La rubrica di Mister K: «Quando a Fasano Halloween non esisteva»

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Un racconto “semiserio” sulle tradizioni del ponte di “Ognissanti”

di Mister K

Caro direttore,

sono sempre io. Mister K! Non le nascondo che questa corrispondenza interattiva tra me, lei e i suoi utenti mi sta piacendo e non poco, motivo per cui continuerò a scrivervi finché ne avrò voglia. Questa volta scrivo a lei e ai lettori di questa testata in conclusione di questo ponte di fine autunno/inizio novembre. 

Lo chiamo così perché a dire il vero non si è ancora capito il vero nome di questo ponte, visto che c’è chi lo chiama “il ponte dei santi”, chi è più macabro e lo definisce “il ponte dei morti”, chi invece essendo più giovane lo definisce semplicemente “Halloween”. Ovviamente l’italiano, e nello specifico il fasanese (che perfettamente incarna lo stereotipo del cittadino del Bel Paese), non si è fatto sfuggire l’occasione di far polemica contro quest’americanata di Halloween, considerata una festa non appartenente alla nostra tradizione e atta soltanto ad emulare la malsana tradizione a stelle e strisce. 

Partiamo dal presupposto che la festa di Halloween non è una festa americana bensì celtica, ergo europea. Poi non riesco proprio a capire “tuttnavold” questo disprezzo nei confronti degli Stati Uniti! Com’è? Non facciamo altro che riempirci la bocca per l’America e per gli americani, per il fatto che lì si vive meglio, per il fatto che i risparmi di 20 anni li utilizziamo per andare in viaggio lì, per il fatto che da una vita siamo loro alleati in campo militare e in campo politico, e adesso invece vogliamo far “scoppiare la società” per una festa che non appartiene neanche a loro? Ma io credo di avere una risposta a tutto ciò! Questi eccessivi nazionalismi, questo richiamo all’italianità, questa paura di perdere ciò che è nostro in favore di ciò che è diverso spinge la popolazione a questa mentalità di chiusura verso ogni cosa proveniente da oltre i nostri confini nazionali.  D’altro canto, gli italiani “veri” cercano di difendere la propria stirpe nelle sedi opportune: sui social.

Io, data l’età, non ho mai festeggiato Halloween ma non ho mai impedito ai miei figli di farlo, a patto però che prendessero questa festa come un’occasione di divertimento e di spensieratezza e non come una scusa per mettere la città a ferro e a fuoco, indisturbati. Sì, perché il germe vandalico è insito nell’individuo sin dalla tenera età e non aspetta altro che sfogare la sua vena anarchica in occasioni come queste, quando il volto travisato viene visto come un’azione normale. A dire il vero quest’anno gli è andata male, dato il numero di pattuglie in giro per la città in questi giorni. Ma generalmente negli ultimi anni, a Fasano, il fenomeno vandalico ad Halloween pare essersi attutito: giusto qualche uagnunastro con qualche petardo, nulla più. 

Venti anni fa invece la situazione era completamente diversa. La città era un campo di battaglia e dopo le 20:00 sembrava ci fosse il coprifuoco. Io stesso, dopo la mia consueta passeggiata in piazza, chiudevo la macchina in garage (visto che una volta me la ritrovai impastata ben bene con uova e schiuma spray) e rimanevo a casa perché tra le strade di Fasano, bande di teppistelli si sfidavano a suon di uova, manganelli e lotta corpo a corpo. Non c’era uno scopo preciso, l’importante era menarsi mazzate o lanciarsi qualsiasi tipo di oggetto, anche petardi, e la mattina seguente purtroppo si faceva la conta delle vittime… e delle dita! D’altronde i tempi erano quelli che erano e la generazione che li ha preceduti riuscì a dargli un esempio addirittura peggiore viste le cronache di quei tempi e il risultato era quest’ orda di “uappetidd” che si credevano i padroni della città.

 Lo ricordo come se fosse ieri: poteva essere l’ottobre del 2003 o del 2004. Alle 4:00 suonò il campanello. Io mi sarei dovuto alzare due ore dopo per andare a lavoro e, non appena aprii gli occhi, fui immediatamente propenso a definirlo “dei morti” quel ponte e non di Halloween e sono sicuro avrete capito il perché. Andai a vedere chi fosse a quell’ora della notte e dalla videocamera mi apparve un volto mascherato. Al mio “Chi è?” rispose la voce di un ragazzetto forse quattordicenne, con una voce ancora puerile, che non era stata ancora cambiata del tutto ma che aveva il tono di uno che si voleva già atteggiare da grande: “Dolcetto o scherzetto?”. Ebbi un attimo di titubanza ma lui prontamente rincarò la dose: “OH! DOLCETTO O SCHERZETTO?” MI venne spontaneo rispondere “mi hai svegliato alle 4 di notte, non è già questo lo scherzetto? Ce m’à ffé cchiù ormai!”. Non feci in tempo a finire la frase che uscì dal giubbotto una bomboletta spray e mi oscurò subito la telecamera. I suoi compari uappetedd finirono il lavoro: mi imbrattarono il portone di casa di uova e farina e poi scapparono. Praticamente se mi avessero pestato a sangue mi avrebbero fatto meno male!

Fortunatamente questa suburra ha riguardato la nostra città per una brevissima epoca storica. Quando ero ragazzo io il ponte di cui sopra era chiamato di “Ognissanti” e le cose erano completamente diverse! In questi due giorni, Halloween non esisteva e si festeggiava san Martino. In questi due giorni, si osservavano momenti di riflessione. In questi due giorni, non si lavorava per passare il tempo completamente in famiglia. In questi due giorni, si viveva di massimo rispetto per i santi e per i defunti. In questi due giorni. Negli altri 363 poi, si ritornava a bestemmiarli regolarmente.

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