Il fascino ambiguo di Veronica Pivetti conquista Fasano

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Strabiliante prova dell’attrice milanese, protagonista della commedia “Vicktor und Vicktoria”

FASANO – Berlino anni trenta. Susanne Weber, attrice e cantante di provincia, squattrinata e affamata di cibo e di una scrittura, incontra il napoletano Vito Esposito, collega d’arte e di sventura. Sarà prprio lui a proporle un lavoro “en travesti” ed altamente ambiguo: fingersi un uomo per esibirsi al cabaret travestito da donna. L’idea risulterà vincente e farà la fama di Susanne che da ora in poi si chiamerà Vicktor e che oltre ai successi seminerà anche molte attenzioni da parte degli ammiratori. Tra questi, il conte von Stein, ammaliato dall’androginia di Vicktor (o di Vicktoria?), che finirà per metterla in crisi. Intanto la situazione politica interna precipita.    

Questa è la trama di “Vicktor und Viktoria”, andato in scena ieri (28 febbraio) al Teatro Kennedy di Fasano nell’ambito della Stagione di Prosa 2018-2019 organizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. La commedia, ispirata liberamente al film del 1933 diretto da Reinhold Schunzel, è stata riscritta da Giovanna Gra e diretta da Emanuele Gamba.

Protagonista assoluta Veronica Pivetti, perfetta nel doppio ruolo di Vicktor e di Vicktoria. Una strabiliante prova di recitazione dell’attrice milanese, formidabile nel passare dalle femminili vesti, buffe e maldestre (a cui ci ha abituati in televisione) ai panni maschili, raffinati, sobri e rigorosi. Cantando in maniera divina, peraltro.    

Bravi i due coprotagonisti, Yari Gugliucci nei panni farseschi di Vito Esposito e Giorgio Borghetti in quelli del tenebroso conte von Stein, e gli attori nei ruoli secondari: Pia Engleberth (la scaltra impresaria von Purkentin), Roberta Carocci (la strampalata ballerina di fila) e Nicola Sorrenti (l’attrezzista filonazista Gerhardt).

Uno spettacolo spumeggiante, dalle belle canzoni e dall’allestimento sontuoso che oltre a dare una severa sferzata alle surreali ideologie naziste (emblematica la frase sul pannello calato sul finale dall’alto: “Chiunque veda e dipinga un cielo verde e un pascolo azzurro, dovrebbe essere sterilizzato”) ha rivelato il puritanesimo di una società bacchettona capace di giudicare solo dall’apparenza. E in questo, purtroppo, non siamo molto lontani dalla realtà odierna.  

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