedono requisiti differenti. È giusto che questi aspetti vengano tenuti distinti, affinché ogni persona possa ricevere il supporto più appropriato alle proprie necessità».
Particolare apprezzamento viene espresso nei confronti del dott. Antonio Calabrese per la proposta di elaborare un progetto finalizzato a favorire l’accesso delle persone con disabilità a strutture idonee allo svolgimento di attività terapeutiche in acqua.
«Desidero complimentarmi con il dottor Calabrese per l’iniziativa annunciata in Commissione. È una proposta che considero particolarmente significativa perché si inserisce nella stessa direzione che avevo indicato già nel luglio scorso durante il percorso di costruzione del Piano di Zona. In quella sede avevo richiamato l’attenzione sull’impatto della riforma della disabilità e sulla necessità di iniziare a programmare i servizi secondo la logica del Progetto di Vita Individuale, Personalizzato e Partecipato introdotto dal Decreto Legislativo n. 62 del 2024, che pone al centro la persona, le sue aspirazioni, i suoi bisogni e i sostegni necessari per garantirne la piena partecipazione sociale».
Secondo Laguardia, il valore della proposta non risiede esclusivamente nell’accesso alle attività in acqua, ma nel cambio di paradigma che essa rappresenta.
«Già durante il Piano di Zona avevo evidenziato che la sfida non è adattare la persona ai servizi esistenti, ma costruire i sostegni partendo dai bisogni individuali. La riforma introduce strumenti innovativi come la valutazione multidimensionale, gli accomodamenti ragionevoli e il progetto di vita, che consentono di individuare percorsi personalizzati e maggiormente rispondenti alle esigenze della persona con disabilità. Per questo motivo sono particolarmente soddisfatto nel vedere che quei principi stanno iniziando a tradursi in proposte operative concrete».
Laguardia richiama però l’attenzione anche sulle criticità ancora presenti sul fronte dell’accessibilità.
«Permangono questioni che meritano approfondimento, a partire dalle barriere architettoniche e dalla piena fruibilità delle strutture da parte delle persone con disabilità. L’inclusione non può limitarsi all’accesso formale ai servizi, ma deve garantire condizioni effettive di autonomia, sicurezza e pari opportunità».
Per il Dott. Laguardia il percorso avviato dalla Commissione rappresenta un segnale positivo perché apre la strada a una programmazione più moderna e coerente con i principi della riforma della disabilità.
«Sono felice che un indirizzo che avevo sostenuto mesi fa all’interno del dibattito sul Piano di Zona trovi oggi una concreta prospettiva di attuazione. Adesso occorre trasformare questi principi in interventi reali, capaci di offrire risposte personalizzate alle persone con disabilità e alle loro famiglie, senza perdere di vista il tema dell’accessibilità universale e della piena partecipazione alla vita della comunità».



