Laureto, la scoperta che ci riporta al tempo dell’Uomo di Neanderthal

Curiosità Rubrica Secondo Piano

Ieri pomeriggio la presentazione dei ritrovamenti a cura del direttore del Centro Speleogico dell’Alto Salento

FASANO – Sono trascorsi più di 30 mila anni dalla scomparsa dell’Homo neanderthalensis, “cugino” di noi Homo sapiens, ma i ritrovamenti in Europa continuano a regalare sorprese. Stavolta è toccato proprio al nostro territorio, alla nostra Fasano, essere testimone di un ritrovamento eccezionale.

Si è infatti tenuta ieri pomeriggio (30 giugno) la presentazione della scoperta “speleo-archeologica” nelle Grotte di Laureto a cura del Centro Speleo Alto Salento di Martina Franca il cui direttore, Silvio Laddomada, ha illustrato la scoperta ai presenti.

La grotta di Monte Rivolta, ai più conosciuta per il caratteristico presepe che d’inverno la adorna, conteneva al suo interno ossa di fauna pleistocenica, il periodo che in Europa terminò con l’ultima era glaciale più di 10.000 anni fa, e che vide la presenza dell’Uomo di Neanderthal anche in questa zona.

Non sono state trovate tracce dirette del nostro parente più prossimo (ancora), ma fortissimi indizi della sua presenza. Gli speleologi del Centro dell’Alto Salento di Martina Franca, infatti, durante la fase di aggiornamento del rilievo topografico e nel corso di alcune disostruzioni per trovare eventuali prosecuzioni della cavità, hanno fortuitamente rinvenuto alcune ossa animali fossili e il geologo prof. Eugenio Casavola, visionandoli, ha confermato la loro appartenenza alla fauna vissuta nel periodo Pleistocenico (alcuni si presentano fratturati intenzionalmente per estrarne il midollo e bruciacchiati dal fuoco).

Ai reperti faunistici risultano associati degli strumenti litici di chiara fattura musteriana, il che rende probabile l’ipotesi che nella suddetta grande caverna abbia trovato rifugio l’Uomo di Neanderthal durante i periodi di caccia decine di migliaia di anni fa.

Questa scoperta, che oggi sembra essere avallata dai reperti, venne già individuata verso la metà degli anni ’60 del secolo scorso dai professori Franco Anelli e Franco Orofino dell’Istituto Italiano di Speleologia di Castellana Grotte e dal professor Felice Lo Porto della Soprintendenza Archeologica di Puglia. Ma una campagna di scavo non fu mai eseguita e la grotta, con i suoi misteri neanderthaliani, cadde nell’oblio, fino a quando non venne trasformata in una attrazione “folcloristica-religiosa” dai proprietari dell’area.

Della scoperta, che getta una nuova luce sugli antichi “visitatori” delle nostre terre, è stata tempestivamente informata la sede centrale di Lecce della Soprintendenza di Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

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