Quando impareremo a rispettare Fasano (e a saper differenziare) sarà tardi

Editoriale Secondo Piano

E’ un concetto elementare, talmente elementare che non ci arriviamo

Rummato: rum-ma-to, dialettismo, agg. dispregiativo, singolare, neutro. Dicesi di persona sporca, zozza, che non ha rispetto né per se stessa né per l’ambiente che lo circonda. Neutro perché si riferisce a tutti, nessuno escluso, come tutti coloro che fanno ancora fatica a capire come differenziare i rifiuti.

E allora diciamocelo, siamo seri, a quella che a volte puo’ essere l’inefficienza di chi gestisce lo smaltimento rifiuti in un qualsivoglia paese, si unisce l’inciviltà che spesso ci caratterizza. E’ il caso di Fasano che raramente si sottrae a questo tipo di mode, e di alcuni fasanesi che si ostinano non solo a riempire i centri, le periferie e le frazioni di ogni tipo di rifiuto, ma di differenziare in casa non ne vogliono sentire parlare. Ed è incredibile pensare che – come quando si tratta di rifiuti ingombranti (lavatrici, frigoriferi, sanitari, etc) – invece di recarsi presso il centro di raccolta comunale e lasciare i rifiuti lì, in maniera totalmente gratuita, qualcuno preferisca percorrere più chilometri e abbandonare tutto in strada. Oltre al fatto che, prima di ogni altra cosa, si tratta di un reato (a controlli come stiamo messi?), pochi sembrano rendersi conto che è come sporcare casa propria. Sì, so che è difficile capirlo, ma Fasano è casa nostra. E sporcare Fasano equivale a vivere peggio.

L’ultima è accaduta ieri e ha mandato su tutte le furie l’assessore all’Ecologia, Gianluca Cisternino. Nella giornata di raccolta del secco non riciclabile (ogni sabato) è avvenuto che circa l’85% dei rifiuti conferiti ieri, 9 febbraio, fosse differenziabile. Dunque, com’è logico pensare, non era la giornata giusta per lasciarlo dinanzi alle nostre case. Ed è proprio la ditta di smaltimento rifiuti, la Gial Plast, ad essersene accorta quando ha cominciato a svuotare i camion della raccolta: l’assessore ha poi pubblicato il video sul suo canale twitter. Carta, plastica, vetro, secco (persino bottiglie piene di acqua): tutto insieme. Eppure non sembra essere difficile differenziare, separare i rifiuti. «Ci costa di più non farlo – ha sbottato Cisternino – e facciamo fatica a capirlo. Nonostante ci sia stata una risposta positiva della città con il nuovo calendario, qualcuno non ha ancora compreso che il martedì ed il sabato si rispetta la raccolta come gli altri giorni e dunque non è pensabile mettere in busta tutto quello che vogliamo. Cominceremo a non ritirare e a sanzionare.»

Lo so, è più facile puntare il dito contro chi amministra le nostre città. Si fa prima, ma non produce nessun effetto, non quello sperato. Perché se i primi “rummati” siamo noi, c’è poco da puntare il dito. Non esiste nessuna giustificazione possibile che possa portarci ad abbandonare i rifiuti per strada e a non differenziare. Rendiamocene conto, non esiste storia, nemmeno quella del “eh ma io pago le tasse”. Perché le tasse le pagano (quasi) tutti, anche quelli che regolarmente contribuiscono a rendere questo paese un po’ più civile. Possiamo pretendere un calendario migliore di questo, una gestione migliore di questa, strade più accettabili, una Tari più bassa, tutto quello che vogliamo, ma facciamolo avendo in mente che non è sporcando che otterremo qualcosa. Anzi, accadrà il contrario.

Quando abbiamo da contestare qualcosa a chi ci amministra per la raccolta rifiuti, ed è sacrosanto che accada quando ci siano tutte le motivazioni possibili per farlo (e, bene o male, qualcuna c’è sempre) assicuriamoci quantomeno di arrivarci con la coscienza pulita. La coscienza, le strade, la città e tutto quello che è nostro. Altrimenti ci toccherà anche dover stare zitti. Non è una questione politica questa: è questione di dover imparare ad essere cittadini attivi (e maturi). Prendetelo come un consiglio (per chi ancora fatica ad arrivarci). Perché il prossimo passo sarà comunicarlo con dei disegni da far colorare: io non vedo altre vie.

È elementare, no?

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