
Tra riti religiosi e cultura popolare, un nuovo modo di vivere la sacralità dei misteri pasquali. La rubrica
FASANO – Fin da bambini, tra le lezioni di catechismo e l’influenza dei nonni, ci è stato insegnato che il Venerdì Santo non era permesso mangiare carne, ascoltare musica o, in qualche modo, “divertirsi”, in segno di rispetto per il giorno in cui ricorre la morte di Gesù Cristo. Il Venerdì Santo, inoltre, qualche famiglia era solita riunirsi in preghiera proprio alle ore 15, momento in cui, secondo le Sacre Scritture, Gesù spirò.
Ma cosa è cambiato negli anni? I riti religiosi sono stati assorbiti dalla cultura popolare e dalla tradizione. Mangiare la focaccia, ad esempio, non rappresenta più un simbolo religioso di pasto povero, professando l’astinenza dalla carne, ma una tradizione. Tant’è che, da qualche anno, è facile trovare sul banco del fornaio, perfino la focaccia con la salsiccia o il prosciutto, andando contro quelli che erano i dettami della religione.
Anche per quanto riguarda la musica c’è stata una totale rivoluzione. La movida del venerdì prosegue come di consueto anche in prossimità della Pasqua, non fermando cocktail e dj-set.
Lo scorso anno, questo sollevò qualche polemica in città, soprattutto al passaggio delle processioni che furono “disturbate” dalla musica ad alto volume, facendo sorgere inevitabilmente un confronto con il passato in cui i commercianti abbassavano le serrande delle loro attività, in segno di rispetto.
La società è cambiata e le generazioni con lei. Le “regole” sono diventate consuetudini e la comunità è sempre più emancipata, libera da vincoli tradizionali rigidi, seguendo, invece, personali principi.
Da religioso, da ateo o da tradizionalista, ognuno è, infatti, libero di vivere l’arrivo della Pasqua secondo il proprio credo e le proprie idee, scegliendo come educare i propri figli: sentendo profondamente la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo, viverla come occasione di raccoglimento o, semplicemente, come una pausa dalla vita di tutti i giorni. Allo stesso tempo, però, sarebbe un peccato perdere i valori che ci hanno condotti fin qui. Si riterrebbe, sicuramente, più opportuno creare un incontro tra passato e presente, preservando riti e tradizioni senza rinunciare alla libertà di essere se stessi.



