Nabil Bey e Gianni Lenoci, connubio magico tra simbolismo, spiritualità e improvvisazione

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I due artisti si sono esibiti al Parco Rupestre di Lama d’Antico nel primo degli spettacoli nei luoghi d’arte organizzati da Fasanomusica

FASANO – La musica ha il potere di cucire strappi culturali che solo in apparenza sembrano differenti e inaccostabili, grazie ai fili invisibili delle emozioni. Emozioni che sono e saranno sempre universali, in barba ad ogni sentimento separatista e razzista. E quello che Nabil Bey (voce storica dei Radiodervish) e il talentuoso pianista di fama mondiale Gianni Lenoci, hanno offerto nel concerto dal titolo “Mutawassitia” ne è l’esempio. Un viaggio in parte immaginario, tra simbolismo, spiritualità e improvvisazione.    

Il concerto, che si è tenuto ieri (11 luglio) presso il Parco Rupestre di Lama d’Antico, grazie anche alla collaborazione con la Fondazione San Domenico, è il primo degli appuntamenti della mini-rassegna di spettacoli nei luoghi d’arte, appendice estiva del già ricco cartellone 2018-2019, approntato da Fasanomusica.

Un connubio magico di “mediterraneità” (l’equivalente in italiano del titolo del concerto), di parole, di suoni e musica; un continuo fluire tra Occidente e Oriente grazie a sperimentazioni, sempre raffinate e dal risultato sorprendente, tra folk, jazz e melodie arabe. Ad aprire, l’assolo al piano di Lenoci con una sua composizione dal titolo “Fagan” che ha introdotto “Asmar”, seguita da “Beki” e da un brano della tradizione arabo-andalusa, “Lamma Bada”. Successivamente il duo ha proposto una fusione di due brani, “Requiem for madness” di Silo e “Mbira”, sempre composta da Lenoci, quindi “Ahwak” seguita da un assolo di Lenoci e da Nabil che ha interpretato la delicatissima “Birds”.

Per concludere tre canzoni: la celebre “Les feuilles mortes” composta da Jacques Prevert, “Le temps de vivre” scritta da Georges Moustaki e infine un omaggio al grande Domenico Modugno con la meravigliosa “Cosa sono le nuvole”. 

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