“Friday for Future”, anche gli studenti fasanesi in sciopero: «Non c’è più tempo!»

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Ieri la manifestazione studentesca per chiedere ai governi azioni concrete contro i cambiamenti climatici

FASANO – “Sveglia! Non c’è più tempo”, “Stop al cambiamento climatico prima che lui cambi noi!”, “Non esiste un piano B”, “Non dimenticate che la Terra è anche la nostra casa”. Sono questi i messaggi che gli studenti fasanesi hanno urlato a gran voce ieri mattina, venerdì 27 settembre, in occasione del “Friday for future”, il movimento studentesco nato in risposta all’attivismo di Greta Thunberg che sta portando i ragazzi di tantissime città a scioperare per chiedere ai governi azioni concrete contro i cambiamenti climatici.

Gli studenti delle scuole superiori fasanesi, partiti dai loro rispettivi istituti, hanno sfilato per le vie cittadine fino a giungere in Piazza Ciaia, dove sono stati invitati dal sindaco Zaccaria ad entrare in Municipio.

«Ci vuole un patto fra generazioni che ci impegni tutti, perché i bambini diventeranno giovani, i giovani diventeranno adulti e noi adulti diventeremo anziani: il futuro è di tutti, e dobbiamo costruirlo adesso. Forza ragazzi! – ha affermato il sindaco di Fasano insieme all’assessore alla Pubblica istruzione Cinzia Caroli, rivolgendosi ai circa 500 studenti -Noi siamo con loro senza riserve e tutti insieme impegnati nella battaglia culturale più difficile da vincere. Riusciremo a vincerla se ognuno di noi si farà carico di una piccola porzione di responsabilità».

In rappresentanza dei giovani manifestanti, lo studente liceale Mariano Cannone ha dichiarato: «Abbiamo deciso di partecipare a questa manifestazione per dimostrare che anche noi ragazzi fasanesi abbiamo a cuore questa tematica, visto soprattutto lo scarso interesse da parte degli adulti. I ragazzi hanno risposto in maniera positiva all’iniziativa, c’è stato molto interesse e molta partecipazione. Abbiamo fatto sentire la nostra voce.  Il problema persiste da anni e, a mio parere, non doveva essere una ragazzina a svegliare il mondo. Ora però tocca a noi scendere in campo e rimboccarci le maniche».

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